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Angelo Provenzano e il tour della mafia

Angelo Provenzano e il tour della mafia Corleone dice basta: lesa nostra immagine

In Consiglio comunale sì a mozione per chiedere risarcimenti
Angelo Provenzano e il tour della mafia Corleone dice basta: lesa nostra immagine
Gli incontri dei turisti con Angelo Provenzano, il figlio maggiore di Bernardo, storico capomafia da anni al carcere duro “ledono l’immagine di Corleone”. Ed è con questa motivazione con la quale il consiglio comunale del comune dell’entroterra palermitano ha approvato all’ unanimità una mozione presentata dal Pd per invitare l’ amministrazione guidata dal sindaco Lea Savona a verificare “se vi siano le condizioni per chiedere un risarcimento ad un tour operator di Boston per i danni morali e materiali provocati alla città di Corleone”. Un voto che è arrivato nonostante il parere di un avvocato, Stefano Siragusa, che afferma che al momento non vi sono “elementi sufficienti ad intraprendere alcuna azione legale”. Dal mese di settembre dell’anno scorso numerosi turisti statunitensi, nel programma di visite in Sicilia, hanno anche un incontro con Provenzano jr. A professionisti ed intellettuali americani Angelo Provenzano racconta – in inglese e dopo una breve introduzione della storia della mafia fatta da uno degli organizzatori – la sua storia ed il suo rapporto col padre. E risponde anche alle curiosità degli stranieri che cercano soprattutto di capire le conseguenze ed il peso di essere il figlio di un boss condannato, tra l’ altro, per strage, omicidio ed estorsione. E nelle sue parole non c’è l’ombra della ritrosia e della cautela che si sentono, forti, nelle rarissime interviste rilasciate ai media. Il perché lo aveva spiegato lostesso Angelo Provenzano: “Confrontarmi con una cultura diversa dalla nostra e scevra da pregiudizi mi pare un’avventura molto stimolante. Per me – aveva spiegato – si tratta di una opportunità lavorativa importante in un settore, quello turistico, nelle cui potenzialità ho sempre creduto. Vorrei una vita più normale possibile. Ma mi rendo conto che non c’è speranza”. Il legale interpellato dal sindaco nel suo parere si richiama al “diritto/dovere al lavoro come bene costituzionalmente garantito che non può essere limitato e sottolinea la piena capacità di intendere e volere degli utenti del tour operator”.

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