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Così la mafia inquina in Sicilia terreni e acque

Il procuratore di Catania, Zuccaro, nell'audizione in Commissione Antimafia fatto anche il punto sulla nuova geografia di Cosa Nostra e sui crescenti ecoreati

Così la mafia inquina in Sicilia terreni e acque

Il procuratore distrettuale Carmelo Zuccaro ha dedicato un’ampia parte della sua relazione al fenomeno, riepilogando, come poi riportato dal nostro giornale, l’attuale organizzazione delle “famiglie” che operano a Catania e provincia e gli interessi - non solo loro - nei territori di Siracusa e Ragusa, zone che rientrano per competenza nell’azione della Dda etnea. Zuccaro ha riepilogato i recenti colpi inflitti alla malavita, sottolineando quelli che sono alcuni dei loro interessi economici principali.

«Recentemente abbiamo arrestato quindici persone che facevano capo una vecchia conoscenza della giustizia - ha ricordato - proprio quel Carmelo Navarria, storico esponente prima del Malpassoto e poi inseritosi come articolazione della famiglia catanese di Cosa nostra. Dopo avere scontato ventisei anni e mezzo di carcere era tornato libero nella giugno del 2014 riuscendo a riorganizzarsi e portando a compimento estorsioni e rapine, insieme a un efferato omicidio vittima un imprenditore, tale Caponnetto, che aveva avuto il coraggio di opporsi e resistere alle sue richieste di inserire alcuni dipendenti presso la sua azienda». Caponnetto venne sequestrato, torturato e poi ucciso.

Sottolineato come il clan Mazzei, storico alleato delle famiglie di Cosa nostra, si stia espandendo anche nel siracusano e nel ragusano, esercitando la sua pressione su vari settori commerciali dove continua a infiltrarsi. Azione simile anche per il clan Cappello, contrapposto storicamente a Cosa Nostra. «La sua crescita - ha ricordato - sta avvenendo non solo nella provincia etnea ma anche in quella siracusana, dove approfitta della debolezza dei clan che vi operano». L’operazione più importante contro i Cappello è stata a gennaio scorso con l'arresto di trentuno persone (tutti i vertici del gruppo) che erano ancora in libertà. Evidenziato come il vecchio boss Salvatore Cappello, nonostante il 41 bis, riuscisse a impartire ordini attraverso la storica convivente, Maria Rosaria Campagna, anch’essa finita in manette.

«Una figura estremamente inquietante - ha poi sottolineato - è quella dell’imprenditore Giuseppe Guglielmino, che opera nel settore della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti attraverso varie società che hanno ottenuto appalti nelle province di Catania, Siracusa e Ragusa. Siamo riusciti a sequestrare le aziende e a metterle sotto il controllo dell’amministrazione giudiziaria».

Due le operazioni contro i Laudani. I “Vicerè”, con 109 arresti eseguiti nel febbraio scorso e “Podere mafioso” indagine che ha permesso di smascherare un sistema di aziende fantasma che, attraverso lavoratori fittizi, intascava contributi agricoli utilizzando un esponente del clan che gestiva la raccolta delle indennità grazie alla compiacenza di un funzionario dell’Inps, che segnalava e permetteva di intascare la metà dei proventi.

Nel ragusano, particolarmente inquietanti sono le azioni di un gruppo criminale che a Comiso fa capo a Cosa nostra mentre a Vittoria agisce a nome della Stidda. «A Vittoria ci sono settori profondamente infiltrati ha ricordato Zuccaro - che vanno dal mercato ortofrutticolo ai trasporti, al trattamento del materiale plastico dismesso dalle serre, con gravi danni al territorio e alle falde acquifere, compresa la produzione di imballaggi da prodotti ortofrutticoli. Da segnalare il ritorno di Claudio Carbonaro, vecchio esponente della Stidda, che sta cercando di riorganizzarsi. A Vittoria il carico e lo scarico delle merce avviene attraverso un controllo monopolistico di esponenti legati alla Stidda». Diverse le operazioni comunque eseguite allo scopo di fronteggiare e arginare l’organizzazione.

A Scicli, dopo avere disarticolato il clan Mormino non si segnalano, almeno per ora, particolari azioni criminali legate a gruppi o cosche organizzate.

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