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L’Expo alla sicula: tarantelle e showcooking

L’Expo alla sicula: tarantelle e showcooking per dimenticare il flop del Cluster Bio­Med

Un giorno in piazza Sicilia ­ Cipolla siciliana, la puzza che piace

L’Expo alla sicula: tarantelle e showcooking per dimenticare il flop del Cluster Bio­Med

MILANO. “Teglie di pizza e pane cunzato per zittire le liti tra politici”: titolava così ieri mattina l’edizione milanese del Corriere della Sera in un pezzo dedicato al Cluster BioMediterraneo di Expo2015. «E pazienza se il governatore Rosario Crocetta ha annunciato la sospensione delle attività del cluster Bio– Mediterraneo: negli stand siciliani dello spazio funziona tutto», recitava l’articolo. E anche ieri, giorno del dopo conferenza congiunta in quel di Palermo, nella quale – in perfetto stile “tarallucci e vino”– si sono consumati passi indietro e poderose strette di mano tra il presidente Rosario Crocetta, l’assessore all’Agricoltura Nino Caleca e il commissario unico del Cluster Dario Cartabellotta (peraltro ancora commissariato), negli spazi del cluster a guida siciliana «funzionava tutto». Naturalmente con la solita confusione sicula. Che, però, a onor del vero non è che risparmi molti degli altri padiglioni o l’intera organizzazione.  

 

Dalla segnaletica ai parcheggi, dagli ascensori fuori uso agli operai che lavorano sui tetti, dalle cucine dei ristoranti ancora non allestite fino alle biglietterie automatiche dei treni ancora da collegare, l’Expo non è un esempio di perfezione: l’importante (per tutti, ma non per la Sicilia) è minimizzare. Perché anche gli inconvenienti e i cambi di programma possono diventare opportunità. Ieri, per esempio, al Cluster BioMediterraneo sarebbe dovuto essere il giorno dello show–cooking degli chef Lorenzo Munaro e Lucio Bernardi di Lipari. E, in effetti, lo è stato. Ma con quattro ore di ritardo rispetto al programma. A sparigliare carte è stata la visita negli spazi dell’Egitto del cluster del ministro dell’Industria egiziano Mounir Fakhry Abdel Nour, e relativo show dedicato ai sapori di quella terra.

 

La “protesta”, plateale e ben poco silenziosa, del Gruppo cantori popolari delle Isole Eolie è stata quella di improvvisare una chiassosa parata a base di tarantella e musica sul Cardo, la strada sulla quale si affacciano Palazzo Italia, l’Albero della vita e tutti i padiglioni regionali di casa nostra, con sosta e spettacolo (replicato, come da programma, anche oggi) davanti piazzetta Sicilia. Il risultato è stato un più che nutrito capannello di persone che scattavano foto, filmavano e applaudivano e che, alla fine dell’esibizione, sono state invitate a raggiungere il Cluster. «Uno spettacolo molto bello», dicono due donne giapponesi piuttosto deluse, invece, dal resto dell’esposizione. «Ci aspettavamo di più», confessano. Lo stesso è il pensiero di Marinella, bergamasca in visita all’Expo con l’amica siciliana, ma trapiantata a Novara, Mariangela. «Uno spettacolo caratteristico e vivace», sottolineano, «molto diverso rispetto alle esposizioni che si trovano all’interno degli altri padiglioni: troppo didascaliche e affidate a schermi che trasmettono video che sono poco emozionanti e spesso poco inerenti ai temi di Expo».

 

Un’analisi precisa visto che il fine ultimo di ognuno dei padiglioni è quello di vendere il proprio cibo tipico. E se poi non è esattamente locale, poco importa. Nel Cluster del riso, aperto da appena qualche giorno, uno dei luoghi di ristoro è gestito da un ristorante indiano milanese. «Ma la cucina non è ancora completa: non è arrivato ancora il forno e ci stiamo arrangiando », ammette il titolare. Nel Cluster BioMediterraneo, invece, si continuano a sfornare pizze e pane a prezzi popolari, e nell’occasione della visita istituzionale egiziana anche una teglia celebrativa che, in serata, sarà recapitata (ci dicono) al ministro egiziano in persona.  

 

Va decisamente peggio al mercato allestito in uno degli spazi del Cluster. Sono pochi i prodotti in vendita (olio, creme, tonno, croccantini e manna), non sono esattamente a buon mercato, e lo spazio è piuttosto buio. Nello stesso locale è ospitato l’alberello di Pantelleria del maestro Michele Cossyro, vicino al quale qualcuno ha abbandonato un bagaglio.  

 

Intanto, in attesa che arrivi il wi–fi, che venga implementata la copertura del palco, arrivino le sedie e installata la segnaletica necessaria vista la posizione del Cluster (che, però, non è mai stata una novità), basterebbe poco a rendere tutto un po’ più godibile. Qualche hostess agli ingressi del padiglione a invitare la gente soprattutto al termine dello spettacolo dell’Albero della Vita, a due passi dal Cluster, che richiama un po’ di gente al suono del jovanottiano “Ombelico del mondo”. Perché tutti pensano di esserlo, ma in un Expo che raccoglie 146 Paesi, a maggior ragione, nessuno lo è. E tutti i Paesi sono impegnati a “vendere” al meglio la loro mercanzia, dal momento che anche i visitatori sembrano considerare l’esposizione come un grande luna park o una sagra di paese, piuttosto che, come avrebbe dovuto essere, un luogo di riflessione.

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