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Cara di Mineo, la gita romana degli indagati

Cara di Mineo, la gita romana degli indagati con Odevaine che li fa entrare al Viminale

Trema la “rete” siciliana dell’uomo nero di Mafia Capitale - FOTO

Trema la “rete” siciliana dell’uomo nero di Mafia Capitale - FOTO

Cara di Mineo, la gita romana degli indagati con Odevaine che li fa entrare al Viminale

Scene di “famiglia” tratte da un esterno capitolino. A poche ore da una riunione al ministero dell’Interno, il 29 luglio 2014. Alle 10,30 Luca Odevaine (anima nera di “Mafia Capitale”, in carcere per corruzione aggravata) parla con i suoi collaboratori Gerardo Addeo e Marco Bruera negli uffici della Fondazione INteGrazione. «Stanno per arrivare quelli di Mineo e andranno direttamente al Viminale». Roma-Mineo: un asse di ferro per la gestione dei centri per migranti. “Parlano” le carte dei magistrati, stavolta “parlano”, parlano anche le fotografie dei Ros - pubblicate da Huffington Post - tratte da alcuni “allegati” dell’indagine romana. Nove scatti di una “gita” romana di alcuni rappresentanti del centro di Mineo. Alle 11, davanti alla “Caffetteria Mori”, in piazza del Viminale 18, si trovano Giovanni Ferrera (direttore del Consorzio “Calatino Terre d’Accoglienza), Anna Aloisi (sindaco di Mineo e presidente del Consorzio), Marco Aurelio Sinatra (primo cittadino di Vizzini e presidente dell’Assemblea dei sindaci di “Calatino Terra d’Accoglienza), Paolo Ragusa (presidente del consorzio Sol. Calatino). Odevaine, Ferrera, Aloisi, Sinatra e Ragusa sono cinque dei sei indagati dalla Procura di Catania con l’ipotesi di reato («imputazione provvisoria», hanno scritto i pm nell’avviso di garanzia) di turbativa d’asta e turbata libertà del contraente.  

 

Non c’è l’indagato eccellente: Giuseppe Castiglione, sottosegretario all’Agricoltura, che all’epoca di queste foto non è più il presidente del Consorzio.  

 

«Insieme con altri due personaggi non identificati, chiamati “Il Chiaro” e “Lo Scuro”», scrive Huffington Post. Ma chi conosce le cose del Cara li riconosce facilmente: sono Michele Cappella (ex deputato nazionale dei Ds, consulente del Cara di Mineo) e Massimo Millesoli (avvocato, presidente della Fondazione di comunità del Calatino “Don Sturzo”, molto legata alla rete di coop di Ragusa). Né Cappella, né Millesoli risultano fra gli indagati.  

 

Odevaine va incontro al gruppo: saluti, anche un affettuoso bacio con uno degli ospiti siciliani. E tutti insieme entrano al Viminale. «Perché riunire i soggetti della gara di Mineo direttamente al ministero dell’Interno? », si chiede Huffington Post. Alla domanda, probabilmente, risponderanno gli inquirenti. Presto. Molto presto.  

 

E adesso si salvi chi può. Politici, sindaci, sindacalisti, manager manager, alti funzionari. Ma soprattutto arrestati illustri con ben poco da perdere, indagati vogliosi di chiarire la propria posizione e testimoni, fino all’altro ieri silenziosi e immemori, più che mai prodighi di aneddoti e dettagli precisi. Tutti sgomitanti, per dire - a voce più alta degli altri - quanto fosse sporco ciò che accadeva attorno al Cara di Mineo.  

 

Tutti, o quasi, i pesci medio-piccoli ad additare il pesce più grosso per sostenere che è stato «quell’altro» a fagocitare la porzione più sostanziosa, nella torta delle responsabilità.  

 

Tutte le strade portano a Odevaine. Di lui s’è detto e letto di tutto, con ampi stralci delle due ordinanze romane. Ma alcuni incartamenti definiti «di prima mano» sono arrivati ai magistrati catanesi che indagano sei persone per turbativa d’asta, ipotesi che potrebbe essere estesa anche ad altri reati in base ad alcune testimonianze raccolte negli ultimi giorni.  

 

Chi sono gli “amici” siciliani di Odevaine? Con chi ha avuto rapporti fra Mineo e Catania? Raccontano di plateali chiamate del deus ex machina del Cara, davanti a testimoni, con all’altro capo del telefono molti “big” siciliani e romani. E poi ci sono i rapporti intrattenuti da Odevaine nel Calatino. Per gestire il flusso dei migranti in un certo modo (con clamorose litigate in pubblico e tentativi strombazzati di bloccare i pagamenti del consorzio alle coop che non gli versavano le tangenti), ma anche per «provare a tirare su qualche soldo», andava ripetendo l’ex capo di gabinetto di Walter Veltroni.   Telefonate, incontri fugaci, caffè, cene. Visto che la vita di Odevaine è stata “vivisezionata” dai pm romani, è possibile che altri elementi - non decisivi per la seconda parte del filone romano, ma «molto interessanti» per quello catanese, siano sul tavolo dei pm. «Il ministro dell’Interno mi ha risposto dicendo che dal 30 maggio aveva avviato attività di controllo sul Cara di Mineo», dice a Otto e Mezzo Raffaele Cantone, presidente dell’Anticorruzione che «la stazione appaltante è stata creata, come dicono le indagini, apposta da Odevaine, ma i soldi erano i soldi dello Stato. Quindi noi abbiamo fatto una segnalazione il 27 maggio». Sos Cara anche da Enzo Bianco, presidente del consiglio nazionale dell’Anci.  

 

Oltre che «evitare sovraffollamenti» chiede al Viminale «di inviare, per la gestione del Cara, una commissione che possa garantire il massimo di efficienza e di trasparenza nel gestire una fase così delicata come quella attuale».  

 

Interrogato dai pm romani, Salvatore Buzzi accenna all’appalto del Cara di Mineo. Il ras delle cooperative di Mafia Capitale esordisce così: «C’avrei da parlare di Mineo, dottore, però Mineo non è competenza vostra. Mineo è competenza di Catania». I pm gli ricordano che «può dire tutto quello che vuole, che lei ritiene utile per la sua difesa», ma lui spiega: «Mi ci dovete far pensare un attimo... perché su Mineo casca il governo». Per i pm sono «frasi inutili».  

 

Il capo della coop “29 Giugno” ci riprova. «Io potrei, cioè, se possiamo spegnere (il registratore, ndr) glielo dico». I magistrati gli rispondono con uno sdegnato diniego. Dopo una pausa di 15 minuti col suo legale, torna sulla vicenda. Raccontando che nel 2012 «il Comune, il Consorzio indice la gara, e il Castiglione, insomma, che credo sia fortemente interessato a questa cosa, fa sì che la gara venga poi aggiudicata, almeno così... venga, insomma, indicato chi è il soggetto che dovesse vincere la gara».  

 

Idem nel 2014, quando, continua Buzzi, «la gara è stata riaggiudicata con un bando sartoriale, come dice Cantone», perché «se tu mi prevedi un bando che doveva avere il centro cottura a 20 km, e ce l’ho solo io il centro cottura a 20 km, solo io possono partecipare. Nessuno poté partecipare, questo è quello che mi ha raccontato Odevaine». Odevaine che racconta a Buzzi che racconta ai magistrati. La verità, con questi due in mezzo, non è sempre vera.

twitter: @MarioBarresi

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