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Liberato il medico etneo Ignazio Scaravilli

Liberato il medico etneo Ignazio Scaravilli per 5 mesi ostaggio dei jihadisti in Libia

Il governo al lavoro per riportalo a casa il prima possibile

Il governo al lavoro per riportalo a casa il prima possibile

Liberato il medico etneo Ignazio Scaravilli per 5 mesi ostaggio dei jihadisti in Libia

CATANIA  - Ignazio Scaravilli, il medico catanese sequestrato in Libia il 6 gennaio scorso da un gruppo armato di jihadisti, è stato liberato con il concorso delle autorità di Tripoli ed è in buone condizioni di salute. Secondo ambienti dell’Unità di Crisi della Farnesina in contatto con gli altri apparati dello Stato, Il connazionale è ora a Tripoli in attesa di tornare in Italia. Secondo il giornalista dell’Huffington Post, Andrea Purgatori, che ha rivelato in anteprima la notizia della liberazione Scaravilli si trova presso gli uffici delle autorità di Tripoli “per gli adempimenti di rito”, in attesa di poter “rapidamente” tornare in Italia dopo cinque mesi dal sequestro, anche se ancora le autorità italiane non sarebbero riuscite a mettersi direttamente in contatto con lui. La Farnesina è ora al lavoro nel riserbo più assoluto per riportare a casa il prima possibile il medico etneo, citato anche dal Capo dello Stato Sergio Mattarella nel suo discorso di insediamento il 3 febbraio scorso. Il connazionale dovrebbe rientrare in Italia nel giro di un paio di giorni.  

 

Il medico è un ortopedico di 70 anni, specialista in chirurgia della mano. Per anni ha lavorato a Padova e ora ha uno studio a Paternò, in Sicilia. Del medico catanese non si hanno notizie dal 6 gennaio 2015, quando ha concluso il turno di lavoro all’ospedale di Dar Al Wafa, a Tripoli. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo contro ignoti per sequestro di persona con finalità di terrorismo e affidato le indagini al pm Sergio Colaiocco.  

 

Secondo l’esclusiva di Purgatori sull’Huffington Post, Scaravilli sarebbe stato liberato una settimana fa ma poi trattenuto in segreto dalle autorità di Tripoli che in cambio del suo rientro avrebbero preteso dall’Italia il pieno riconoscimento politico del governo filo-islamico, al pari di quello che Roma ha concesso al governo di Tobruk. Ma questa versione al momento non trova conferme ufficiali.  

 

Sul suo sito, il medico aveva spiegato i motivi che lo hanno spinto a partire per la Libia, cioè la volontà di aiutare i pazienti a superare le sofferenze e recuperare la libertà di movimento. Uno sempre pronto a partire il medico catanese, come ha fatto per il terremoto in Friuli. Di sicuro non è un tipo spericolato, assicura chi lo conosce bene. Se non si hanno più notizie di lui quindi qualcosa non va. Secondo l’ex collega del dottor Scaravilli, Giampiero Avruscio, il medico catanese «era andato in Libia per organizare un ospedale, per darsi da fare e dare una mano sul fronte medico, era un grande organizzatore, nnamorato del suo lavoro. Una persona assennata, e poi non sapeva l’arabo e non conosceva nessuno».

 

La moglie: «Sono troppo agitata, non posso parlare»

«Per il momento sono troppo agitata. Non sono in grado di parlare. Dovete scusarmi ma io per il momento non sono in grado di fare nessuna conversazione. Sono contenta. Posso non essere contenta di una notizia del genere? Però sono troppo agitata». Queste le prima parole della moglie di Ignazio Scaravilli, contattata al telefono da diversi cronisti non appena si è diffusa la notizia della liberazione.  «Mi dovete scusare - ha concluso la donna - ci sentiamo un altro giorno. Lasciatemi riassettare un po' i battiti cardiaci».

 

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