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Emergenza sanità e medici in fuga al Cara di Mineo

«Farmaci e servizi carenti soprattutto per i minori», ma per la Croce Rossa è tutto sotto controllo

Emergenza sanità e medici in fuga al Cara di Mineo

MINEO - Lunghi tempi d’attesa per le visite ambulatoriali, medicinali spesso razionati e somministrati anche 15 giorni dopo la prescrizione, ambienti non sempre idonei, visite specialistiche urgenti talvolta rimandate. C’è un’emergenza salute per i migranti ospiti nel Cara di Mineo? Sì, secondo alcune fonti sanitarie interne che confermano in gran parte il dossier messo nero su bianco da Medu (Medici per i diritti umani), organizzazione umanitaria che ogni venerdì entra con i suoi volontari nel centro d’accoglienza più grande d’Europa, con oltre 3mila richiedenti asilo ospitati. No, secondo i rappresentanti locali di Croce Rossa Italiana, che gestisce tutti i servizi sanitari del Cara in Ati “verticale”, cioè in autonomia dal raggruppamento d’imprese vincitore dell’appalto triennale da 100 milioni finito nella bufera giudiziaria, per un importo che si aggira sul 7% rispetto al fatturato del consorzio “Nuovo Cara Mineo”, a quasi 2,5 milioni l’anno.

 

Le voci sui presunti disservizi si rincorrono da tempo, già cristallizzare nel “Rapporto sulle condizioni di accoglienza” realizzato da Medu. «Il sovraffollamento della struttura di Mineo rende difficile garantire a tutti gli ospiti un’assistenza sanitaria adeguata», si legge nel documento datato maggio 2015. «Alcuni ospiti seguiti da Medu - è una delle criticità denunciate - hanno dichiarato di aver passato giorni a fare file interminabili per aspettare di essere visitati da un medico senza rientrare nel numero di pazienti visitabili quel giorno». E ancora: «Alcuni ospiti hanno indicato come fonte di disagio il fatto che i medici cambino da un giorno all’altro costringendoli a dover spiegare la propria malattia ripetute volte».

 

L’organizzazione lavora a un nuovo report. Contattati da La Sicilia, i responsabili di Medu hanno ritenuto opportuno non fornire aggiornamenti sui dati raccolti ogni settimana.

 

Ma da fonti mediche apprendiamo che il quadro, dopo due anni, non sarebbe cambiato. Tanto più che un pediatra dell’Asp, in trincea da sei anni al Cara, ha ufficializzato la sua «indisponibilità a proseguire tale incarico», perché sarebbero venute meno «le motivazioni e le condizioni sanitarie per una sana gestione della salute dei piccoli ospiti di Mineo». Una pesante denuncia. Alla quale, oltre alla richiesta di anonimato, segue la consegna del silenzio. Ma dentro il centro di accoglienza di contrada Cucinella c’è chi racconta di alcune delle disfunzioni segnalate negli ultimi tempi dal medico dimissionario, in relazione ai circa 150 bambini in cura. Dai farmaci razionati per i bambini, alla convivenza ravvicinata fra l’ambulatorio pediatrico e la sala della terapia aerosol dove vengono curate decine di malati di tubercolosi, fino alle anguste dimensioni della sala d’aspetto riservata a mamme e bambini, senza nemmeno una sedia.

 

Ci sarebbero stati anche due casi, negli ultimi tempi, a determinare la rottura del rapporto. Il primo riguarderebbe un piccolo paziente con ustioni di secondo e terzo grado: nonostante la richiesta di trasferimento al Centro grandi ustioni, sarebbe stato invece trasportato a Caltagirone e sottoposto a sommaria medicazione dopo una lunga attesa. Il secondo episodio coinvolgerebbe un altro minore cardiopatico, pronto ad andare in Norvegia con la sua famiglia. Dopo la prenotazione, ottenuta personalmente dal pediatra, di un’ecocardiografia da uno specialista, il consulto sarebbe saltato «perché non si trovava il bambino».

 

Tutti racconti da confermare, ovviamente. Ma, al di là dei singoli episodi, dai vertici locali di Croce Rossa Italiana arriva una totale smentita rispetto all’allarme sulla salute dei migranti. «Tutte le ispezioni ricevute al Cara - rivendica Stefano Principato, presidente del comitato della Cri di Catania - hanno dimostrato la qualità dei servizi sanitari e un livello di attenzione alla salute della persona al 100%»

 

Ancora più dettagliato è il quadro fornito da Serena Leotta, direttore sanitario di Cri al Cara di Mineo. «Non c’è alcuna criticità nell’approvvigionamento dei farmaci. Garantiamo, oltre a quelli di routine, anche quelli specialistici con tempestività e in quantità adeguata, senza badare a spese». Anche sull’adeguatezza delle risorse umane c’è una totale rassicurazione: «Nell’ambulatorio per adulti lavorano a turno 20 medici, più 5 infermieri e 6 autisti. In loco ci sono due ambulanze, con relativo personale, 24 ore su 24. E anche nella struttura pediatrica, affidata a medici Asp, c’è la garanzia di servizi di qualità, senza fra l’altro gravare sui professionisti per la somministrazione delle terapie, affidata a nostro personale anche a domicilio se necessario». Insomma, «anche svestendoci dalla divisa della Croce Rossa», sostiene il direttore sanitario, «quella all’interno del Cara di Mineo è un’esperienza virtuosa e positiva che non può essere messa in dubbio da non meglio identificati problemi personali».

 

Twitter: @MarioBarresi

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