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Muos, il console Usa a gamba tesa

Muos, il console Usa a gamba tesa «Ora più attenzione e meno pazienza»

Colombia Barrosse: «Gli accordi internazionali vanno rispettati»

Muos, il console Usa a gamba tesa «Ora più attenzione e meno pazienza»

CATANIA. La faccenda del Muos? «Viene seguita con molta attenzione dalla Casa Bianca», la stessa che «mi auguro ci sarà da parte del governo italiano», nell’ambito di «un rapporto di alleanza storico e solido». Sullo stop al sistema satellitare da parte della giustizia «c’è ottimismo che la verità e il lavoro e la pazienza verranno a galla per chiarire le cose e a rimuovere gli ostacoli». Ma adesso la strategia americana non sarà soltanto attendista, perché «nella misura in cui gli ostacoli dovessero ancora continuare, ci sarà più attenzione e molto meno pazienza». Ma soprattutto «bisognerà trovare una diversa soluzione». Così parlò, a muso duro - nonostante il sorriso perennemente friendly nel corso della lunga intervista - il console generale degli Stati Uniti a Napoli, Colombia Barrosse.

 

- Console, sul Muos in Sicilia non è andata come avevate previsto...

«Allora, io vengo, come governo americano. Faccio riunioni con i governi nazionale, regionale, locale. Produco certificati e dati, firmo accordi... Tutto quello necessario per far partire l’impianto. Poi, dopo qualche anno, un piccolo gruppo di persone pensa di sfasciare tutto: questo certificato non è valido, questa cosa non è buona per la salute... È una speculazione, che non ha fondamento logico, né scientifico. Una speculazione dove ci sono agende politiche, antiamericanismo, antimilitarismo... ».

- Insomma, l’America non accetta la protesta della Sicilia...

«Non è così. In una democrazia bisogna discutere, approfondire. Abbiamo anche coinvolto le scuole della zona, per fare informazione corretta e per superare gli stereotipi: dicono che i siciliani sono tutti mafiosi, così come parlano degli americani come imperialisti. Sono false entrambe le cose. Le racconto un episodio. Una scuola di Niscemi doveva fare una visita a Sigonella, dove ci sono militari americani ma anche italiani. Ebbene, un gruppo di questi attivisti No Muos sono andati a scuola a intimidire i ragazzi, i professori e il preside dicendo: “Non dovete andare”. E la scuola ha cancellato la visita. Questa non è differenza di opinione, ma intimidazione».

- Si rende conto della gravità delle sue affermazioni? In fondo i No Muos rappresentano i siciliani che sono contrari...

«Ci saranno sempre persone contrarie, qualsiasi cosa noi diremo o faremo. Inizialmente abbiamo fatto qualche errore di comunicazione, ma da due anni tutto è chiaro e limpido per la popolazione. La propaganda può liberamente dire: “Non mi piacciono gli americani, né i militari”. Ma un’altra cosa è manipolare il processo giuridico, sfruttando la paura della gente, su una base non fattuale, non scientifica e non logica per poter arrivare a un fine politico che non è positivo per la comunità regionale. E che non ci sia questa sincerità di motivazioni lo dimostra l’intimidazione nella scuola di cui parlavo prima. Non si può dire agli studenti: “Non parlate con gli americani, perché se andate da loro siete pure voi dalla parte dei cattivi”. Questa è una manipolazione da parte di poche persone, alcune delle quali non sono nemmeno siciliane, che vogliono dire di no per essere per farsi un’immagine pubblica».

- Ci dica la verità: vi siete pentiti, della scelta del Muos a Niscemi?

«Diciamo che è la scelta iniziale è diventata difficilissima da sostenere. Perché queste speculazioni tengono in ostaggio un progetto per il quale, nel sito di Niscemi, sono stati spesi finora 63 milioni di dollari più un indotto complessivo di 210 milioni di euro ogni anno, fra l’installazione e Sigonella. Noi abbiamo fatto le cose in regola, abbiamo seguito tutti gli standard. Ad esempio, abbiamo aggiunto una misura, il monitoraggio, che non è presente negli altri siti americani. Ignorano queste cose. La prossima settimana, le 40 antenne satellitari di Niscemi saranno sottoposte a una manutenzione normalissima. Cose di ruotine. Ma vedrà che qualcuno arriverà sospettando che stiamo facendo chissà cosa lì dentro, mentre stiamo solo cambiando le lampadine e la tintura... ».

