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I referenti della cosca Laudani a Milano puntavano anche ad appalti elettorali e cimiteri

Dalle intercettazioni emergono nuovi particolari dell'inchiesta su presunte infiltrazioni della mafia nella catena Lidl

I referenti della cosca Laudani a Milano puntavano anche ad appalti elettorali e cimiteri

MILANO - Non solo la grande distribuzione con le inflitrazioni nella catena Lidl e la sicurezza privata, ma anche elezioni e cimiteri. Emergono nuovi particolari dell'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano che ha portato alla luce le ramificazioni del clan mafioso catanese dei Laudani in Lombardia.

 

Da alcune intercettazioni è emerso per che esempio che gli imprenditori referenti della famiglia catanese dei Laudani arrestati ieri avevano tentato di mettere le mani anche sugli appalti per montare e smontare i seggi allestiti nelle scuole di Milano per il referendum dello scorso 4 dicembre, quello sulla riforma costituzionale voluto dall’ex premier Matteo Renzi.


Nell'intercettazione ambientale del 15 novembre scorso tra Emanuele Micelotta e Giacomo Piliti, entrambi in carcere, contenute nella richiesta di arresto del Procuratore aggiunto Ilda Boccassini e del pm Paolo Storari, i due, che si trovano in uno dei loro uffici, parlano di Domenico Palmieri, l’ex dipendente della Provincia di Milano e sindacalista, anche lui arrestato, «che conosceva benissimo l'ambiente del Comune di Milano» e che «si era messo a disposizione per eventuali assegnazioni dirette di lavori di cui il Comune necessita, per i quali non occorre alcun bando, come ad esempio l’intervento nelle scuole per l’allestimento dei seggi per il referendum del 4 dicembre 2016». L’appalto però poi sarebbe sfumato.

 

Ma c'era anche la gestione di un software informatico del Comune di Milano per l’organizzazione dei cimiteri tra le molte gare che i referenti della cosca avrebbero voluto vedersi aggiudicare.

 

In una conversazione ambientale intercettata nel novembre 2016,  Micelotta e Politi parlando di questo software. Nel dialogo il primo dice, riferendosi sempre all'ex dipendente della Provincia a Domenico Palmieri: «Mi ha parlato di un software per i cimiteri, per tracciare i morti, minchia mi ha spiegato una roba... la percentuale degli sbagli è altissima e quindi hanno sto problema, per chi entra in un modo ed esce in un altro...».

 

E poi, più avanti: «Hanno sviluppato tutta una serie di cose, di sistemi gestionali, di software e se ci poteva interessare ad andare a fare... però questo è un esempio che m'ha fatto, perché poi m'ha detto che glielo hanno affidato proprio a lui... da seguire, sono 500.000 euro mi sembra... no 50.000 euro all’anno, non è tanto, però un cimitero». E Politi: «Il bordello è gestirlo un cimitero».

 

Dopo di che la replica di Micelotta: «Sì, poi sai quando ci sono queste cose basta entrare, quando si entra poi ci sono altre situazioni (...) i cimiteri sono un mondo di pescecani». E poi, poco più avanti: «eh però insomma si vede che si sta muovendo (...) domani mi deve chiamare per l’appuntamento con una funzionaria del Comune (...) cioè per dire che almeno vediamo se qualcosa di buono può venir fuori da questi qua... perché se aspettiamo Orazio mi sa che.....». 

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