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Parentopoli al Cara di Mineo

Parentopoli al Cara di Mineo Cinque indagati per corruzione

Posti di lavoro per il “cambio di casacca”, nei guai sindaco

Parentopoli al Cara di Mineo Cinque indagati per corruzione

CALTAGIRONE - Gli episodi incriminati, per ora, sono due. «I primi di un vastissimo campionario di situazioni simili, che stiamo vagliando con la massima cura», riferisce il procuratore di Caltagirone, Giuseppe Verzera (nel tondo in alto) . Lo scenario corruttivo – per entrambi i casi – è Mineo. Sullo sfondo il Cara, Centro di accoglienza per richiedenti asilo, già nella bufera giudiziaria. Agosto 2013: a un consigliere comunale di opposizione arriva un’offerta di quelle che è difficile rifiutare. «Se passi con la maggioranza assumiamo la tua fidanzata al Cara». La risposta, però, è: no, grazie. Estate 2014: l’oggetto del desiderio (politico) è un altro consigliere di minoranza. Una giovane alla quale chiedono, a più voci e con insistenza, il salto della quaglia. In cambio: un incarico da assessore e un’assunzione da dirigente del Cara o in una delle coop–pigliatutto. Lei accetta la prima proposta e rifiuta le altre; niente lavoro, ma neo–assessore e neo–consigliere di maggioranza in un colpo solo. Dopo qualche mese, però si dimette da assessore. Resta consigliere, ma torna fra gli oppositori del sindaco. E comincia a raccontare agli inquirenti, senza sconti nemmeno per se stessa, la “matrice” dell’esperienza amministrativa.

 

Benvenuti – o bentornati? – nel piccolo mondo di mezzo della parentopoli del Cara di Mineo. Assunzioni nelle coop, compravendita di voti e appoggi politici: un groviglio che il nostro giornale raccontò, facendo anche molti nomi, lo scorso 24 marzo. Seguirono indignatissime smentite e non soltanto quelle. Adesso le lancette della giustizia scoccano il primo rintocco: cinque indagati, a vario titolo, per corruzione. L’avviso di conclusione indagini, che vale come informazione di garanzia, è stato notificato ad Anna Aloisi (sindaco di Mineo, di Ncd), Paolo Ragusa (ex presidente di Sol. Calatino), Luana Mandrà (consigliere comunale ed ex assessore a Mineo), Maurizio Gulizia (ex assessore a Mineo, di area Ncd). Un giallo, comunque già risolto, sull’identità del quinto indagato: l’“avviso” è arrivato all’ex sindaco di Mineo (fra il 1994 e il 2003) Giuseppe Salvatore Mirata. Ma è il destinatario sbagliato, per una questione di omonimia con un altro ex primo cittadino menenino di fine anni 80: Giuseppe Mario Mirata. Che riceverà la notifica nelle prossime ore, come ci confermano fonti qualificate.

 

Dicevamo delle accuse. Pesantissime, quelle messe nero su bianco nelle otto pagine di avviso firmato dal procuratore di Caltagirone. Per Ragusa e Gulizia si ipotizza il concorso nel reato continuato di istigazione alla corruzione perché «promettevano a Mario Agrippino Noto, consigliere comunale di minoranza del Comune di Mineo, senza ricevere accettazione, un posto di lavoro presso il Cara di Mineo in favore della sua fidanzata Teresa D’Amplò, se avesse, il primo, accettato di passare dalla minoranza alla maggioranza nell’ambito del Consiglio comunale del predetto Comune». Ancora Ragusa, stavolta assieme a Mirata senior, deve rispondere di un altro caso istigazione alla corruzione, «perché, in concorso tra loro, il secondo, su incarico del primo, prometteva a Luana Mandrà, senza ricevere accettazione, un posto di lavoro a tempo determinato di natura dirigenziale presso il Cara di Mineo se avesse accettato di passare nel gruppo “Uniti per Mineo” nell’ambito del Consiglio comunale del predetto Comune».

 

E il capo delle coop, da solo, avrebbe commesso un’istigazione–bis alla corruzione, «perché prometteva a Luana Mandrà, senza ricevere accettazione, un posto di lavoro presso le sue aziende se avesse accettato la carica di assessore». Per l’ultima offerta, quella di entrare in giunta, sono chiamati in causa – a vario titolo per istigazione alla corruzione e corruzione in atto d’ufficio – l’onnipresente Ragusa, ancora il sindaco Aloisi, ma stavolta anche lo stesso consigliere Mandrà. Perché quel posto lo accettò, salvo poi “pentirsi”. Per dirla con le parole, piuttosto esplicite, del pm Verzera «perché, i primi due in concorso tra loro, il Ragusa offrendo al consigliere comunale Mandrà Luana un posto di assessore nella giunta municipale del Comune di Mineo se fosse passata dall’opposizione (8 consiglieri) alla maggioranza (7 consiglieri), l’Aloisi nella qualità di sindaco del cennato Comune, quindi pubblico ufficiale, adottando la determina nr. 26 del 21 agosto 2013 con la quale effettivamente nominava la detta Mandrà, che accettava l’offerta di cambiare schieramento, assessore comunale, segnatamente alla Pubblica istruzione, Politiche giovanili ed altro, riceveva indebitamente per sé un’utilità consistita nell’aver riacquistato la maggioranza che non possedeva più in seno al Consiglio comunale potendo, così, continuare ad esercitare la funzione di sindaco».

 

Fin qui le accuse. Dalle quali gli indagati avranno modo di difendersi: 20 giorni, a partire dalla data della notifica, per presentare memorie e documenti, oltre che per chiedere di essere interrogati. Ma è la prima puntina di un iceberg – l’inchiesta sulla parentopoli del Cara – dalle dimensioni gigantesche. «Si tratta degli avvisi di conclusione d’indagine di una minima parte del nostro lavoro di investigazione», ammette Verzera. Sul suo tavolo un monumentale dossier con dentro di tutto: inchieste giornalistiche, esposti di cittadini e di gruppi politici, verbali di decine di persone già sentite, compreso qualche “pentito” del sistema Cara. Ma il fronte più delicato è il riscontro documentale: «Stiamo incrociando, per questa parte di indagine, qualcosa come 700 nominativi a vario titolo coinvolti nella cosiddetta parentopoli. E il quadro, per quello che posso dire per adesso, è piuttosto inquietante». Politici (non solo di livello comprensoriale), sindaci, assessori, consiglieri, sindacalisti, imprenditori, vertici delle cooperative, ma soprattutto centinaia di assunti con corsie preferenziali. Il pentolone del Cara ribolle, infuocato più che mai. E non certo per i 38 gradi all’ombra di una mezz’estate calatina. twitter: @MarioBarresi

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