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«Beni culturali, intervengano i privati come al Colosseo»

«Intervengano i privati come fatto al Colosseo»

Lo dice l’assessore regionale Antonino Purpura, docente a Palermo

«Intervengano i privati come fatto al Colosseo»

CATANIA - C’è una grossa novità nel programma del nuovo assessore regionale ai Beni culturali, Antonino Purpura: l’apertura ai privati che potranno investire su musei e monumenti, o per averne la gestione, oppure per metterci il loro nome/marchio. Sostanzialmente una integrazione virtuosa pubblico-privata, un po’ sull’esempio del Colosseo e dell’investimento di Della Valle.   «Chiederemo alle Soprintendenze quali sono i monumenti da affidare in gestione. Ma questo non riguarderà solo i grandi attrattori, ma anche le associazioni che potrebbero curare i siti meno conosciuti. Abbiamo 115 musei, e il 90% degli incassi arriva da una decina di essi. Quindi a parte i topo ten, quel centinaio di siti museali debbono trovare dei tutor, altrimenti tenerli aperti è un costo netto che non ci possiamo permettere. Noi avremo dei grandi attrattori turistici, ma accanto a questi ci saranno altri siti di seconda fascia che formeranno un percorso interessante, a loro volta collegati ad altri diciamo di terza fascia per creare una rete turistico-culturale di grande richiamo. Sono stati privilegiati i siti Unesco e questi percorsi».  

 

Purpura è un valente docente universitario di Palermo prestato alla politica: «A novembre mi hanno chiesto se me la sentivo di lasciare l’Università, e io ho detto di sì essendo a pochi anni dalla pensione». Restare otto mesi in Giunta è già parecchio, visto il veloce turn over crocettiano. E’ venuto a trovarci al giornale assieme al deputato regionale Barbagallo per fare il punto sui suoi programmi ed eventualmente per avere un’altra fonte di giudizio sul Distretto di Sud-Est.  

 

Lei sa che Catania è la seconda città romana dopo Roma e che da anni il nostro giornale si batte per portare alla luce i monumenti dell’epoca.

«So che il compianto Lino Leanza aveva istituito una commissione di studio per esaminare la possibilità di abbattimento di alcuni palazzi attorno all’anfiteatro romano di piazza Stesicoro. Vedremo se esiste la possibilità di riprendere in mano la questione, collegandola magari alla possibilità di intervento dei privati».

 

C’è anche un altro aspetto che riguarda la Catania romana: l’Odeon di via Vittorio Emanuele, a 100 metri da Piazza Duomo, originariamente aveva 8 mila posti come i teatri di Siracusa e di Taormina. Poco più di duemila posti sono agibili per via di due palazzotti che insistono sul teatro. L’ideale sarebbe un esproprio per pubblica utilità di quei palazzi a prezzi di mercato per potere avere un grande teatro antico nel cuore di Catania. E’ una bomba turistica.    

«Oggi a molti proprietari conviene essere espropriati a prezzi di mercato, quindi la difficoltà sta nel reperire le risorse sufficienti. E potrebbe essere una bella occasione per fare intervenire i privati, offrendo magari una concessione di molti anni per la gestione. Certo avere nello spazio di 120 chilometri tre grandi teatri antichi, aggiungendo a quelli di Siracusa e Taormina, anche Catania, sarebbe clamoroso ai fini turistici e culturali».  

 

A proposito di teatri si deve capire perché quello di Taormina è agibile solo per 4.000 posti invece di 8.000 a causa delle restrizioni imposte dalla Soprintendenza. L’Arena di Verona, invece, è sempre gremita al massimo con almeno 30 mila spettatori. Sbagliano loro, o sbagliamo noi?  

«Il concetto che le pietre dei teatri di pietra non si consumano è sbagliato. Si degradano anch’esse e di conseguenza abbiamo stabilito la misurazione dei debibel per gli spettacoli musicali di Taormina che prima era affidata agli organizzatori. Noi dobbiamo preservare queste preziosità per le future generazioni, non dobbiamo privilegiare il successo momentaneo. Della questione del teatro di Taormina, che d’estate viene usato incessantemente, parlerò con la Soprintendente Lentini. Lo scopo è quello di fissare l’agibilità del teatro proponendolo agli impresari, in modo da varare in tempo un cartellone sostenibile per non fare ammalorare le vecchie pietre».  

 

Non vorremmo gravarla di troppe questioni, ma le segnaliamo alcune cose: la villa di Isola Bella di Taormina che forse la Regione farebbe bene a regalare al Comune e il forte di Capo Passero di Portopalo. L’allora assessore Lino Leanza ci investì parecchi milioni per metterli al servizio del turismo di eccellenza, ma praticamente non vengono utilizzati.  

«La Regione non può regalare nulla, ma è giusto che la Villa di Isola Bella possa ospitare i talenti della Terra, i Premi Nobel della letteratura, della musica, della medicina, e anche i pittori più famosi. Sarebbe una grande promozione per la Sicilia, una medaglia da esibire anche all’estero. Per il forte di Capo Passero dobbiamo vedere perché è così scarsamente utilizzato. Sprechiamo tante cose, come la Villa del Tellaro troppe volte derubata per non avere delle telecamere».

 

Per Taormina c’è un’altra questione, e cioè il villaggio Le Rocce andato in rovina da decenni, che Antonio Presti vorrebbe recuperare, ma non può perché la disciolta Provincia di Messina ha fatto un project financing con un privato. Solo che non è stata mossa una sola pietra.   

«Immagino che trattandosi del mecenate Presti il presidente Crocetta sia a giorno della questione. Dobbiamo quindi vedere se c’è una soluzione legale per rompere il vincolo del project financing rivelatosi inutile».

 

I beni culturali siciliani rappresentano un grande patrimonio del passato, del presente e del futuro. Se la Sicilia deve vivere di turismo è su queste risorse che bisogna puntare. E se necessario fare una rivoluzione culturale.

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