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Mafia, manette ai postini di Messina Denaro

Mafia, manette ai postini di Messina denaro ma il boss potrebbe essere all'estero

Arrestati 11 fiancheggiatori del boss latitante / VIDEO / FOTO

Mafia, manette ai postini di Messina denaro ma il boss potrebbe essere all'estero

Quelli di Bernardo Provenzano, recordman nella storia delle latitanze mafiose, sono ormai storia. Letti e riletti quando lo Stato gli dava la caccia, studiati e interpretati dopo la cattura. Nella vulgata sono ormai noti come "pizzini". Introdotti dalla classica formula di saluti "con l’augurio che la presente vi trovi tutti in ottima salute come grazie a Dio al momento posso dire di me", fitti di ordini, disposizioni ai "picciotti", spesso risolutivi di controversie.

 

A volte dai toni filosofico-religiosi. Nel covo di Montagna dei Cavalli, a poche centinaia di metri in linea d’aria dalla casa dei suoi a Corleone, nel giorno dell’arresto ne furono trovati decine. Il padrino li conservava tutti. Per aiuto alla memoria, vista l’età. Ma anche come garanzia nel caso di problemi con i suoi.

 

Sono trascorsi anni dall’11 aprile del 2006, giorno in cui terminò la lunghissima latitanza di Provenzano. Ma l’ultimo capomafia ricercato, Matteo Messina Denaro, altra generazione, altro "stile", a skype, ai cellulari e alla tecnologia moderna continua a preferire i pizzini. Scritti a mano (e non a macchina come faceva il boss corleonese) da un uomo d’onore a lui fedele mai identificato - sempre lo stesso per non ingenerare incomprensioni -, ripiegati decine di volte e sigillati con lo scotch. In modo tale che nessuno possa leggerne il contenuto che, però, spesso atterrebbe a questioni familiari.

 

VIDEO / FOTO

 

A differenza dello zio Binnu di Corleone, però, Matteo Messina Denaro ha adottato una regola inderogabile che recita: leggi e distruggi. È per questo che solo pochissimi bigliettini del capomafia trapanese sono finiti, nel tempo, nelle mani degli inquirenti.

Nell’ultima indagine della Dda di Palermo, coordinata dai pm Paolo Guido e Carlo Marzella, che oggi ha portato in carcere 11 favoreggiatori del padrino di Castelvetrano, gli inquirenti sono arrivati vicinissimi a mettere la mani su una corrispondenza che potrebbe portare finalmente le forze dell’ordine sulle tracce del latitante. Ma la cautela dei "postini" del boss e la difficoltà di seguire lo scambio delle lettere, che passano di mano in mano tra campagne e contrade dove i pedinamenti sono praticamente impossibili, hanno ancora una volta protetto la comunicazione di Messina Denaro. Neppure un pizzino, infatti, è venuto fuori in oltre due anni di indagine. 

 

Ci sono i filmati dei "collettori" dei biglietti del padrino che si danno un gran da fare per smistarne i diktat, arrivando a nasconderli sotto terra, e assicurandosi della celerità e della regolarità delle consegne. Ma null’altro.

Dalle intercettazioni emerge chiaramente che il destinatario finale è Messina Denaro, "Matteo", sussurrano i suoi, e la rete dei favoreggiatori è scoperta. Ma fino a un certo livello. Mancano alcuni passaggi. E poi agli inizi del 2014 la comunicazione si interrompe. Il boss potrebbe avere lasciato la Sicilia o l’Italia, ipotizzano alcuni inquirenti. O avere soltanto deciso di cambiare i suoi canali.

Queste le persone arrestate nell'ambito della indagine Ermes: Giovanni Loretta, 42 anni, Leonardo Agueci, 27 anni, Pietro Giambalvo 77 anni, Vincenzo Giambalvo 38 anni, Giovanni Scimonelli 48 anni, Vito Gondola 77 anni, Giovanni Mattarella 49 anni, Michele Terranova 45 anni, Sergio Giglio 46 anni, Michele Gucciardi 61 anni e Ugo Di Leonardo, 73 anni. Gondola, Gucciardi, Scimonelli, i due Giambalvo, padre e figlio, Giglio, Di Leonardo e Terranova, sono indagati per associazione mafiosa, Mattarella, Agueci e Loretta per favoreggiamento aggravato dalla modalità mafiosa, per aver agevolato la latitanza del boss mafioso Matteo Messina Denaro.

 

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