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Cara di Mineo, ecco la “torta” dei fondi ai Comuni

Cara di Mineo, ecco la “torta” dei fondi ai Comuni

Nell’informativa del Ros il metodo Odevaine: «Ho già parlato coi sindaci: un milione a Mineo, uno a Vizzini, uno agli altri sette» Il ricatto alla Cascina per sbloccare i pagamenti: «Tanto firma Ferrera». E la proposta della coop: «Facciamo ’sta cosa assieme»  

Cara di Mineo, ecco la “torta” dei fondi ai Comuni

CATANIA. Luca Odevaine, in fondo, ha sempre avuto a cuore l’integrazione dei migranti. A modo suo, ma ci pensava. Quel 5 luglio 2012, nella “Sala della Lupa” di Montecitorio, è impeccabile in grisaglia grigio fumo e cravatta con microfantasia. Al tavolo del convegno della Società Dante Alighieri su “Lingua, immigrazione e integrazione”, aperto dall’allora presidente della Camera, Gianfranco Fini, assieme ad ambasciatori, accademici, statistici e giornalisti. L’insospettabile esperto del Tavolo di coordinamento dell’immigrazione è l’ultimo a destra, annotano quegli impertinenti di ilsettemezzomagazine. it, che hanno pure ripescato il video dell’intervento di Odevaine. Che sembra impacciato, parla a braccio. Poche idee e quasi tutti confuse. Fino al lampo di genio: «Per integrare i migranti del Cara di Mineo mandiamoli a lavorare nella Piana di Catania, dove le arance restano incolte sugli alberi». Seguono applausi dal pubblico presente in sala. Non se ne fa nulla. Ovviamente.

 

Eppure, come a volersi immolare in nome del sottotitolo di quel convegno – “Parlarsi, incontrarsi, conoscersi” – Odevaine, da fac–totum del Cara di Mineo, continua a ingegnarsi su come far integrare questi preziosi (in tutti i sensi) ospiti nel contesto territoriale. Per il loro bene? Macché. Per le sue tasche, visto che non gli bastavano più i 20mila euro al mese che – secondo il gip di Roma, Flavia Costantini – gli vengono versati dalla Cascina per i suoi “servizi” in Sicilia. Non sempre con puntualità, visto che Odevaine usa la sua influenza con il direttore del consorzio “Calatino Terra d’Accoglienza”, Giovanni Ferrera, per ricattare i cattivi pagatori ciellini, a loro volta in ritardo nell’incasso delle fatture del consorzio.

 

Così, in un’intercettazione ambientale dentro gli uffici della sua fondazione “IntegrAzione” del 21 ottobre 2014, raccontava al sodale Gerardo Addeo l’incontro con i vertici della coop, Salvatore Menolascina e Francesco Ferrara. «Se volete prendere i 50 milioni che volete, i soldi stanno arrivando... posso rigirare e farveli prendere il prima possibile oppure dopo sei mesi…che vogliamo fa’?... Allora quello si è incazzato: “A me non me frega un cazzo! Io chiamo Angelino! ”.. (fa riferimento al ministro dell’Interno Angelino Alfano, ndr)... e io dico: “guarda, tu puoi chiamà chi te pare, ma alla fine la firma sulla dichiarazione la deve mettere Giovanni Ferrera… non ce la mette il ministro! ». La vita è dura. Per tutti. Anche per Odevaine. «Perché i soldi me li stanno trasferendo in Costa Rica (...) da un mese ‘sti soldi mi vanno a avanti e indietro alle isole Cayman alla Germania, New York, ritornano indietro un bordello che non finisce più».

 

Eppure, nel medesimo colloquio romano intercettato il 17 settembre 2014 e finito nelle 610 pagine di informativa del Ros dei carabinieri alla Procura di Roma, c’è uno spiraglio di ottimismo: «Adesso passiamo alle notizie un po’ più positive». Ovvero: «La cosa in Sicilia sta andando bene». Anche se c’è «un problema con i sindaci, con gli altri sindaci». Perché «volano basso», racconta ai suoi. E pensano che «questi 3 milioni di euro di finanziamento da parte del ministero» servono «per fa’ ‘a festa del fico d’india e rimettersi a posto». Ma la speranza è l’ultima a morire. Già, la speranza: “Hope”, in inglese. Lo stesso nome del progetto con il quale il “facilitatore” di Mafia Capitale pensa di risolvere molti dei suoi problemi economici. «A me – racconta al pm Paolo Ielo nell’interrogatorio in carcere – interessava come Fondazione, nel senso che si trattava di formare il lavoro che faceva la Fondazione, per cui la mia idea era di compensare le risorse che non mi venivano dal consorzio».

 

Un progetto che il mese scorso, nonostante la bufera giudiziaria, ha ricevuto il via libera definitivo grazie ai fondi stanziati con un emendamento di Ncd alla Legge di stabilità. Quasi tre milioni di euro da investire in tirocini e incubatori d’impresa per migranti e cittadini italiani residenti nei comuni del consorzio. Un’iniziativa alla quale “Calatino Terra d’Accoglienza” tiene molto. Tanto da affittare un’auto e metterla a disposizione di Odevaine per «il sopralluogo presso le realtà locali dei nove Comuni facenti parte del consorzio, compresa la caserma dell’Aviazione di Vizzini». Una struttura per oltre mezzo secolo al servizio del ministero della Difesa, prima di essere falciata dalla spending review.

