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La bimba con l’orsacchiotto il simbolo

La bimba con l’orsacchiotto il simbolo della tragedia naufragi nel Canale di Sicilia

Giunti a Palermo 716 migranti e 12 salme / VIDEO / FOTO

La bimba con l’orsacchiotto il simbolo della tragedia naufragi nel Canale di Sicilia

Di questa ennesima tragedia del mare l’immagine che più resterà impressa è quella di una bimba. Stretta al padre, con in mano un orsacchiotto, è sbarcata questa mattina a Palermo insieme ad altri 716 disperati che hanno scelto di attraversare il Canale di Sicilia in cerca di fortuna. La piccola viene dalla Sierra Leone. Con lei e il padre c’era la madre. Una giovane donna.

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Il marito l’ha vista morire davanti ai suoi occhi. Schiacciata da decine di disperati che, per paura di cadere in mare, stipati su un gommone, hanno cominciato a spostarsi facendo inclinare e poi quasi affondare l’imbarcazione. «Ho cercato di afferrarla - ha raccontato il giovane africano a padre Sergio Mattaliano, direttore della Caritas di Palermo - ma dovevo salvare mia figlia. Ho urlato, ho chiesto aiuto. Ma non c’è stato nulla da fare». Stessa tragica sorte hanno avuto altre 11 persone: otto uomini e tre donne, tutti tra i 18 e i 30 anni. Sulla loro morte la Procura di Palermo ha aperto un’indagine per omicidio volontario.

 

La coordinano il procuratore Francesco Lo Voi, l’aggiunto Maurizio Scalia e i pm Roberto Tartaglia, Annamaria Picozzi e Claudio Camilleri. I magistrati stanno indagando anche sulla rete di trafficanti e scafisti che organizza i viaggi dalla Libia. In queste ore stanno sentendo decine di migranti per risalire all’identità degli uomini che hanno condotto i sette gommoni intercettati e soccorsi, in diverse operazioni, a 40 miglia a nord di Tripoli. I quasi 800 extracomunitari che erano a bordo delle imbarcazioni sono stati trasbordati sul Pattugliatore d’altura della Guardia Costiera, Dattilo, che stamattina è attraccato al molo Pontone del porto di Palermo.

 

A recuperare i cadaveri, dopo l’allarme smistato dalla centrale operativa della Guardia Costiera, sono stati lo stesso pattugliatore Dattilo, la nave Corsi e due motovedette partite da Lampedusa. Secondo le prime ricostruzioni sul gommone affondato viaggiavano 130 persone. L’imbarcazione era stata caricata anche di decine di taniche di benzina.

 

Dei 716 migranti giunti a Palermo 662 sono uomini, 88 donne e 8 bambini. Almeno una sessantina i minori stranieri non accompagnati, mentre sono in corso le procedure per identificare i 12 corpi. Varie le nazionalità, la maggior parte dell’Africa Subsahariana, per lo più provenienti da Ghana, Gambia, Senegal, Somalia, Sierra Leone, Nigeria, Eritrea. Nove persone sono state trasferite in ospedale, tra cui tre donne con ustioni di secondo e terzo grado, una donna incinta e un neonato di circa 40 giorni in stato di disidratazione. Altri 5 sono stati ricoverati per accertamenti. A fornire la primissima accoglienza al porto, c’erano anche i volontari e gli operatori della Caritas diocesana di Palermo, che hanno distribuito acqua, panini, scarpe, vestiti e abbigliamento per i profughi, giunti quasi tutti scalzi e senza abiti.

 

In 200 verranno ospitati temporaneamente nelle due strutture di accoglienza della Caritas: 100 troveranno riparo al Centro San Carlo e Santa Rosalia, a Palermo; altri 100 invece al centro di Giacalone.

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