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Catania, Ferrari e Porsche sequestrate a “nullatenenti”

Catania, Ferrari e Porsche sequestrate a “nullatententi”

Primi provvedimenti di Riscossione Sicilia dopo la denuncia degli 800 maxi evasori siciliani. Il presidente Fiumefreddo: «Si sequestrano i beni e così si restituisce alla collettività ciò che si voleva evadere»

Catania, Ferrari e Porsche sequestrate a “nullatententi”

PALERMO - Riscossione Sicilia ha proceduto oggi al fermo amministrativo di 3 Ferrari e 2 Porsche Carrera a Catania. Le 5 automobili risultavano in uso a “nullatenenti”, personaggi che dichiaravano al Fisco di non possedere alcunché ma poi si potevano permettere il Ferrari Testarossa o l'F131. Un’altra persona, una donna di Viagrande, con un debito con il Fisco di oltre 80 milioni di euro, è stata segnalata ai Carabinieri di Catania per accertamenti. Gli uffici di Palermo della società esattoriale hanno invece chiesto al Prefetto la revoca del permesso di soggiorno per un cittadino straniero: un arabo che risulta avere un’esposizione di 9 milioni di euro con il Fisco. L’ufficio di Agrigento ha avviato la procedura di recupero a carico di un cittadino che risulta collegato ad un’azienda che gestisce articoli per l’infanzia il cui debito ammonta a circa 200 milioni di euro.

 

«Riscossione Sicilia con la task force appena istituita ha iniziato il suo nuovo corso - commenta Antonio Fiumefreddo, presidente di Riscossione Sicilia -. Si fermano e si sequestrano i beni e così si restituisce alla collettività ciò che si voleva evadere. È ammirevole lo sforzo di dipendenti e dirigenti della società che sono in prima linea. I fatti parlano. Avanti tutta senza guardare in faccia nessuno».  

 

Questi sono i primi provvedimenti di Riscossione Sicilia dopo che la società ha diffuso i numeri sull’evazione fiscale in Sicilia, indicando in un documento consegnato anche alla Procura di Palermo una lista con 800 nomi di grandi evasori. Il dossier con parte degli 800 nomi di presunti evasori fiscali è ora sul tavolo del Procuratore di Palermo Francesco Lo Voi che al momento si occupa personalmente del caso. «Ci sono nomi eccellenti, anche peronsaggi pubblici», aveva detto Crocetta la scorsa settimana quando sollevò la questione.  

 

«Gli identikit degli evasori sono due - aveva invece spiegato il presidente di Riscossione Sicilia Antonio Fiumefreddo ha continuato -. Chi dichiara ma evade e non paga perchè è sicuro che la riscossione non lo raggiungerà mai oppure chi non dichiara del tutto. Si tratta di un tipo di evasione simile a quella del resto dell’Italia. L’altra tipologia, più inquientante, è quella dei soggetti che appaiono come prestanome, nullatenenti con un carico fiscale che in qualche occasione supera singolarmente i 50 o i 60 milioni di euro. Il che significa che dietro c’è un’attività di riciclaggio. I settori esposti - ha aggiunto Fiumefreddo -, ortofrutta, ittico, trasporti, movimento terra, onoranze funebri, sono purtroppo comparti della cosiddetta economia siciliana che per esperienza processuale sono ad altissima infiltrazione mafiosa. Riscossione Sicilia farà quello che la legge consente di fare, ossia chiedere sequestri e confische per equivalente e dare finalmente questo denaro al socio, cioè alla Regione, per reinvestirlo in attività sociali e servizi. È una Sicilia in cui pochissimi evadono moltissimo e alla fine a pagare sono sempre i cittadini onesti».

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