- Da come parla sembra che lo stop al Muos dipenda soltanto dai No Muos. Ma ci sono stati numerosi interventi della giustizia amministrativa e persino due sequestri della Procura di Caltagirone.

«Voglio che sia chiaro che noi rispettiamo le leggi e le procedure italiane, oltre che il diritto di fare indagini e di tutelare la salute dei cittadini. Ma per me sin dall’inizio il governo italiano non doveva considerare il Muos come un tema da trattare in corti giuridiche di livello regionale perché si tratta di una materia di interesse nazionale, oggetto di un trattato internazionale. Si devono garantire i patti, non si possono cambiare le regole del gioco».

- Cosa succederà se il Cga il prossimo 8 luglio darà l’ultima stoccata al Muos?

«Noi non ci poniamo domande al condizionale: siamo convinti che questa decisione sarà corretta. Renderà giustizia a tutto quanto concordato e soprattutto alla verità: il Muos è sicuro. Dopo il Cga c’è il Consiglio di Stato, ma è un gran problema. Si deve andare sempre al prossimo passo, al prossimo livello. Prima di rinunciare dovremo per forza percorrerli tutti».

- Allora il Muos sarà oggetto di un confronto bilaterale Roma e Washington?

«Non solo, questa è una questione globale. L’Italia è un partner importante, un nostro alleato, e svolge un ruolo molto importante. Quella fra Italia e America non è un rapporto occasionale, come un uomo e una donna che s’incontrano una notte al bar. Il nostro è un rapporto storico, consolidato nel corso dei decenni. Non si gioca con questo, ma ci si comporta come chi vuole investire per far durare al meglio questo matrimonio. ll governo italiano dica che questi sono accordi nazionali per la sicurezza del Paese e con questi accordi non c’entra la Regione».

- Prevedete un eventuale risarcimento danni se il Muos a Niscemi non dovesse partire?

«Il Muos di Niscemi doveva partire in primavera del 2015, adesso ci sono stati degli interventi di manutenzione per non farlo andare in malora. Si deve calcolare l’attesa, i contratti stipulati e poi scaduti, i soldi spesi inutilmente, finora oltre 60 milioni. Ma poi ci sarebbero anche i danni dovuti alla mancata attivazione e alla necessità di trovare un nuovo sito dove ricominciare tutto daccapo. È una cosa molto seria, speriamo di non dover mai arrivare alla richiesta di danni».

- Il sistema satellitare complessivo è “zoppo” senza Niscemi?

«Senza il Muos di Niscemi tre quarti del globo sono comunque coperti. E allora potreste dirmi: okay, comunque ne resta fuori solo un quarto. Ma in quel quarto ci sono il Mediterraneo, in Nord Africa e il Medio Oriente. Una parte delicatissima per l’immigrazione e per il terrorismo che minaccia Roma e l’Italia». - Ma chi non lo vuole dice che il Muos è un sistema di guerra. «Non è vero. Ogni cosa può essere utilizzata per il bene o per il male. II Muos non spara e non lancia razzi. Il Muos è un sistema di comunicazione. Può permettere anche a un dottore di telefonare in mezzo al deserto e dire: “Sono qui, c’è un problema”».

- Eppure ci sono migliaia di cittadini che non lo vogliono. E delle mamme preoccupate per la salute dei propri figli.

«Io su queste cose non posso dire bugie. Sono madre anch’io, mia figlia ha compiuto 15 anni due settimane fa. E se pensassi che a Niscemi ci fosse davvero un minimo problema per la salute come potrei andare dalle Mamme No Muos a dire bugie e poi tornare da mia figlia ed educarla ai principi dell’onestà e della lealtà? Come posso dire, da madre, a un’altra madre che si preoccupa della salute dei propri figli “tutto va bene” se io non ne sono davvero sicura? ».

- Molti siciliani si sentono esposti anche agli attacchi dei terroristi per la presenza della base Sigonella.

«Parliamo di ladri: il ladro va a rubare in una casa in cui c’è un cane da guardia o in una dove non c’è? Va dove non c’è. In questo senso, pur non minimizzando la preoccupazione di alcuni siciliani, se non ci fosse Sigonella io da siciliana mi sentirei più insicura».

twitter: @MarioBarresi

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