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L’Italia e il ricordo di Giovanni Falcone

L’Italia e il ricordo di Giovanni Falcone Mattarella a Palermo, Renzi: non dimentico

Ventitre anni fa la strage di Capaci: iniziative in tutto il Paese

Ventitre anni fa la strage di Capaci: 40.000 studenti in piazza VIDEO

L’Italia e il ricordo di Giovanni Falcone Mattarella a Palermo, Renzi: non dimentico

PALERMO – «Garantire la Costituzione significa affermare e diffondere un senso forte della legalità» aveva detto nel suo discorso di insediamento il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, precisando come la lotta alla mafia e alla corruzione fossero “priorità assolute”. E proprio il Capo dello Stato, che nella lotta a cosa nostra ha pagato un prezzo altissimo, perdendo il proprio fratello, Piersanti, ucciso il 6 gennaio del 1980 mentre era presidente della Regione Siciliana, oggi per la prima volta è in aula bunker a Palermo per a salutare i tantissimi ragazzi arrivati a Palermo da Europa, Vietnam e Stati Uniti.  

 

Quello nell’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo, luogo diventato simbolico nella lotta alla mafia, è il momento più istituzionale delle tante iniziative previste nel 23° anniversario della strage di Capaci. Qui, dove l’autostrada fu sventrata da quella che venne definita una ‘tecnica libanese’ utilizzata da cosa nostra, a essere massacrati sono stati il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, gli agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. Il premier Matteo Renzi questa mattina in tweet ha citato tutte le vittime della strage con l’hashtag #ionondimentico”.  

 

Anche quest’anno, su iniziativa del Miur e della Fondazione Falcone, la memoria si è rinnovata nel presente, con le testimonianze che si sono alternate fino a mezzogiorno. «Quella di oggi è una occasione importante - aggiunge Mattarella - non solo perché rinnova ogni anno il ricordo di Falcone e Borsellino ma rinnova l’impegno a procedere nella strada indicata. La cerimonia è stata ulteriormente arricchita dalla firma di un documento importante che, mi auguro, rafforzerà nelle scuole l’educazione alla legalità e la conoscenza della nostra Costituzione».  

 

Il presidente ha poi rivolto un appello ai giovani: «la battaglia per la legalità e per la Costituzione, cari giovani, può esser vinta perché è nelle nostre mani. Noi possiamo ripulire e rendere chiaro quello sfondo torbido, su cui il cancro criminale ha costruito la propria ricchezza e il proprio potere, derubando tanta gente di opportunità, di futuro e di vita». Mattarella è intervenuto, inoltre, sulla “questione meridionale”, secondo il presidente della Repubblica, «senza un investimento nell’innovazione nel Sud, e nei suoi giovani, la possibilità stessa di un nuovo sviluppo sostenibile sarà molto indebolita anche nel resto d’Italia.  

 

E’ intervenuto anche il presidente del Senato, Pietro Grasso, giudice a latere nel maxiprocesso del 1986 e tra gli estensori della sentenza che inflisse oltre 2600 anni di reclusione. «Furono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino a volere che il maxiprocesso a Cosa nostra si celebrasse a Palermo e non a Roma. La prima ipotesi - ha detto - è che il giudizio si svolgesse a Roma dove si celebravano i maggiori processi contro il terrorismo. Ci fu anche un incontro con Liliana Ferraro del ministero della Giustizia. Io ero presente perché ero stato già designato come componente della corte. Proprio in quella occasione Falcone e Borsellino dissero no. Siamo giudici palermitani, spiegarono, e il processo si deve svolgere a Palermo».

 

Ai giovani Grasso ha detto ancora che Falcone e Borsellino non vanno considerati come eroi ma come magistrati che hanno fatto il loro dovere. «Per noi erano dei fuoriclasse: ci hanno insegnato un metodo per affermare la legalità. Si sappia sempre che con la legalità si vince».   

 

Con loro il Guardasigilli, Andrea Orlando, che a margine della cerimonia ha detto: «Dopo l’approvazione della legge sugli ecoreati e sull’anticorruzione, credo che nell’arco dei prossimi tre-quattro mesi possiamo portare a casa una legge che ci consenta di rafforzare la capacità di aggredire i beni mafiosi e di aumentare le tutele delle vittime della criminalità organizzata», il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone, il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, la presidente della commissione antimafia Rosi Bindi, il presidente della Corte dei Conti, Raffaele Squitieri, il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura Giovanni Legnini, il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Rodolfo Maria Sabelli, il presidente dell’associazione nazionale Partigiani d’Italia, Carlo Smuraglia e la professoressa Maria Falcone.     

 

Oltre alla cerimonia istituzionale nell’aula bunker, circa 40 mila ragazzi sono scesi in sette piazze in tutta Italia, da Milano a Corleone, per ricordare con incontri, cartelloni e spettacoli il sacrificio di Giovanni Falcone e di tutte le vittime della mafia.   «Le piazze unite in un solo coro per la legalità sono la fotografia di un Paese che dice con chiarezza da che parte vuole stare – ha detto il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini – e di una scuola che sa di avere un ruolo chiave nell’educazione alla legalità e lo esercita con passione e grande impegno. Un impegno di cui ringrazio profondamente i nostri insegnanti».    

 

I due cortei che da via D’Amelio e dall’aula bunker, sono confluiti davanti all’Albero Falcone dove, alle 17.58, ora dell’eccidio, un trombettiere della polizia di Stato ha suonato il Silenzio e le migliaia di persone presenti - ragazzi, magistrati, scout - sono esplose in un applauso.   

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