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Assolto dall’accusa di omicidio colposo

Assolto dall’accusa di omicidio colposo “Incidente verificato per colpa della strada”

La sentenza della Corte d’appello: responsabilità della sp 160

Assolto dall’accusa di omicidio colposo “Incidente verificato per colpa della strada”

Ci sono voluti più di sette anni per scrivere nero su bianco, quello che era sotto gli occhi di tutti i comuni mortali. Cioè che la strada provinciale 160 tra Nicolosi e Ragalna è una strada killer. Furono le pessime condizioni della strada, in particolare l’asfalto e la mancanza di un muretto di protezione nel tratto in cui avvenne l’incidente, ad “uccidere” Salvatore Cunsolo, il pensionato di 78 anni deceduto in seguito alle ferite riportate in uno scontro frontale con un’altra auto, l’8 febbraio del 2008, in prossimità della curva pericolosa vicino al cimitero di Ragalna.

 

E’ questa la presumibile traduzione del dispositivo della sentenza con la quale i giudici della prima sezione della Corte d’appello hanno assolto Domenico Tudisco, l’automobilista di 43 anni, accusato dell’omicidio colposo del pensionato «per non aver commesso il fatto». Tudisco, nel 2013, era stato condannato ad un anno e quattro mesi di reclusione dal giudice monocratico del Tribunale (esisteva ancora la sezione distaccata di Belpasso). L’incidente si era verificato di mattina. Cunsolo viaggiava in direzione Nicolosi, Tudisco dalla parte opposta. Quest’ultimo nell’affrontare la curva, sotto la pioggia, perse il controllo della macchina e andò a scontarsi con l’auto di fronte (entrambi guidavano una Volkswagen Polo). Cunsolo ebbe la peggio: la sua auto si “infilò” proprio nel punto in cui mancava la protezione laterale della strada (perlatro in quelle condizioni perché il paracarro era stato sfondato da alttri mezzi coinvolti in precedenti incidenti) e finì giù nella scarpata ribaltandosi da un’altezza di 5-6 metri.

 

Morì il 13 febbraio successivo in ospedale. Finora il responsabile della sua morte era stato Tudisco e il pg aveva chiesto anche in appello la sua condanna. Ma i giudici hanno stabilito che furono le pessime condizioni della strada a causare l’incidente. Le motivazioni della sentenza (non ancora depositate) spiegheranno quali argomenti hanno convinto i giudici, ma una cosa è certa, il processo ha riportato in primo piano le conclusioni del perito nominato dal Tribunale che aveva già sottolineato come la causa maggiore del sinistro fosse da imputare «alla vetustà del manto stradale» e «all’assenza delle protezioni sul ponte». Elementi sui quali ha insistito l’avvocato di Tudisco, Dario Fina, il quale ha fatto anche rilevare come il suo assistito viaggiasse ad una velocità consona commisurata (dato accertato dai carabinieri).

 

Di chi è a questo punto la colpa della morte di Cunsolo? Curiosamente, la Provincia, l’Ente territoriale competente della gestione della Sp160 non è mai stata citata in giudizio e questo nonostante in quel tratto si fossero verificati altri incidenti mortali. Di più. L’ammodernamento della sp 160 proprio in quel punto, è stato più volte annunciato, ma non è stato mai fatto nulla. La famiglia della vittima è stata risarcita dall’assicurazione e non si è costituita parte civile, ma a questo punto è probabile che adirà in sede civile contro la Provincia. Cosa preannunciata anche dal legale di Tudisco.

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