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L’ultima del ministro libico: “Sui barconi

L’ultima del ministro libico: “Sui barconi arriveranno anche i terroristi dell’Isis”

Ma gli 007: “Solo propaganda”

Ma gli 007: “Solo propaganda”. La Ue discute di accoglienza

L’ultima del ministro libico: “Sui barconi arriveranno anche i terroristi dell’Isis”

BRUXELLES. L’Italia è «pronta a intervenire» per fermare i trafficanti di esseri umani e Matteo Renzi non esclude l’ipotesi di bombardare i barconi nei porti libici. Il premier lo ribadisce mentre prende forma la missione militare europea contro i “nuovi schiavisti”, per la quale resta però “indispensabile” una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Ma intanto, a quanto si apprende a Bruxelles, «tutti vogliono partecipare» e l’Italia ha già proposto un capo militare (l’ammiraglio di divisione Enrico Credendino, già alla guida dell’Operazione antipirateria nel Corno d’Africa) e messo a disposizione un quartier generale a Roma, che potrebbe essere il Comando operativo di vertice Interforze (Coi) di Centocelle. E oggi la Commissione europea presenterà la nuova strategia che – tra l’altro – imporrà la suddivisione di quote di richiedenti status di protezione internazionale tra i 28. Intanto il punto più controverso resta «il meccanismo di distribuzione» per quote percentuali che verranno assegnate a ciascun Stato membro. Nel documento ci sarà invece una cifra sui reinsediamenti in Ue dei richiedenti protezione dai Paesi terzi. L’Unhcr chiede che siano 20mila l’anno, fino al 2020. Inoltre, potrebbe anche essere ufficializzata l’estensione del raggio di stazionamento dei mezzi dell’operazione Triton dalle attuali 30 alle 50 miglia marine, favorendo così operazioni di soccorso e salvataggio più efficaci. Tobruk ha lanciato un nuovo allarme terrorismo rivolto all’Italia: un ministro del governo libico, quello riconosciuto a livello internazionale, ha avvertito che sui barconi di immigrati «nelle prossime settimane» si infiltreranno terroristi legati all’Isis. «È solo propaganda», è il commento che arriva dall’intelligence e dall’Antiterrorismo italiano che accolgono queste affermazioni con scetticismo. Mentre il leader della Lega Matteo Salvini chiede al premier Renzi e al ministro Alfano: «Fermate gli sbarchi subito se non volete essere corresponsabili e complici di eventuali attentati in Italia». «L’Italia sperimenterà l’arrivo non solo di poveri emigranti dall’Africa ma anche di barconi che trasportano Daesh (Isis) », ha detto il ministro dell’Informazione libico, Omar al Gawari. Le infiltrazioni verso «Malta e l’Italia», avverranno «attraverso i porti dominati da Fajr Libya», la coalizione di milizie filo–islamiche al potere a Tripoli e nella parte ovest della Libia, quella più vicina alla Sicilia. «L’esercito e i responsabili libici hanno informazioni in proposito», ha sostenuto Gawari. Le sue parole però sono state accolte con «scetticismo» dall’intelligence e dall’Antiterrorismo italiani. Del resto, è la considerazione di 007 ed investigatori, se militanti dell’Isis volessero arrivare in Italia non lo farebbero certo usando barconi sottoposti ai controlli delle autorità italiane dopo il salvataggio. Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha spiegato che, sebbene nessuno possa «escluderlo», «non c’è una prova» che ci siano terroristi infiltrati fra i migranti. Le parole del ministro libico suonano dunque più come una sollecitazione all’Italia a rompere con la sostanziale equidistanza che la comunità internazionale sta osservando rispetto a Tobruk e a Tripoli per agevolare la mediazione dell’Onu volta alla formazione di un governo di unità nazionale referente unico nella lotta all’Isis e all’emigrazione clandestina. Gawari chiede a Roma di tornare ad appoggiare solo Tobruk. Il ministro è tornato quindi a ribadire un’annosa richiesta: quella di revocare l’embargo sulla fornitura di armi per poter vincere sul terreno il confronto con Tripoli e Misurata: «Le Forze armate libiche devono essere ben equipaggiate per far fronte all’emigrazione clandestina» e combattere il terrorismo, è la motivazione. Una richiesta accompagnata però da una velata minaccia: se l’Italia non appoggerà concretamente Tobruk con una politica autonoma da quella americana «non deve sorprendersi» se poi verrà «rimpiazzata» da russi e cinesi nel settore petrolifero.

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