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Trapani, aeroporto di Birgi nel caos

Trapani, aeroporto di Birgi nel caos Ryanair verso l’addio, turismo a rischio

È scontro aperto con i Comuni “avidi” e inadempienti
Trapani, aeroporto di Birgi nel caos Ryanair verso l’addio, turismo a rischio
TRAPANI - Il caso aeroporto di Birgi è aperto da tempo e potrebbe presto arrivare ad una nefasta conclusione con il disimpegno di Ryanair, compagnia che ha il monopolio delle tratte nazionali ed europee, danneggiando irrimediabilmente l’unica voce in attivo della provincia: il turismo. La questione riguarda l’accordo di co-marketing che Camera di Commercio e Comuni hanno stipulato con la società «Airport Marketing Service Limited» che gestisce il marketing di Ryanair. Due milioni e 225 mila euro, in tre anni, che fino da oggi non sono arrivati. Proprio ieri un’interrogazione dell’on. Girolamo Fazio puntava l’indice contro i sindaci colpevoli di non aver rispettato i tempi dei versamenti dovuti.   E mentre sulla questione la politica dibatte e gli operatori commerciali e turistici si disperano temendo di perdere quanto sono riusciti a conquistare, se ne apre un’altra anch’essa di grande rilevanza. Riguarda i dieci milioni di euro di ristoro che lo Stato aveva promesso quando, per circa sei mesi, chiuse l’aeroporto civile (la cui pista è militare) per sostenere, nella seconda metà del 2011, le operazioni di guerra in Libia.   Dei dieci milioni richiesti per il danno economico subito ne sono arrivati cinque, gli altri seguiranno, pare. Ed ora che la disponibilità è concreta come dividerli e a chi? L’Airgest, società che gestisce lo scalo, dovrebbe fare la parte del leone ma ci sono anche i sindaci a voler ottenere una quota parte. Le riunioni delle scorse settimane davanti al prefetto Falco hanno portato alla decisione del Libero Consorzio comunale, gestito pro tempore da Giuseppe Amato, sesto commissario nominato dalla Regione, di destinare ad Airgest il 70 per cento della somma, 3,5 milioni di euro e il 30 rimanente, 1,5 milioni di euro, ai Comuni.   L’Airgest è società di capitalicostituita per il 62 per cento da enti pubblici (la Regione ha il 59,7, la Camera di Commercio lo 0,3) e il 38 da privati, vale a dire Infrastrutture Sicilia, con il 32,6, la cui quota è controllata da Corporation America, e Quercioli con il 5,7. Ora i soci privati insorgono e contestano la delibera del Consorzio dei Comuni perchè dicono «l’importo quantificato da Enac è relativo ai soli danni subiti dall’aeroporto in conseguenza alle limitazioni imposte dalle operazioni militari e non può ricomprendere, anche perché non di competenza Enac, la stima dei danni generici sofferti dal territorio e dall’indotto commerciale e sociale». Una contestazione diventata ufficiale dopo che i conti erano fatti e che trova motivazione anche nella circostanza che «i danni non sono mai stati oggetto di specifica sollecitazione e richiesta dai Comuni o dalla Regione stessa». Quindi chiedono che l’indennizzo sia destinato per intero ad Airgest e sottolineano come la ripartizione così decisa «sia l’ennesima riprova dell’attenzione e della preferenza del sovvenzionamento ai Comuni e alla Provincia quando l’impegno pubblico in questi anni ha lasciato a desiderare e l’incapacità ad adempiere al ruolo istituzionale di sostegno all’economia si è riversata solo sull’impegno della società e dei suoi azionisti».   Quasi tutti Comuni che oggi chiedono di essere risarciti con una quota dell’indennizzo sono inadempienti rispetto agli impegni assunti, tanto che qualche giorno fa il presidente della Camera di Commercio Giuseppe Pace si è dimesso da capo della «cabina di regia». Di fatto accade che, mentre i Comuni non ottemperano all’accordo per fa sì che Ryanair resti all’aeroporto «Florio» – adducendo mancanza di fondi, ritardi nei bilanci, rateizzazioni, Consigli comunali inadempienti – dall’altra chiedono di essere risarciti. E i soci privati di Airgest li contestano: «Non hanno nemmeno risposto a una convocazione dell’assemblea dei soci evidenziando il disinteresse per l’iniziativa e sottovalutando il rischio di un serio contingentamento dei voli e forse la continuità stessa dell’azienda». E far saltare l’accordo di co-marketing e la permanenza di Ryanair, dice l’on. Fazio, «è da irresponsabili ed incoscienti».

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