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Gela, lite al Parco della Legalitàfinisce a colpi di fucile e pistola

Gela, lite al Parco della Legalità finisce a colpi di fucile e pistola

Arrestate dalla polizia quattro persone e altre tre denunciate: prima il diverbio, poi la prima spedizione punitiva e la successiva vendetta. Solo per miracolo non ci sono state vittime / VIDEO 1 / VIDEO 2

Gela, lite al Parco della Legalità finisce a colpi di fucile e pistola

Un banale diverbio fra alcuni giovani di Gela è degenerato in una sorta di faida familiare, a colpi di armi da fuoco, che, dopo nove mesi dall’accaduto, ha portato la polizia all’arresto dei quattro principali responsabili e alla denuncia a piede libero di altri tre complici.

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Le manette sono scattate per due pastori, i fratelli Massimiliano e Stefano Trubia, rispettivamente di 21 e 20 anni, che sono stati rinchiusi in carcere, mentre agli arresti domiciliari sono finiti il loro antagonista, Francesco Carfì, di 22 anni, disoccupato, e il nonno materno di quest’ultimo, Rocco Cinardi, che lo ha spalleggiato nella vendetta, fornendo il proprio fucile da caccia legalmente detenuto. Per tutti l’accusa, a vario titolo, è di tentato omicidio in concorso, detenzione di armi e munizioni e minacce. I provvedimenti sono stati emessi dal gip del tribunale di Gela, Veronica Vaccaro, su richiesta del procuratore, Lucia Lotti, e del sostituto, Laura Seccacini, nell’ambito di un’operazione denominata “Revenge”.

 

Secondo le indagini della polizia, lo scontro iniziale tra i fratelli Trubia e Francesco Carfì (che ebbe la peggio) avvenne la sera del 7 agosto dello scorso anno, per ironia del destino nel “Parco della legalità”, all’interno del quartiere Settefarine. Carfì, tornato a casa, organizzò una pronta rappresaglia spalleggiato dal patrigno, di 44 anni, dal fratello, 17enne, da un cugino di 16 anni e dal nonno, Rocco Cinardi, che, uscendo di casa sparò un colpo del suo fucile per controllare che funzionasse.

 

Fu l’anziano a consegnargli l’arma per sparare ai Trubia quando li incrociarono nella zona del parco. Ma i colpi non andarono a segno e il quintetto fuggì in macchina. I due pastori, a loro volta, reagirono e, armati di pistola e fucile, si recarono in casa di Carfì, in via Giusti, dove trovarono il patrigno davanti alla porta. Stefano Trubia sparò un colpo di fucile, che sfiorò il bersaglio, mentre la pistola di Massimiliano si inceppò.

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