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Aragona, tragedia delle Maccalube

Aragona, tragedia delle Maccalube Svolta nell’inchiesta: ci sono tre indagati

A settembre morirono due fratellini sepolti dall’esplosione di un vulcanello

I gestori della Riserva accusati dell’omicidio colposo dei fratellini

Aragona, tragedia delle Maccalube Svolta nell’inchiesta: ci sono tre indagati

AGRIGENTO - La Procura della Repubblicadi Agrigento ha iscritto sul registro degli indagati tre persone nell’ambito dell’inchiesta sulla morte, avvenuta lo scorso 27 settembre, di due bambini travolti dall’esplosione di un vulcanello nella riserva naturale delle Macalubbe ad Aragona. Gli indagati, accusati di omicidio colposo plurimo in concorso sono il presidente regionale di Legambiente, nonché direttore della riserva, Domenico Fontana, del dipendente del sito naturalistico, Daniele Gucciardo e del dirigente regionale responsabile delle aree protette Francesco Gendusa. L’iscrizione sul registro degli indagati segue il deposito di una perizia disposta dalla Procura nella quale sarebbero emerse una serie di carenze in ordine alla messa in sicurezza della riserva.  

La tragedia accadde il 27 settembre scorso. I due bambini erano insieme al padre che li aveva portati alla Riserva per festeggiare il compleanno del maschietto. Improvvisamente la terra cominciò a tremare, ci fu un’esplosione e si sollevò una colonna di fango di 40 metri che seppellì i due bambini. Il padre venne trascinato via e salvato dalla Protezione civile. La bambina fu ritrovata subito, mentre il corpo del fratellino fu recuperato solo in serata.  

GLI INDAGATI: «CE LO ASPETTAVAMO» «La mia iscrizione nel registro degli indagati e quella dell’operatore della riserva, Daniele Gucciardo, oltre che del dirigente regionale responsabile delle aree protette, non ci sorprende, ce lo aspettavamo da tempo. Siamo consapevoli di come, di norma, vicende così tragiche si sviluppano dal punto di vista giudiziario. Resta intatto il nostro sincero dolore per la morte dei fratelli Laura e Carmelo Mulone». Così Mimmo Fontana, presidente regionale di Legambiente Sicilia, ha commentato la notizia degli avvisi di garanzia. «Abbiamo contribuito sin dal primo istante all’accertamento della verità, fornendo all’autorità giudiziaria tutto quanto in nostro possesso, e continueremo a farlo. Siamo assolutamente tranquilli e certi di potere dimostrare la nostra estraneità ai fatti contestati - conclude Fontana - perché abbiamo sempre fatto tutto il possibile per ridurre i rischi connessi alla fruizione della natura all’interno delle riserve regionali che gestiamo come Legambiente».

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