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Catania, disperato per amore tenta suicidio in Tribunale dopo divorzio

Catania, disperato per amore tenta suicidio in Tribunale dopo divorzio

L’uomo, dopo aver firmato la separazione consensuale, ha avuto prima unca crisi di pianto e poi ha tentato di lanciarsi da una finestra. Salvato dal legale
Catania, disperato per amore tenta suicidio in Tribunale dopo divorzio
CATANIA - Finito il matrimonio, ma non l’amore, un giovane uomo, in preda a una crisi di sconforto, dopo avere firmato la separazione consensuale ha tentato il suicidio cercando di “lanciarsi” da una delle finestre al primo piano del Palazzo di Giustizia di Catania. Lo ha salvato il legale della moglie che, vedendolo molto provato, lo aveva avvicinato per parlargli e che lo ha letteralmente “tenuto” aggrappandosi alla cintura dei pantaloni e alle spalle dell’uomo. Subito sono arrivati altri soccorritori, anche un carabiniere, che hanno bloccato l’uomo e chiamato i medici del 118. Dopo le cure del caso, è stato affidato ad una familiare.   Tutto è avvenuto dopo l’udienza di separazione consensuale che l’uomo aveva firmato davanti al giudice nonostante abbia continuano a ribadire di “essere innamorato” della donna che aveva sposato nove anni prima e che lui “non voleva lasciare”. La coppia non ha figli.   Dopo la sigla sull’atto, marito e moglie si sono attardati a parlare un poco. Poi la signora si è allontanata. L’uomo è rimasto solo e ha avuto poco dopo un gesto di sconforto ed una crisi di pianto. L’avvocato della donna gli si è avvicinato e ha cercato di tranquillizzarlo parlandogli alcuni minuti. Ma all’improvviso l’uomo è salito con un balzo sul davanzale della finestra al primo piano del Palazzo di giustizia per tentare di lanciarsi nel vuoto, ma il legale lo ha bloccato e poi altri presenti sono intervenuti per evitare la tragedia.   La ricostruzione della vicenda è stata fornita dai legali dell’uomo e della donna, gli avvocati Giuseppe Nicolosi e Cristina Pulvirenti, che sono intervenuti per «smentire le imprecise, gravi e non veritiere notizie, relative a presunte violentissime liti tra i due coniugi, apparse su quotidiani online», nei cui confronti si «riservano ogni azione nelle competenti sedi».

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