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Strage di Catenanuova, cade muro d’omertà

Strage di Catenanuova, cade muro d’omertà Quattro arresti per evitare vendetta su teste

”Colpi di kalashnikov in piazza per educare il paese”
Strage di Catenanuova, cade muro d’omertà Quattro arresti per evitare vendetta su teste
Quattro persone sono state fermate dai carabinieri di Enna e Catania, su provvedimento della Procura della repubblica – Dda di Caltanissetta per i reati di omicidio, associazione mafiosa ed altre gravi ipotesi di reato nell’ambito delle indagini sulla cosiddetta strage di Catenanuova (Enna) del luglio del 2008. Una quinta persona è ricercata. I militari hanno eseguito un provvedimento di fermo emesso della Procura della Repubblica, Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta. I fermati sono Giovanna Maria Salvo, di 42 anni, Santo Strano, di 49, entrambi di Catania, Matteo Salvo, di 52, e Nunzio Di Marco, di 42, entrambi di Catenanuova. L’operazione di stamane è scaturita dall’esigenza di impedire rappresaglie al figlio minorenne, affidato alla stessa Giovanna Salvo, di uno degli imputati per la strage di Catenanuova, che nei giorni scorsi ha reso dichiarazioni accusatorie nei suoi confronti e di altre persone. Per l’imputato oggi era programmato l’esame davanti la Corte di Assise di Caltanissetta. Giovanna Maria Salvo e Santo Strano sono indagati per l’omicidio, avvenuto il 23 maggio 2012 di Prospero Leonardi e il tentativo di omicidio ai danni di Angelo Drago e per aver diretto ed organizzato in tempi diversi, tra il 2010 ed il 2012, un’associazione mafiosa collegata al clan Cappello, costituita ed operante a Catenanuova. Matteo Salvo e Nunzio Di Marco sono indagati, insieme con Santo Strano, per la cosiddetta strage di Catenanuova del 15 luglio 2008, cioè per l’omicidio di Salvatore Prestifilippo Cirimbolo, il tentativo di omicidio del fratello di quest’ultimo, Maurizio, il ferimento di cinque persone avvenuto il 15 luglio del 2008 e per aver fatto parte dell’associazione mafiosa collegata al clan Cappello costituita ed operante a Catenanuova. Con l’operazione di stamane si completa il quadro delle responsabilità per la strage di Catenanuova. Secondo quanto accertato, la spedizione, che portò all’omicidio di Salvatore Prestifilippo Cirimbolo, era diretta a punire non solo la vittima, ma anche il fratello Maurizio ed alcune persone di un paese limitrofo ai quali i due fratelli si sarebbero rivolti per avere aiuto contro i catanesi e che il sabato precedente l’omicidio avevano minacciato gli esponenti del clan Cappello, ai quali, fino a pochi mesi prima Salvatore Prestifilippo Cirimbolo ed i suoi sodali dovevano rendere conto. L’uccisione di Prospero Leonardi ed il ferimento di Angelo Drago sarebbero stati la reazione al loro tentativo di riconquistare per conto di Cosa Nostra di Enna il paese di Catenanuova, che in quel periodo era controllato Santo Strano e Giovanna Salvo. Secondo quanto accertato, Prospero Leonardi, prima di essere ucciso, avrebbe preso contatti con esponenti mafiosi di altri centri, avrebbe avvisato della sua nuova leadership alcune persone sottoposte al pizzo ed avrebbe intimato agli esponenti del gruppo avverso di ritirarsi e di lasciare alla sua organizzazione il controllo del territorio, confidando in un appoggio delle famiglie di Cosa Nostra catanesi che invece non si concretizzò. Gli investigatori hanno anche accertato che la spedizione che portò all’uccisione di Salvatore Prestifilippo Cirimbolo è stata messa a segno con metodi idonei a suscitare clamore ed assoggettamento nel paese, come a voler dare un “esempio”, ossia mediante l’ utilizzo di un fucile automatico Kalashnikov nei pressi di un bar affollato nel centro del paese. L’urgenza del provvedimento è scaturita dall’esigenza di operare prima di dover rendere nota la circostanza che dichiarazioni auto ed etero accusatorie sono state rese nei giorni scorsi da uno degli imputati per la strage di Catenanuova, per il quale era programmato l’esame davanti la Corte di Assise di Caltanissetta proprio per la giornata odierna. Infatti sono emersi preoccupanti segnali di possibili rappresaglie dirette a colpire un figlio minore di questo indagato, affidato alla stessa Giovanna Salvo, nel caso di una qualsiasi collaborazione con la giustizia da parte dello stesso.

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