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Libia: Carlentini e Piazza Armerina

Libia: Carlentini e Piazza Armerina col fiato sospeso per Salvo e Filippo

Le famiglie in ansia si sono trincerate nel silenzio

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Libia: Carlentini e Piazza Armerina col fiato sospeso per Salvo e Filippo

CATANIA - Si vivono ore di angoscia e trepidazione, a Piazza Armerina (Enna) e Carlentini (Siracusa), per le sorti di Filippo Calcagno, di 65 anni, originario del paese dei mosaici, e Salvatore Failla, 47 anni, dipendenti dell’impresa Bonatti di Parma, rapiti ieri da gruppi armati in Libia insieme con altri due colleghi. Dei quattro italiani sequestrati non si hanno ancora notizie ufficiali, i servizi segreti italiani hanno immediatamente attivato la loro rete informatica cercando dei contatti utili. Ma nel caos della Libia, dove il territorio è in mano a varie tribù, non è cosa facile. La parola d’ordine è: “Fare in fretta”. Una fonte d’intelligence che conosce bene il dossier dei quattro italiani rapiti in Libia accredita con “ragionevole certezza” l’ipotesi che i tecnici della Bonatti siano stati sequestrati da una delle tante milizie della galassia criminale che imperversa nel Paese ormai lacerato. Un sequestro a scopo di estorsione, dunque, opera di criminali “comuni”.

 

Intanto, nei due paesi siciliani i prenti dei tecnici rapiti sono col fiato sospeso. Il 13 luglio scorso, Calcagno aveva accompagnato all’altare Gianluca, il primo dei suoi due figli (un maschio e una femmina), che hanno vissuto con lui e la moglie nella casa alla periferia sud del Comune, all’uscita per Gela. Una villa realizzata, in contrada “Colla-Scarante”, con gusto e con anni di lavoro e di sacrificio, in giro per il mondo. Al momento del sequestro, Calcagno stava tornando al suo posto di lavoro di Mellitah, la stazione di pompaggio del metano che dai giacimenti libici viene trasferito all’approdo siciliano di Gela, attraverso il gasdotto sottomarino Greenstream della lunghezza di 520 km.  

 

Il sindaco di Piazza Armerina, Filippo Miroddi, si è recato oggi in prefettura, ad Enna, per avere un quadro chiaro della situazione e per mettere la propria giunta a disposizione della famiglia e degli organi inquirenti. «Siamo profondamente preoccupati - ha detto il sindaco - e restiamo con l’animo sospeso in attesa degli sviluppi di questa angosciante vicenda. Un appello ai sequestratori: liberate Calcagno e i suoi colleghi». «Abbiamo espresso alla famiglia la solidarietà dei piazzesi e nostra personale - ha aggiunto, Miroddi - ed esternato alla prefettura i sentimenti di paura e di perplessità: paura per le sorti dei sequestrati, perplessità per l’eccessivo clamore mediatico che sta circondando questa vicenda e che potrebbe compromettere le trattative con i sequestratori, che, speriamo non facciano parte dell’Isis».  

 

Colleghi e amici lo descrivono come un grande lavoratore e come una persona seria e amabile. In famiglia, nessuno rilascia dichiarazioni ai cronisti: rispettano la consegna del silenzio chiesta dal ministero degli Esteri per non compromettere il lavoro diplomatico avviato per liberare gli ostaggi. Il figlio Gianluca ha interrotto il viaggio di nozze negli Usa e sta tornando a casa. La moglie di Calcagno sta male. Vive nella paura per quello che tutta la famiglia ha definito un incubo. Per garantire la privacy carabinieri e agenti di polizia presidiano la villa, giorno e notte.  

 

A Carlentini, cittadina di 17 mila abitanti, la famiglia di Failla, padre di due ragazze di 22 e 12 anni, saldatore specializzato, ha chiesto di rispettare la privacy e soprattutto il silenzio imposto dalla Farnesina. Così, in piazza, si parla a mezze frasi di Salvo, grande lavoratore, molto conosciuto in città, che spesso era costretto a lunghe trasferte anche all’estero. In quei grandi cantieri dove la manodopera specializzata è richiesta e ben pagata.  

 

 

I familiari attendono una telefonata da Roma. E nel frattempo sperano che Salvatore possa essere al più presto lasciato libero insieme ai suoi tre colleghi. Il sindaco di Carlentini, Giuseppe Basso, non si trova al momento in città ma stamane ha chiamato i familiari e ha parlato col padre. «Ovviamente sono fortemente preoccupati - dice il sindaco - Non hanno notizie perché la Farnesina gli ha detto che bisogna aspettare ed avere pazienza. La situazione non è chiara perchè non si capisce chi sono i rapitori. Ci sono diverse ipotesi. Al momento si può solo attendere. Hanno bisogno solo di privacy». Basso aggiunge: «Lui da tanti anni lavora per la Bonatti. Si fanno dei sacrifici e per portare a casa qualcosa di più si va incontro a queste situazioni pericolose. Il Governo aveva detto di abbandonare la Libia. Attendiamo e siamo fiduciosi che tutto si risolverà presto».

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