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Lampedusa, i tropici d’Europa dove i migranti non ci sono più

Lampedusa, i tropici d’Europa dove i migranti non ci sono più

Il sindaco Nicolini: «Serve un’operazione verità, la realtà non è quella dei tg»
Lampedusa, i tropici d’Europa dove i migranti non ci sono più
LAMPEDUSA - Il bar più a sud d’Europa (e quindi anche di gran parte del Maghreb) dà proprio sul piazzale del porto di Lampedusa e si chiama, appunto, lo Sbarcatoio. Che sia quello più a sud del Continente, non è solo una boutade pubblicitaria. Lo dicono le coordinate Gps: 35° 49’ nord. Più a sud di questo punto, in Europa, c’è solo acqua. In questo posto le granite al limone vanno via una dopo l’altra per colpa, certo, del grande caldo davvero africano ma anche per «colpa» dei turisti che come sempre tutte le mattine sbarcano copiosamente dal vecchio traghetto che arriva da Porto Empedocle.   Un mondo coloratissimo e variegato che è molto diverso da quello che i tg nazionali ci hanno abituati a vedere. Qui ormai da un pezzo – da quando c’è l’operazione Triton e prima ancora Mare Nostrum – migranti non se ne vedono più. Arrivano (pochi) solo in casi di estrema necessità – in genere se hanno bisogno di cure urgenti – ma il grosso è ormai dirottato verso la terraferma. Lampedusa non è insomma più quella specie di Alcatraz, l’isola prigione, «sognata» dall’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni. Le scene del 2011 sono destinate – o dovrebbero essere destinate – agli archivi storici.   Del resto ormai, al porto o nella nuovissima aerostazione, «sbarcano» solo i turisti veri, quelli che non scappano dalle guerre ma che al massimo fuggono dallo stress degli uffici milanesi, dei ministeri romani o dal Nord Europa ansiosi di godersi questa enclave di Africa in Italia. Ne arrivano in media centomila l’anno, la stragrande maggioranza in aereo, un 10 - 15% con la nave. L’aeroporto di Lampedusa a luglio e agosto ha una frequenza di voli impressionante, segno che questa specie di paradiso naturale è sempre una mèta ambita dai turisti. Lungo la via Roma, il corso principale di Lampedusa, c’è sempre «vita», ma è in due momenti della giornata che diventa quasi frenetica: la mattina prima di andare al mare (qui o ti godi il mare o è pressoché inutile venirci) e la sera quando lo «struscio» è interrotto da decine di concertini nei mille locali, bar e pizzerie, che riempiono questa parte di isola.   Si parla milanese, romano, francese, inglese, tedesco e idiomi da nord Europa. Tutti hanno in testa per prima cosa la Spiaggia dei Conigli che non è lontana dal centro abitato. Ma in un’isola così piccola alla fine nulla è lontano da qualunque altro posto. Quando la vedi dall’alto, la Spiaggia dei Conigli, sembra i Caraibi, tipo la spiaggia di James Bond e Ursula Andress. L’acqua è talmente trasparente e la sabbia così bianca che non ci si può sorprendere se poi TripAdvisor – il portale turistico per eccellenza – l’ha votata come terza più bella spiaggia del mondo. Del mondo. Né della sola Italia, né della sola Europa. Del mondo. E il bello è che in un posto che è pure una riserva naturale le tartarughe caretta caretta vengono a deporre le loro uova. Lo fanno ogni anno.   «A Lampedusa – spiega subito il sindaco Giusi Nicolini, che è anche il direttore della riserva e “pasionaria” di questi luoghi – si è compreso che il rispetto dei diritti umani delle persone soccorse coincide con il rispetto dell’isola e degli isolani. In una regione dove all’improvviso scompaiono gli aliscafi e dove bisogna combattere ogni giorno per ottenerli – ha aggiunto il sindaco Nicolini – il turismo non è sicuramente incentivato. Eppure l’andamento del turismo negli anni è stato, nonostante tutto, sempre in crescita, a dimostrazione che mai turismo e flussi migratori sono stati in conflitto, tranne che nel 2011 quando Maroni abbandonò migranti e lampedusani al loro destino, interrompendo i trasferimenti sulla terraferma.   Lampedusa paga un prezzo assurdo e ingiusto dovuto alla rappresentazione mediatica di una emergenza che non c’è, che non c’è più. Forse non è mai esistita, così come viene percepita da molti. Sicuramente oggi lampedusa è il luogo più sicuro e più tranquillo d’Italia, anche perché non è più l’unico porto per tutte le persone salvate in mare. Va fatta una riflessione sul potere dell’informazione, soprattutto di quella televisiva per comprendere come può essere indotta una immagine completamente opposta a quella reale». La questione è legata al parallelismo che ormai si fa di Lampedusa con il fenomeno dell’immigrazione e anche dei naufragi.   «È un tema spinosissimo e delicatissimo – ha spiegato il sindaco Nicolini – perché non solo si può deprimere l’economia di una località, e quindi causare danni, ma soprattutto si fallisce nell’obiettivo di descrivere la realtà. C’è bisogno di una grande operazione verità su Lampedusa anche se capisco che si può fare solo con strumenti di informazione non stretti e costretti nei tempi dei tg». «Contrariamente a quanto si pensa la situazione nelle Pelagie – ha detto Giandamiano Lombardo presidente di Federalberghi Isole Pelagie – è tornata normale e tranquilla. Mare Nostrum prima e Triton dopo, infatti hanno creato una vera barriera a salvaguardia delle Isole. Ci siamo riappropriati della vocazione turistica e abbiamo dato un altro significato al concetto di accoglienza. Qui possiamo contare su una offerta turistica variegata e di qualità che permette, con comodi voli da Milano, Bergamo, Verona, Venezia Bologna e Roma. Noi siamo l’unico posto dove fare vacanze ai Tropici restando in Europa». Un posto davvero incredibile anche perché, con un po’ di fortuna, si può pure ammirare lo spettacolo delle balenottere che in queste acque nuotano regolarmente.

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