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L’omicida: «L’ex amante di mia figlia ci aveva minacciati»

L’omicida: «L’ex amante di mia figlia ci aveva minacciati»

L’omicida: «L’ex amante di mia figlia ci aveva minacciati»
GIARRE - Nella piccola e tranquilla frazione collinare giarrese di San Giovanni Montebello capannelli di anziani e giovani commentano a bassa voce quell’inatteso “delitto d’onore” che ha scosso una intera comunità. Ieri pomeriggio tapparelle chiuse nell’abitazione della vittima, in via Meda, un silenzio surreale e avvolgente, in via Etna, nel luogo teatro dell’efferato delitto. Nel centro storico di San Giovanni Montebello, un agglomerato di appena 3mila abitanti, gli anziani, appollaiati sulle panchine della piazza sulla quale si affaccia la chiesa San Giovanni Battista, visibilmente increduli, quasi infastiditi dal clamore di una notizia che ha sconvolto una comunità dove non succede nulla di eclatante, non riescono a spiegarsi il motivo di una tragedia che poteva essere evitata. In molti conoscono sia la vittima, il 48enne Vincenzo Patanè che l’omicida, Isidoro Garozzo, 64 anni, infermiere in pensione, con la passione della caccia e dell’agricoltura. Gente per bene, dicono in tanti. La storia extraconiugale? Il solito chiacchiericcio tipico da borgata, commentano alcuni conoscenti di Patanè.   Del resto, Enzo, così come lo conoscevano in paese, parlava poco della sua vita privata e non si confidava con nessuno. In paese, davanti al bar “Etna” di viale Trinacria, chiuso per lutto (il titolare è il cognato della vittima), un gruppo di lavoratori descrive la vittima come una persona taciturna che, da quando si era sposata, si vedeva molto meno in paese. Si fermava qualche minuto al bar. Poi casa e lavoro. Aveva, però, l’hobby delle auto d’epoca elaborate. Amava frequentare qualche officina, nella vicina frazione giarrese di Macchia, per via della sua smisurata passione per le auto da corsa. Ogni tanto correva in qualche cronoscalata a bordo della sua inseparabile Fiat 600.   Intanto, relativamente alla tormentata relazione extraconiugale tra la vittima e la figlia 40enne di Isidoro Garozzo, si apprendono nuovi particolari inquietanti. Episodi raccapriccianti che sono stati svelati venerdì sera dall’omicida, nel corso del lungo interrogatorio nella caserma dei carabinieri di Giarre, con il magistrato titolare delle indagini, Agata Raffaella Vinciguerra, alla presenza dei propri legali, gli avvocati Francesco e Lucilla Trombetta. Il pensionato ha raccontato che, dopo i continui soprusi subiti, era terrorizzato dall’idea che l’amante della figlia potesse attuare delle pesanti ritorsioni personali, avendolo individuato come il responsabile indiretto del fallimento di quella storia sentimentale clandestina.   Alcuni giorni prima dell’omicidio, la vittima, Vincenzo Patanè - stando alla tesi dei legali dell’omicida - avrebbe affrontato il pensionato, lo avrebbe minacciato pesantemente, riferendogli di avere picchiato la figlia e che non avrebbe esitato a dargli una sonora lezione. In un’altra occasione, invece, Vincenzo Patanè - sempre secondo quanto ha riferito l’omicida al magistrato - avrebbe minacciato pesantemente l’amante davanti ad uno dei tre figli in tenera età.   Quanto alle reiterate azioni di stalking che la donna avrebbe subìto dopo l’interruzione della burrascosa relazione sentimentale, alcuni episodi sono stati volutamente denunciati ad un centro antiviolenza di Catania e non alle forze di polizia in loco, in quanto era necessaria la massima riservatezza in quanto il marito della donna era all’oscuro di tutto. Il pensionato ha infine precisato che prima di esplodere i colpi di pistola avrebbe avuto una breve colluttazione con la vittima e, quando si è accorto che questi si accingeva ad aprire lo sportello della propria Bmw, il pensionato, temendo che potesse prendere un’arma (più volte la vittima lo aveva minacciato riferendogli che lo avrebbe colpito con un’ascia), d’impeto ha estratto dalla tasca dei pantaloni la pistola e ha esploso in sequenza cinque colpi, 4 dei quali hanno attinto al torace l’idraulico.   Intanto, i legali di Garozzo fanno sapere che quasi certamente domani dinanzi al gip, è in programma l’udienza di convalida dell’arresto e che solo dopo decideranno quale strategia difensiva portare avanti. Probabilmente solo dopo l’udienza di convalida sarà effettuata l’autopsia sul corpo di Vincenzo Patanè, anche se, si apprende, nella sala mortuaria del Cannizzaro di Catania, dove si trova attualmente la salma, è stata già eseguita una prima ispezione cadaverica.

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