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Off Shore Ibleo, continua la lotta delle associazioni contro il Tar

Off Shore Ibleo, continua la lotta delle associazioni contro il Tar

Respinti i ricorsi degli enti e dei comuni coinvolti, le associazioni si appellano contro la sentenza. La questione off shore Ibleo prosegue

Off Shore Ibleo, continua la lotta delle associazioni contro il Tar

Il progetto ‘off shore Ibleo’, presentato da Eni e approvato dal Ministero per lo Sviluppo Economico, può essere avviato. Questo era il penultimo atto dell’epopea che ha messo in moto enti ambientali e comuni coinvolti nei lavori per la realizzazione dei pozzi di trivellazione sulla costa. La conversione verso la green economy ha subito un brusco colpo mentre le risorse fossili si affermano ancora come una priorità in seno agli equilibri energetici nazionali. Il caro-bolletta è un’emergenza sempre più urgente, i cittadini richiedono soluzioni risolutive. Il libero mercato, la molteplicità di alternative, i servizi di comparazione delle tariffe energetiche di SuperMoney e di altri portali del settore si sono affermati nel corso degli anni. Il nuovo corso green voluto dall’Unione Europa sembrava essere ben avviato. In Sicilia però, le priorità sembrano essere differenti.  

 

La sentenza del Tar sul caso Off Shore Ibleo

Mercoledì 3 giugno il Tar del Lazio ha respinto i ricorsi presentati da Greenpeace, WWF, Legambiente congiuntamente con i comuni di Ragusa, S. Croce, Vittoria, Scicli, Palma di Montechiaro e Licata oltre che da LegaCoop Pesca Sicilia e dal Touring club Italiano in merito al blocco dei lavori del progetto Off Shore Ibleo. Il ricorso era stato presentato dalla task force di associazioni per l’ambiente ed enti amministrativi contro la presidenza del Consiglio dei Ministri e i ministeri dell’Ambiente, dei Beni culturali e dello Sviluppo economico, che avevano approvato l’avvio dei lavori per gli scavi nei campi Argo, Cassiopea, Centauro 1 e Gemini 1.  Tutti e otto i pozzi per l’estrazione del gas si affacciano sulla costa sicula e, secondo i responsabili del ricorso, avranno un impatto fortemente negativo sull’intero ecosistema coinvolto, con ricadute dannose per la biodiversità locale e violando il principio di precauzione posto in essere dalla Comunità Europa.   

 

Le ragioni del rigetto  

I rappresentanti legali di Eni hanno dimostrato l’incompetenza giuridica del Tar del Lazio sulla questione: trattandosi di interventi eseguiti sul territorio siciliano, infatti, le competenze sul caso off shore Ibleo sono da ritenersi a carico della Regione e non dei ministeri.   Il materiale fornito da Eni dimostrerebbe come i lavori di estrazione non avranno impatti significativi sull’ecosistema marino in riferimento, scongiurando ricadute negative sia per ciò che riguarda flora e fauna locali e sia in relazione ai flussi migratori. I provvedimenti di prevenzione stabiliti da Eni, inoltre, sarebbero adeguati per contrastare eventuali squilibri e danneggiamenti ambientali.

 

Dal punto di vista procedurale, non è stata ravvisata alcuna anomalia da parte del Ministero dell’Ambiente per ciò che riguarda le necessarie autorizzazioni per procedere all’avvio dei lavori. Per tali ragioni, oltretutto, gli autori del ricorso sono stati condannati a pagare in toto le spese processuali. Al di là del giudizio emesso dal tribunale, Giampiero Trizzino (M5S), Presidente della Commissione Ambiente all’Ars, ha dichiarato che «è inconcepibile che, al 2015, si debba ancora parlare di estrazione di fonti fossili quando il mercato energetico fornisce ormai alternative ecosostenibili riconosciute a livello mondiale, capaci di garantire anche il mantenimento dei livelli occupazionali».  

 

Il nuovo appello  

Greenpeace, Legambiente e WWF, però, non hanno interrotto la loro battaglia e hanno deciso di impugnare la sentenza del Tar. Secondo le associazioni, gli estremi per ribaltare il verdetto ci sono tutti. Queste hanno sottolinato come la sentenza non abbia tenuto conto di due importanti elementi.  

 

Per prima cosa, gli enti hanno evidenziato come la presenza di habitat prioritari all’interno del sistema coinvolto nell’opera renderebbe il progetto non assentibile, come previsto dal Decreto Ministeriale 184/07.  

 

Il secondo aspetto che, secondo le organizzazioni, non è stato considerato dal Tar fa riferimento a una decisione presa dai ministeri dello sviluppo economico e quello dell’ambiente già nel 2010. In quella circostanza, infatti, il progetto off shore Ibleo era stato sospeso nel rispetto del Decreto Prestigiacomo. Il decreto in questione impone una distanza minima di 5 miglia tra le attività petrolifere e le coste. Distanza che sale fino a 12 miglia nel caso di ecosistemi considerati zone protette. I lavori cinque anni fa furono sospesi ma non annullati. Il tutto senza considerare che la realizzazione di una piattaforma offshore non era nei piani iniziali.

Fu attraverso il Decreto Sviluppo dell’allora Ministro Passera che giunsero le necessarie deroghe per la modifica del progetto. Deroghe che, secondo le associazioni, non sono applicabili a una variazione così sostanziale, poiché è proprio la realizzazione della piattaforma a rappresentare la maggior minaccia per la costa siciliana interessata dal progetto. Gli estremi per proseguire la battaglia, fanno sapere gi enti coinvolti, ci sono tutti. Ora si attendono ulteriori sviluppi ma l’impressione è che la vicenda off shore Ibleo sia ben lontana dal giungere a una risoluzione.

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