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Scandalo Cara di Mineo, Odevaine si pente

Scandalo Cara di Mineo, Odevaine si pente e racconta tutto ai magistrati di Catania

Il suo legale: “Ha fatto nomi e raccontato circostanze”

Scandalo Cara di Mineo, Odevaine si pente e racconta tutto ai magistrati di Catania

«Se parlo di Mineo casca il governo». Così disse, interrogato lo scorso 31 marzo, il boss delle cooperative rosse Salvatore Buzzi. Offrendo ai magistrati romani, dopo aver lanciato l’anatema, spontanee dichiarazioni sul Cara a patto di «spegnere il registratore». Proposta rispedita al mittente. Ma adesso a palare, «facendo nomi e ricostruendo circostanze precise» è il deus ex machina degli affari del centro di accoglienza più grande d’Europa, coinvolto in più inchieste giudiziarie.

 

Luca Odevaine racconta la sua verità sul Cara di Mineo. Trasferito dal carcere di Torino in un penitenziario di massima sicurezza del Centro Italia, starebbe descrivendo, con un «atteggiamento collaborativo», tutti i particolari degli appalti e della gestione. Odevaine, come anticipato dal Messaggero ieri, ha parlato con i magistrati romani che conducono l’inchiesta “Mafia Capitale”. Ma la scorsa settimana, in due distinti interrogatori durati molte ore, ha parlato anche con due pm della Procura di Catania (Raffaella Vinciguerra e Marco Bisogni), dalla quale è indagato per turbativa d’asta nella tranche riguardante gli appalti del Cara di Mineo.

 

Destinatari di avvisi di garanzia anche il sottosegretario di Ncd, Giuseppe Castiglione (in veste di ex soggetto attuatore), Giovanni Ferrera (direttore del Consorzio dei Comuni), Paolo Ragusa (ex presidente di Sol. Calatino) e i sindaci Anna Aloisi (Mineo) e Marco Sinatra (Vizzini). Ai due sostituti procuratori etnei l’ex capo di gabinetto di Walter Veltroni avrebbe «risposto con disponibilità e senza nascondere nulla». Questa la rivelazione di Luca Petrucci, legale di Odevaine, che ha assistito agli interrogatori. I verbali sono stati secretati.

 

Atti talmente «scottanti» che «per il momento non ne ho nemmeno chiesto copia» dice il legale, forse per alleggerire il pressing del cronista a caccia di particolari. L’unica certezza è che «ha fatto tutti i nomi, ricostruito i rapporti con gli altri soggetti coinvolti, compreso il sottosegretario Castiglione, e raccontato episodi e circostanze specifiche». Confermando la veridicità dei contenuti delle intercettazioni in cui parla degli affari di Mineo? «Questo non lo posso dire». L’avvocato Petrucci si ferma qui. Ma sono in molti a tremare. Non soltanto gli altri indagati, ma anche tutti i soggetti a vario titolo coinvolti dalle carte di “Mafia Capitale” condivise fra i magistrati romani e catanesi, con la Procura di Caltagirone in prima linea in altre ipotesi di reato fra le quali corruzione, voto di scambio e parentopoli nelle assunzioni.

 

Nei monumentali fascicoli, infatti, Odevaine – in intercettazioni telefoniche e ambientali – ostenta i suoi rapporti non soltanto con Castiglione (che ha sempre negato di aver parlato di «affari» con l’uomo da lui indicato nel tavolo nazionale) e con gli altri vertici locali del Cara di Mineo. Molto probabilmente, i pm catanesi gli avranno chiesto anche di quella che il nostro giornale, rivelando l’informativa del Ros, aveva definito la “pista rossa”. Odevaine parla di «un blocco forte» di coop dell’Isola. E a un suo sodale confessa che «bisogna lasciare una quota siciliana sul territorio, perché se no lì ci fanno un culo così».

 

E poi, in mezzo a numerosi “omissis”, i Ros raccontano di un appuntamento fra Odevaine e una non meglio identificata «presidente di commissione regionale del Pd», preceduta dalla telefonata di un non meglio identificato «segretario della Cgil». I magistrati catanesi avranno chiesto i nomi? Non è dato saperlo. Così come non ci sono conferme sui legami fra Odevaine e quei «pezzi dello Stato» citati dal procuratore di Caltagirone, Giuseppe Verzera, nell’audizione in commissione Antimafia. Anche su questi aspetti potrebbe essersi soffermato Odevaine. E adesso, dopo gli opportuni riscontri dei pm, potrebbero arrivare delle altre novità giudiziarie. Magari non si avvererà la profezia di Buzzi («sul Cara casca il governo»), ma le novità potrebbero essere esplosive.

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