 

Ma ci sono quei problemi con i sindaci. E Odevaine propone il suo manuale Cencelli dei fondi: «L’idea di cui avevamo parlato l’altra volta era quella appunto di un milione andava a Mineo, un milione andava a Vizzini e un milione era diviso tra gli altri 7 comuni, però per progetti d’integrazione». I destinatari della parte minore, però, «hanno rimesso in discussione il fatto che a Mineo e Vizzini, spettassero, diciamo cosi, la parte più rilevante del finanziamento», si lamenta. Ma per fortuna arriva una provvidenziale nota del ministero: «Quindi la lettera, diciamo così, fa piazza pulita, allora a questo punto – racconta Odevaine intercettato – ci siamo rivisti l’altra sera con i sindaci di Vizzini e di Mineo, i sindaci ancora non hanno visto questa lettera, e abbiamo deciso per evitare di riaprire una discussione politica, che io e Giovanni (Ferrera) prepariamo una specie di modulo chiuso di progetto (...) dopo di che ci chiamiamo noi i sindaci e diciamo guarda questo è, questi sono i soldi che hai a disposizione, prepara un progetto che tenga conto.... questi sono». Patti chiari e amicizia lunga.

 

Vizzini fa la scuola di formazione nel Deposito dell’Aeronautica, «anche perchè a Vizzini serve perchè a Vizzini c’è da fare un po’ di lavori»; Mineo fa l’incubatore d’impresa. Gestito da Paolo Ragusa (ex presidente di Sol. Calatino, fra i sei indagati per turbativa d’asta negli appalti del Cara), «al quale però – ricorda Odevaine – è l’incubatore stato affidato direttamente dal Comune di Mineo, perché lo fa a titolo gratuito... allora adesso è complicato (...) che gli vengano affidati i soldi per farlo, per cui anche quello andrà rimesso in gara. Allora lui mi ha detto: “Senti allora ‘sta cosa potremmo farla insieme se tu hai un veicolo”... Il che vuol dire, che (...) si farà una gara unica per lotti, perché poi i comuni, i soldi e bene che se li gestiscano ognuno per conto proprio almeno i sindaci che siano 100, 120, 130 mila euro questo più o meno abbiamo calcolato che va ai comuni».

 

Una spartizione perfetta. Con un bonus per l’ideatore: «Una gara come avevamo detto per la progettazione e per la gestione... che sostanzialmente vinceremo noi... questa gara, adesso bisogna capire se solo per la scuola o per fare le due cose insieme l’incubatore e scuola», dettaglia Odevaine. Che, molto in fondo, ha a cuore l’integrazione dei 3mila di Mineo: «Beh, io voglio formare anche 20 rifugiati sul settore culturale piuttosto che nel settore dell’agroalimentare piuttosto di cultura». Proposito meritorio, non c’è che dire. Dopo un lungo “omissis” (che non fa presagire nulla di buono alle persone coinvolte) il Ros dei carabinieri sostiene che «l’impiego dei fondi (...) non prescindeva dalle istanze avanzate dagli amministratori locali i quali (...) avevano la prima intenzione di dividere l’intero importo tra i Comuni aderenti al Consorzio. Stanti le resistenze incontrate, le parti interessate trovavano nuovi accordi di divisione del finanziamento».

 

E poi «l’abilità strategica dell’indagato gli suggeriva di dimettersi dall’incarico per ragioni di opportunità, o meglio opportunismo, piuttosto che far aggiudicare il bando del Comune di Vizzini ad altra cooperativa a lui comunque riferibile». Il tutto senza sforzarsi più di tanto, poiché «l’interesse delle amministrazioni locali (...) all’elaborazione di progetti sociali – annota con severità l’informativa – appariva pertanto in tutta chiarezza finalizzata esclusivamente all’elargizione di fondi, di qualunque provenienza, da impiegare per proprio tornaconto, sia esso economico, amministrativo o politico». Odevaine ha un continuo contatto con i vertici del consorzio. Li porta tutti al Viminale, come testimoniano le foto di HuffingtonPost che hanno fatto il giro del web. E non si dimentica degli amici: «Per cui pensavo oltretutto anche a Giovanni a questo punto Ferrera, bisogna dargli una parte … (incomprensibile) …, anche perchè loro pensano che la parte che loro più o meno hanno promesso a Giovanni l’integrazione dello stipendio che lui non prendo più perchè prende due soldi a consorzio. Loro pensavano (inc.) che mi aggiungevano a me pure quella parte lì e poi io li davo a Giovanni insomma (inc.) un po’ un casino, per cui in questo nuovo soggetto, io vorrei coinvolgere anche Giovanni in modo che insomma … (inc.)... una parte».

 

Un amicizia ricambiata, allorquando Odevaine, più volte, chiama il direttore generale di “Calatino Terra d’Accoglienza” per chiedergli delle consulenze–lampo su come applicare il “modello Mineo” anche in Puglia. Tutte telefonate intercettate. Ma bisogna far presto, i soldi di “Hope” fanno gola. Il 9 ottobre, in “missione” per il consorzio, vola a Roma per parlare del progetto con il capo del Dipartimento Immigrazione al Viminale, il prefetto Mario Morcone. «L’idea che abbiamo avuto – svela Odevaine in un’intercettazione – è anche di farci uno Sprar formativo, che non esistono», ma «i tempi sono strettissimi». Sin troppo. Perché di lì a poco si apre il primo capitolo di “Mafia Capitale”. Per Odevaine scattano le manette. E il carcere. Dove magari nessuno, nemmeno fra i suoi amici calatini, ha pensato di portargli le arance. Le stesse che Luca voleva far raccogliere ai migranti del Cara nella Piana di Catania.

twitter: @MarioBarresi

(Ha collaborato Livio Giordano)

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