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Riina libero? È già polemica tra pro e contro

Per l'Unione Camere Penali è una sentenza storica, ma la Lega promette battaglia: «Per il boss fine pena mai»

Riina libero? È già polemica tra pro e contro

La decisione della Corte di Cassazione di accogliere il ricorso del difensore di Totò Riina che chiedeva il differimento della pena o, in subordine, la detenzione domiciliare per l’anziano boss affetto da gravi patologie ha subito alzato un polverone mettendo di fronte favorevoli e contrari alla scarcerazione di quello che è stato definito il boss mafioso più sanguinario di sempre e che tra i tanti delitti è considerato il principale mandante delle stragi di Capaci e via D'Amelio.

 

Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell’Associazione familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili, dice che la decisione della Suprema Corte «lascia a dir poco basiti» e rispedisce al mittente «l'espressione usata "diritto ad una morte dignitosa"» perché - commenta - «si può morire dignitosamente ovunque nelle mani di uno Stato, tranne in via dei Georgofili come è avvenuto il 27 maggio 1993 per Dario, Nadia, Caterina, Angela, Fabrizio e quanti ancora oggi spesso non possono condurre la vita che gli resta dignitosamente». L'associazione ora aspetta il pronunciamento del tribunale di sorveglianza di Bologna: «Un giudice ci sarà pure in questo Paese - afferma Giovanna Maggiani Chelli -. Dopo di che per non essere presi in contropiede cominciamo a preparare gli striscioni».

 

Beniamino Migliucci, presidente dell’Unione delle Camere penali, non nasconde invece la sua soddisfazione per la sentenzadella Cassazione su Totò Riina, che «traccia in maniera chiara i limiti della pena:se non c'è pericolosità non si può trattare diversamente un essere umano, altrimenti la pena si trasforma in vendetta».  Si tratta - ha spiegato di un cambio di rotta significativo rispetto a «decisioni di segno opposto che sono distoniche riguardo a quello che la Costituzione vuole per la pena e la dignità dell’uomo». 

 

Per Matteo Salvini, segretario della Lega, invece l'ex capo dei capi deve restate in galera: «Secondo la Corte di Cassazione - afferma Salvini - il signor Totò Riina, mafioso assassino condannato a decine di ergastoli, avrebbe diritto a morire dignitosamente e quindi a uscire di galera. Non ho parole. Anche le decine di morti ammazzati che pesano sulla sua coscienza, comprese donne e bambini, avrebbero avuto diritto di vivere dignitosamente. Fine pena mai, per Riina e per quelli come lui! La Lega è pronta a dare battaglia, in ogni sede». 

 

Di parere opposto l'associazione Antigone: «Quella su Riina è una sentenza molto importante - ha detto Patrizio Gonnella - poiché pone il tema della dignità umana e di come essa vada preservata anche per chi ha compiuto i reati più gravi e, di conseguenza, come la pena carceraria non possa e non debba mai trasformarsi in una sofferenza atroce e irreversibile». 
«Ancora oggi - prosegue Gonnella - ci sono detenuti che da circa 25 anni sono continuativamente sottoposti al regime duro di vita penitenziaria disciplinato dall’art 41 bis 2° comma dell’ordinamento penitenziario. Alcuni di loro versano in condizioni di salute gravissime tali da non poter costituire mai un pericolo all’esterno». «Uno stato forte e democratico - conclude il presidente di Antigone - non fa mai morire nessuno in carcere deliberatamente».

 

Secondo Carlo Vizzini, presidente del Partito Socialista Italiano, «tutti gli uomini hanno diritto a morire con dignità» ma  «sarebbe un errore grave la scarcerazione dello storico grande capo della mafia Totò Riina. La scarcerazione sarebbe l’ultimo scacco allo Stato da parte di una mafia che vive anche di questi segnali, e dunque un pericolo. Il mantenimento al regime carcerario lo dobbiamo anche a quella famiglie che ancora oggi piangono per gli infami delitti consumati da Riina».

 

Per Rita Dalla Chiesa invece nella morte di suo padre, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa ucciso dalla mafia di Riina, «non c'è stato nulla di dignitoso», e si chiede se non sta «sbagliando tutto ad insegnare a mio nipote ad avere fiducia nella giustizia e nella legalità».

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