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Catania, infiltrazioni in Consiglio: la commissione Antimafia accelera

Catania, infiltrazioni in Consiglio: la commissione Antimafia accelera

L'obiettivo è arrivare alla relazione finale prima delle ferie. Richiesti ulteriori documenti relativi alla posizione di 4 consiglieri comunali e uno di circoscrizione

Catania, infiltrazioni in Consiglio: la commissione Antimafia accelera

CATANIA - La commissione regionale si è fissata l’obiettivo di stilare prima delle ferie la relazione finale sull’inchiesta politico amministrativa sollevata dal presidente Nello Musumeci. Si tratta del filone sulle presunte infiltrazioni al Consiglio comunale di Catania attraverso alcuni eletti, parenti di soggetti malavitosi. E’ questa l’ultima indiscrezione che trapela sulla vicenda. La scorsa settimana la sotto commissione Antimafia, composta dai deputati Zito, Malafarina e Assenza, ha provveduto a richiedere, tramite il presidente Musumeci,   e, novità che non era emersa in precedenza, per un consigliere di circoscrizione. Stavolta la richiesta di acquisizione atti non avrebbe riguardato il Comune bensì altri enti. Si tratta dell’ultima fase della lunga indagine politica della commissione che si accingerebbe a concludere l’iter entro i primi di agosto sempre che i documenti arrivino in tempo.

 

Una volta fatte le ultime verifiche la commissione stilerà la relazione finale, nell’ambito della sua specifica competenza politico-amministrativa e la invierà alla Procura di Catania, alla commissione nazionale Antimafia presieduta dalla Bindi e al presidente dell’Ars per gli opportuni provvedimenti che si riterranno necessari. Era lo scorso 1 febbraio quando Musumeci in un’intervista al nostro giornale, scosse la città con una dichiarazione forte e inequivocabile: «Come presidente della commissione regionale Antimafia abbiamo ricevuto tre, quattro segnalazioni su consiglieri comunali che in campagna elettorale, da candidati, avrebbero ottenuto il sostegno di determinati ambienti malavitosi. Alcuni addirittura parenti e familiari di pregiudicati condannati per reati associativi. Dico questo, senza configurare questa fattispecie in nessuna area politica, per dire che in questa città il voto non è sempre frutto di serena meditazione e riflessione, ma anche di piccoli interessi. E che questo voto di scambio - aggiunse Musumeci - sia presente nei quartieri periferici è risaputo, ma che possa e debba trovare nella nuova classe dirigente accoliti e propugnatori mi preoccupa tantissimo».

 

Prima della richiesta di nuovi atti, per trattare il “caso Catania”, la sotto commissione ha esaminato voluminosi fascicoli trasmessi dal Comune, contenenti documenti relativi ai risultati elettorali conseguiti al termine della campagna amministrativa del 2013, e alle sezioni in cui si è svolto il voto con i relativi risultati e la dinamica geografica. Le dichiarazioni di Musumeci suscitarono allora la netta presa di posizione dell’amministrazione e degli altri organi comunali. Il sindaco Enzo Bianco e la presidente del Consiglio, Francesca Raciti, chiesero, in due lettere differenti, al procuratore capo «ogni approfondimento utile a fare massima chiarezza». «La città - scrisse Bianco in una nota - ha bisogno di capire e sapere notizie certe, lo meritano i tanti catanesi onesti che lavorano e vivono con la schiena dritt

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