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Agromafie in Campania, Lazio e Sicilia: 20 arresti e maxi sequestro

Agromafie in Campania, Lazio e Sicilia: 20 arresti e maxi sequestro

L’operazione ha svelato la gestione monopolistica, operata dai clan Casalesi e Mallardo con quelli appartenenti a Cosa nostra catanese, negli approvvigionamenti di prodotti ortofrutticoli
Agromafie in Campania, Lazio e Sicilia: 20 arresti e maxi sequestro
Oltre 200 uomini della Direzione Investigativa Antimafia, supportati dalle forze di polizia territoriali, sono impegnati, sin dalle prime ore del mattino, nell’esecuzione di ordini di custodia cautelare in Campania, Lazio e Sicilia nei confronti di numerosi soggetti per i reati di associazione mafiosa, estorsione e altri gravi delitti. Sequestrati beni per un ingente valore.   Il Centro Operativo Dia di Roma, coadiuvato dalle articolazioni Dia di Napoli, Salerno, Palermo, Caltanissetta, Catania e Bolognasta eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Dda, nei confronti di 20 persone, ritenute responsabili dei reati di associazione mafiosa, illecita concorrenza con minaccia o violenza, estorsione ed altro. L’operazione, che prende spunto dalle precedenti “Sud Pontino” e “STORÈ” già condotte dalla Dia ha svelato - si sottolinea - la gestione monopolistica, operata dai clan Casalesi e Mallardo con quelli appartenenti a Cosa nostra catanese, negli approvvigionamenti di prodotti ortofrutticoli e nell’imposizione dei connessi servizi di trasporto da e per i maggiori mercati del centro e del sud Italia. Si stanno, altresì, eseguendo diverse perquisizioni e un decreto di sequestro preventivo riguardante compendi aziendali di 10 società di trasporto per un valore di circa 100 milioni di euro.   «Nell’isola, il business delle agromafie - sottolineano il presidente e il direttore, Alessandro Chiarelli e Prisco Lucio Sorbo - supera i 5 miliardi di euro, un’alta percentuale del dato nazionale dove il giro d’affari nel 2014 è stato di 15,4 miliardi. La malavita si è insediata in molti dei punti nevralgici del sistema agricolo regionale: dalla falsificazione delle tracce di provenienza dell’ortofrutta (come la falsificazione di etichettature in modo da spacciare prodotti del Nord-Africa per comunitari), all’imposizione del guardiania, al pagamento del pizzo anche con l’obbligo di assunzione di manodopera, al trasporto».

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