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Cara Mineo, il pm all’Antimafia:

Cara Mineo, il pm all’Antimafia: nelle indagini anche pezzi dello Stato

Ai raggi X anche soldi per ospiti “fantasma”
Cara Mineo, il pm all’Antimafia: nelle indagini anche pezzi dello Stato
Catania - Ha usato l’aggettivo «vergognose», prima che l’audizione fosse secretata, per definire le condotte di alcune persone coinvolte nelle indagini sul Cara di Mineo. Giuseppe Verzera, procuratore di Caltagirone, ieri sera è stato sentito dalla commissione parlamentare Antimafia. Dalle 20,35 alle 22,20. Quasi due ore di colloquio-fiume a Roma, carte alla mano. Oggetto: la parte più “calatina” dell’inchiesta sul centro di accoglienza per richiedenti asilo, già nella bufera per il collegamento con “Mafia Capitale” e per i sei indagati dalla Procura di Catania con per turbativa d’asta e turbata libertà di scelta del contraente negli appalti sulla gestione triennale dei servizi nel Cara più grande d’Europa.   La Procura di Caltagirone da molto tempo osserva con attenzione tutto ciò che è successo a Mineo negli ultimi anni. Già prima di Verzera, anche i suoi predecessori - Francesco Paolo Giordano e Francesco Puleio - avevano messo assieme voluminosi fascicoli. Soffermandosi diversi aspetti: dalle questioni di ordine pubblico dentro e fuori la struttura (violenze, prostituzione, droga), fino allo sfruttamento del lavoro nero degli ospiti da parte dei “caporali” della zona. In coincidenza con l’esplodere delle indagini capitoline, anche i pm di Caltagirone sono stati, in sinergia con i colleghi catanesi, in prima linea su altri aspetti. Le gare d’appalto (in particolare l’ultima dell’estate 2014, bollata come «illegittima» dall’Anticorruzione di Raffaele Cantone), ma anche le altre «distorsioni» sul territorio. Tant’è che lo stesso Verzera, dopo le anticipazioni del nostro giornale, a fine marzo confermò il filone d’indagine sulla parentopoli nelle assunzioni (non solo al Cara, ma anche negli Sprar del comprensorio): politici locali e congiunti assunti con modalità non sempre trasparenti, pur nella libertà di coop private, e talvolta sul filo dell’ipotesi di voto di scambio. Un fascicolo che, ha ammesso il procuratore calatino, «promette sviluppi interessanti». All’interno sono confluiti esposti e denunce, ma anche documenti acquisiti dalla Procura che ha delegato le indagini alla polizia di Stato. Già sentite alcune persone informate sui fatti. Ma «l’attività investigativa non finisce certo qui».   Ieri sera Verzera avrebbe parlato di tutto questo. Ma anche di altro. Raggiunto telefonicamente in tarda serata, il pm si limita a ricordarci che «il contenuto della mia audizione è stato interamente secretato». Non confermando, ma nemmeno smentendo, le indiscrezioni che erano già circolate sul lunghissimo colloquio con la commissione bicamerale presieduta da Rosi Bindi. «Nuovi scenari delicatissimi», che già stamattina saranno sul tavolo del consiglio di presidenza dell’Antimafia. Alcuni passaggi del pm calatino (che con sé ha portato anche stralci di intercettazioni) sarebbero stati ritenuti «meritevoli di un approfondimento». Tant’è che Verzera sarà nuovamente convocato, a breve scadenza, a Palazzo San Macuto.   Ma cos’ha detto di nuovo Verzera? È chiaro che ci si può basare soltanto su alcuni rumors non confermati da nessuno dei parlamentari presenti, tutti con la consegna del silenzio. Eppure si percepisce un certo “choc” sul contenuto dell’audizione, soprattutto in alcuni passaggi forti. Si sarebbe parlato anche di «pezzi dello Stato» nelle indagini aperte sul Cara di Mineo, con alcuni nomi di vertici di Prefetture e forze dell’ordine. Non è dato sapere con quale ruolo e con quali scenari di responsabilità, eppure questo riferimento sarebbe stato ripetuto più volte nel corso del confronto con i deputati e i senatori dell’Antimafia nazionale. A che titolo sono stati tirati in ballo questi «pezzi dello Stato»? Sono i personaggi già citati, talvolta con un’alta percentuale di millanteria, nelle intercettazioni di Luca Odevaine, arrestato già nella prima tranche di “Mafia Capitale”? O ci sono nuovi nomi, altri pezzi grossi dei palazzi siciliani e romani?   Nel corso dell’audizione del procuratore di Caltagirone, pur non essendoci alcuna conferma ufficiale, è probabile che si siano approfonditi anche altri sviluppi sul Cara di Mineo, venuti fuori nelle ultime settimane, al di fuori degli appalti nella bufera. A partire dai buchi, raccontati anche da un rappresentante di polizia alla trasmissione Virus, nei primi giorni di arrivo dei migranti al centro d’accoglenza. Buchi “fisici”, nelle recinzioni: con un numero imprecisato di persone in fuga. Ma anche buchi economici, con delle verifiche in corso sui soldi che vengono incassati - circa 37 euro pro capite al giorno - per i servizi prestati a degli ospiti che non sarebbero effettivamente dentro la struttura. I grandi numeri (una media di oltre 3mila presenze fisse nel corso dell’anno) e la notevole estensione del Cara non aiutano certo nella quotidiana verifica delle presenze effettive. Ma pare che i pm calatini abbiano già qualche elemento che possa ipotizzare anche delle responsabilità su un illecito arricchimento sui “migranti fantasma”.

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