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Spari dai militari libici ai migranti

Spari dai militari libici ai migranti Arrestati gli scafisti: «Ecco come è andata»

«Ci hanno intimato di tornare indietro, poi l'inferno» / VIDEO

Spari dai militari libici ai migranti Arrestati gli scafisti: «Ecco come è andata»

Sono stati arrestati dalla squadra di mobile di Ragusa i due scafisti del gommone con 109 persone a bordo giunto a Pozzallo nei giorni scorsi con un cadavere a bordo a seguito dei colpi d’arma da fuoco sparati da un’imbarcazione di militari libici. Tra gli arrestati anche il ferito ricoverato ad Agrigento con una ferita al polpaccio. Il morto – secondo il racconto dello scafista – sarebbe un uomo dell’equipaggio che conduceva il gommone. Il timoniere si è salvato, è stato arrestato ed ha reso confessione.

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Ecco il suo racconto così come ha reso noto la Polizia: «Siamo stati avvicinati da un gommone che aveva una grossa mitragliatrice a prua, condotto da alcuni in uniforme ed altri in abiti civili; ci hanno detto che erano della Polizia libica e che dovevamo invertire la rotta e tornare in Libia; ho proseguito senza ottemperare all’ordine e loro ci hanno speronato; uno dei libici diceva “Stop Stop”, poi ha imbracciato un grosso fucile ed ha esploso tre colpi, uno in aria, uno diretto a me, ma ha ucciso un mio connazionale ed un altro ha ferito il mio aiutante addetto alla bussola ed al satellitare». La Procura di Ragusa ha disposto l’autopsia per accertare l’esatta tipologia dell’arma che ha procurato «la lesione toracica penetrante a carica singola».

 

L’operazione è stata condotta congiuntamente alla Squadra Mobile di Agrigento che ha eseguito l’ordinanza per il ferito che aveva fornito una versione non veritiera sostenendo di essere solo un passeggero del gommone e non uno degli scafisti. In manette sono finiti Jammeh Jobis, gambiano di 21 anni, timoniere e Jawneh Mohammed Lamin ganbiano di 32 anni, addetto alla bussola ed al sistema satellitare. L’allarme era scattato lo scorso 21 giugno la nave «Dignity», dell’organizzazione umanitaria «Medici senza frontiere» ha soccorso un gommone in difficoltà a circa 15 miglia dalla Libia. Durante il soccorso dei migranti – con diverse donne e minori e anche neonati – l’equipaggio ha scoperto la presenza di una persona con una ferita d’arma da fuoco al polpaccio della gamba sinistra e di un cadavere che giaceva riverso al centro del gommone.

 

La nave di Medici Senza Frontiere si è poi diretta verso il Porto di Pozzallo. Le indagini hanno preso subito il via da parte degli uomini delle Squadre Mobili di Ragusa e Agrigento. I testimoni ancora impauriti, dopo una iniziale reticenza hanno raccontato quanto accaduto. I migranti erano tutti stipati in un capannone in Libia prima della partenza e gli organizzatori durante la notte li hanno trasportati in spiaggia dove vi erano i gommoni pronti con a bordo già, il timoniere e l’uomo bussola. Una volta riempito il gommone, gli uomini libici hanno chiesto ai migranti le banconote in valuta libica come «mancia», per un totale di pochi dinari cadauno (5 dollari massimo).

 

Dopo essere salpati (a distanza di alcune ore), non appena raggiunte le acque internazionali ed aver verificato questo dato sul satellitare, il timoniere richiedeva i soccorsi italiani fornendo l’esatta posizione, ovvero il punto di mare. Secondo il racconto di più testimoni, nelle more dell’arrivo dei soccorsi, e quando era già giorno, i migranti venivano asseritamente avvicinati da un gommone battente bandiera libica, con a bordo più uomini, alcuni in uniforme mimetica ed altri in abiti civili. Il gommone era dotato di grossi motori fuoribordo e di una mitragliatrice installata e pronta a fare fuoco. Uno di loro, qualificandosi come poliziotto, intimava di fare rientro immediatamente in Libia senza specificare il motivo. Lo scafista però avrebbe tentato di proseguire la navigazione.

 

Non avendo ottemperato all’ordine, i libici hanno così speronato il gommone che ne subiva un danno potendo comunque lo stesso continuare a navigare. Immediatamente dopo lo speronamento uno dei libici imbracciava un grosso fucile ed esplodeva dapprima un colpo in aria, poi uno diretto verso il timoniere ma è stato colpito un altro migrante al petto facendolo cadere privo di vita al centro del gommone, mentre un terzo proiettile ha colpito l’addetto alla bussola. Sul gommone tutti i migranti si sarebbero fatti prendere dal panico, urlando per la paura. I libici avrebbero anche minacciato gli altri migranti: «Adesso morirete tutti».

 

Ma poi hanno deciso di tornare indietro mentre il gommone seppur danneggiato ha proseguito verso le coste italiane. Il timoniere, considerato quanto accaduto, effettuava un’altra chiamata di soccorso specificando di essere stato attaccato preventivamente da unità libiche e che vi erano due feriti, uno dei quali dopo pochi minuti sarebbe deceduto. Anche gli altri migranti hanno fornito la stessa versione riferita dallo scafista reo confesso, con qualche divergenza solo per aspetti di poca rilevanza. Tutti hanno comunque confermato che ad esplodere i colpi d’arma da fuoco erano stati sedicenti poliziotti libici che avevano un gommone con una mitragliatrice installata e pronta per il combattimento.

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