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Palermo, Dia sequestra 0,8 mlnal commercialista dei boss

Palermo, Dia sequestra 0,8 mln al commercialista dei boss

Si tratta di Giuseppe Acanto, 55 anni, ritenuto legato alla famiglia mafiosa di Villabate. È stato anche deputato regionale nella lista del Biancofiore / VIDEO

Palermo, Dia sequestra 0,8 mln al commercialista dei boss

La Direzione Investigativa Antimafia, in esecuzione di un provvedimento della Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, ha sequestrato beni mobili ed immobili, rapporti bancari e il capitale sociale di una serie di aziende con sede in città e in Provincia intestate al commercialista Giuseppe Acanto, 55 anni, ritenuto legato alla famiglia mafiosa di Villabate. Il valore del patrimonio sequestrato è di circa ottocento milioni di euro. Durante la notte sono state eseguite una serie di perquisizioni nelle aziende di Acanto.

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L’indagine è stata coordinata dal procuratore aggiunto della Dda di Palermo, Dino Petralia. Ad Acanto Sono state sequestrate 25 aziende, auto conti correnti, fondi di investimento, immobili. Aveva diverse case a Trento, a Villabate a Misilmeri e in provincia di Ascoli Piceno. Il commercialista è stato deputato del Biancofiore all’Assemblea regionale siciliana, voluto dall’allora presidente Salvatore Cuffaro. Primo dei non eletti, era entrato nel 2004 a sala d’Ercole al posto del maresciallo dei carabinieri Antonino Borzacchelli, finito in carcere. Gli investigatori del centro operativo Dia di Palermo hanno scoperto che Acanto gestiva un vero e proprio tesoro di mafia dal suo studio di commercialista: beni e società per un valore di 780 milioni di euro.

 

Beni che dovrebbero appartenere alla famiglia mafiosa di Villabate. Acanto era finito in diverse inchieste sin dalla vicenda di Giovanni Sucato, il cosiddetto “Mago di Villabate”, coinvolto in una colossale operazione di riciclaggio che consisteva nel ricevere prestiti dietro interessi che facevano persino raddoppiare il capitale. Il pentito Francesco Campanella aveva accusato Acanto di essere stato votato dai boss ed era stato indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, prima che l’inchiesta si chiudesse con un’archiviazione. Le sue aziende spaziano dalle imprese edili ai prodotti petroliferi, dall’ortofrutta all’assistenza agli anziani.

 

«Ma i suoi beni - dice Riccardo Sciuto, capo centro Dia di Palermo - non sono compatibili con i suoi guadagni ufficiali. Siamo risaliti a Giuseppe Acanto nel corso delle indagini sul mercato ortofrutticolo di Palermo. Le scritture contabili di alcune aziende finite nell’inchiesta erano tenute dal commercialista».

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