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Crisafulli: «Sconfitto non perché sono “fituso”, ma per fattori esterni»

Crisafulli: «Sconfitto non perché sono “fituso”, ma per fattori esterni»

L’ ex sindaco di Enna spiega le cause della sua sconfitta: «A Enna non vinco col sorteggio? Era truccato da Renzi e Crocetta»
Crisafulli: «Sconfitto non perché sono “fituso”, ma per fattori esterni»
Ha dormito bene? «Benissimo».   E come s’è svegliato, Mirello Crisafulli?   «Come sempre. Non sono il sindaco di Enna, ma non è che casca il mondo».   Non casca il mondo. Ma cade un mito. Una volta disse: «A Enna io vinco pure col sorteggio». Non è più così, evidentemente...   «No, non è vero. Perché stavolta il sorteggio era truccato».   Cos’è una denuncia di brogli elettorali?   «Macché. È una metafora. Il sorteggio è truccato nel senso che anche le elezioni amministrative di Enna sono state pesantemente condizionate da altri fattori, diciamo esterni, che hanno condotto alla mia sconfitta».   E quali sono?   «Il ragionamento è chiaro: se non ci fossero state le sconfitte di Venezia, Arezzo, Matera e anche quella di Gela, potevano dire che la sconfitta di Enna è colpa di quel “fituso” di Crisafulli».   Quindi il sorteggio l’hanno truccato Renzi e Crocetta?   «In effetti è così. Il partito dev’essere meno nazional-popolare, meno liquido. Renzi ha ragione quando dice che il Pd oscilla fra Pajetta e Mastella, ora si deve recuperare l’identità di sinistra. La riforma della scuola contestata dai professori, il Jobs Act che dà effetti da Bolzano in su, il Sud e la Sicilia assenti dall’agenda del governo. Non è una critica al premier, che è anche il segretario del mio partito: di lui non me ne frega niente».   E allora cos’è?   «È la consapevolezza di un segnale preciso: con l’Italicum, se domenica e lunedì si fosse votato, avremmo consegnato l’Italia a chiunque. Renzi s’è fissato col 41% delle Europee, ma vorrei ricordargli che i risultati elettorali non sono mai definitivi. Non lo erano per il Pci, che nel 1979 subì un tracollo storico nonostante il voto ideologizzato, figuriamoci per questo Pd che non è né carne e né pesce».   Eppure il premier parla di “Renzi 2”: non ha rottamato abbastanza, le primarie vanno abolite.   «Mi vien da ridere: si nasconde dietro a un dito. Casson o il candidato di Arezzo sono da rottamare? Con la propaganda non si risolvono i problemi. O Renzi affronta i nodi veri, che non sono certo le primarie, e dice la verità agli italiani, oppure è destinato al declino».   E poi c’è il “fattore C”...   «C’è una debolezza, anzi un’assenza del governo Crocetta, la cui spinta propulsiva s’è esaurita da tempo. E ha creato danno ovunque: formazione, forestali, precari, dipendenti regionali e delle Province lasciati in mezzo a una strada. ll risultato di Gela, dove Crocetta perde nettamente, è il simbolo di tutto ciò, nonostante il fatturato amministrativo di Fasulo fosse positivo. ».   Ma è anche colpa del Pd siciliano?   «È soprattutto un problema di qualità amministrativa. A Palermo c’è un governo di burocrati e di professionisti, che non ha la politica come elemento di fondo, ma si affida alle intuizioni del presidente. E i partiti, compreso il mio, hanno consentito che si arrivasse a questo per allentare lo scontro con Crocetta. Ora, o c’è un salto di qualità chiaro, mettendo la politica dentro e lasciando le gelosie del tipo “quello è più bravo di me e non lo voglio dentro”, oppure è meglio chiudere la partita. Il rischio, altrimenti, è di consegnare la Regione a chi grida di più».   Anche Crocetta dovrebbe cambiare verso?   «Meglio che Crocetta cambi strada, camminando “muru muru” come si dice a Enna, perché se i siciliani lo beccano... male, gli finisce».   Ma neanche un po’ di mea culpa per la sconfitta nella sua città?   «Forse aver ritenuto certa la vittoria, facendo una campagna elettorale troppo soft. E ho sottovalutato tutto il fronte del contro. Chi non mi ha votato perché non gli ho risolto un problema, chi perché sono troppo alto, chi perché non ha pane o lavoro, chi per protesta contro il Pd, Renzi o Crocetta. Tutti contro di me, così come tanti altri candidati del Pd.   Cosa farà da oggi il mancato sindaco di Enna, ma pur sempre segretario provinciale del Pd?   «Contribuirà a riorganizzare il partito. Saremo un presidio del territorio: chiederemo a questi signori che hanno vinto le elezioni cosa intendono fare sullo scippo della Camera di Commercio e della Prefettura»   E darà contributo al Pd siciliano?   «Io questo lo farò: non da segretario ennese, ma da dirigente del mio partito, che deve aprirsi e liberarsi dal peso degli errori di Renzi e Crocetta».   Che dire a quelli che si aspettavano un’autorottamazione di Crisafulli?   «Stiano sereni, stiano sereni».   twitter@MarioBarresi

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