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Borsellino: via d’Amelio 23 anni dopo

Borsellino: via d’Amelio 23 anni dopo l’Italia ricorda, Palermo non dimentica

Niente politici alla commemorazione, poi la tradizionale fiaccolata

Niente politici alla commemorazione, poi la fiaccolata FOTO - VIDEO

Borsellino: via d’Amelio 23 anni dopo l’Italia ricorda, Palermo non dimentica

PALERMO - Tanti bambini, un gruppetto di Agende Rosse, Rita e Salvatore Borsellino, qualche magistrato arrivato poco prima che alle 16:58, l’ora della strage, suonassero le note del Silenzio. A 23 anni dall’eccidio costato la vita a Paolo Borsellino e agli agenti della sua scorta, dopo giorni di polemiche, veleni e il giallo della presunta intercettazione choc tra il governatore siciliano Rosario Crocetta e il medico Matteo Tutino, in via D’Amelio si torna a ricordare. Decine i messaggi di esponenti delle istituzioni come il presidente del Consiglio Matteo Renzi e i presidenti di Camera e Senato Laura Boldrini e Piero Grasso che hanno ricordato l’eroismo e l’esempio del magistrato ucciso da Cosa nostra.  

 

In Via D’Amelio però non ci sono politici, perché gli organizzatori delle manifestazioni, da anni, fanno sapere che non sarebbero graditi, ma cittadini, familiari di vittime della mafia, qualche giudice, poliziotti, carabinieri e, soprattutto, decine di bambini che, della strage, hanno solo letto sui libri. Non ci sono i figli Lucia e Fiammetta. Manfredi, che ieri a sorpresa, intervenendo alle commemorazioni organizzate dall’Anm, ha pronunciato parole pesantissime contro il governatore siciliano Rosario Crocetta, questa mattina è andato a visitare il Giardino della Memoria, a Ciaculli. «Questo - ha detto - è ormai uno dei simboli della legalità e della vera lotta alla mafia, dove i cronisti e i magistrati spendono energie sane e saldi valori per allontanare da questa terra il cancro di Cosa nostra. Questo luogo è importante perché teatro al pari di via D’Amelio di visite di scolaresche che imparano a non disperdere la memoria».  

 

Parole di tutt’altro tenore, rispetto a quelle pronunciate ieri al palazzo di giustizia dove, intervenendo a difesa della sorella Lucia, ex assessore della Giunta Crocetta, ha parlato dell’isolamento istituzionale subito dalla primogenita di Borsellino e del “calvario” sofferto nel silenzio delle istituzioni. Uno sfogo, spesso rotto dal pianto, con spettatore il capo dello Stato, che l’ha poi abbracciato. Le accorate parole di Manfredi, commissario di polizia, sono state riportate sul profilo facebook della Polizia di Stato raccogliendo migliaia di condivisioni e commenti di solidarietà.  

 

Dell’intercettazione, riportata da L’Espresso ma seccamente smentita dalla Procura, in cui il medico Matteo Tutino, fedelissimo di Crocetta, avrebbe augurato all’ex assessore di fare la stessa fine del padre, Manfredi Borsellino continua a non parlare. «Lasciamo che i magistrati accertino cosa è accaduto», aveva detto ieri. Sarà un’inchiesta, aperta nei giorni scorsi, a far luce sul giallo. I pm, più di una volta, hanno negato l’esistenza della conversazione agli atti, non solo dell’indagine per truffa per cui il medico è ai domiciliari, ma anche nelle altre indagini su Tutino in corso in Procura.  

 

Anche oggi il procuratore Francesco Lo Voi, che ha partecipato alla commemorazione delle vittime dell’eccidio alla caserma Lungaro della polizia, ha ribadito che “la telefonata non c’è”, precisando di essere intervenuto sulla vicenda, dopo la pubblicazione della notizia, perché coinvolgeva le istituzioni. «È uno dei pochi casi in cui è doveroso che un procuratore della Repubblica intervenga per dire una parola di chiarezza, che poi ci sia qualcuno che possa crederci o non crederci è un altro discorso», ha detto.  

 

In serata, a chiusura delle manifestazioni, la tradizionale fiaccolata con la partecipazione, tra gli altri, della leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni e del presidente della commissione regionale Antimafia Nello Musumeci.

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