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Sharon, la pizzaiola di Caltagirone alla conquista delle Alpi

Sharon, la pizzaiola di Caltagirone alla conquista delle Alpi

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VALTOURNANCHE - C’è un Sud, c’è una Sicilia, che non si piange addosso. Anzi. Una Sicilia che fa fatica in silenzio e che cambia direzione alla propria vita senza pensarci due volte. Unico “motore”, la voglia di lavorare, la capacità di rimboccarsi le maniche, quel “darsi da fare” invocato dal premier Matteo Renzi che si legge negli occhi chiari di Sharon Cardone, 23 anni, di Caltagirone, pizzaiola, tra le poche in Italia. Poco più di sei mesi fa si è trasferita con padre, madre e fratelli a Valtournanche, in Valle d’Aosta, duemila anime a 1.524 metri, con il Cervino sullo sfondo e la fontina dop tra i gioielli del territorio. Dall’Alpi (Pennine) alle Piramidi, a volte, il percorso è inverso e le soddisfazioni possono essere molte. Sharon e famiglia hanno rilevato una pizzeria sulla via principale del paese e la giovane pizzaiola siciliana ha conquistato, in pochi mesi, i palati dei turisti (tanti da queste parti) e dei valdostani la cui “simpatia” non è proprio la cifra che li contraddistingue. Ma gli arancini preparati per la carovana del Giro d’Italia di quest’anno, hanno lasciato il segno e c’è chi aspetta (speranzoso) il “bis”. Il suo biglietto da visita, se i concorsi contano qualcosa, è il primo posto al «Giro Pizza d’Europa 2011» per la categoria pizza “classica”. Per la cronaca, preparata con con gamberoni, lardo, cognac, mozzarella di bufala e brie. Non sarà proprio light ma è piaciuta anche a Parigi, dove si è svolta la finalissima (e Sharon si è piazzata 5ª). «Ho cominciato per caso - racconta - quando mio papà cercava un aiuto per la sua pizzeria a Caltagirone. A me non piaceva la gente che si presentava e mi sono auto-proposta “Mi fai provare? ”. Così, copiando lui, ho imparato».  

 

E quanti anni avevi?  

«Quindici. A scuola non volevo andarci mi sono ritirata dal Liceo classico e ho cominciato a frequentare la pizzeria. I miei non erano d’accordo e all’inizio mi facevano fare i lavori più pesanti in modo che cambiassi idea, ma non l’ho cambiata. Certo, è un lavoro impegnativo, i giorni di festa sono giorni di lavoro e il sabato sera lo passi davanti al forno, ma non mi lamento, posso uscire quando è giorno di chiusura».  

 

Pentita di non aver proseguito gli studi?  

«No, vedo gente laureata che non ha lavoro e tanti ragazzi che dicono di non trovarne, ma non è proprio così. La verità è che, oggi come oggi, nessuno vuole fare più certi lavori perché sono pesanti. Ormai nelle grandi città i pizzaioli sono tutti stranieri, ma in Italia se ne cercano tanti, pizzaioli e panettieri».  

 

La tua prima pizza te la ricordi?  

«Certo, panna, speck, noci, pomodorino, rucola e parmigiano. E’ ancora la mia specialità: giù si chiamava “Reginella”, qui ha preso il nome del locale “Big Ben”».  

 

La tua giornata tipo?  

«Mi alzo alle 8, vengo al locale alle 9.30 e comincio a preparare i panetti per la “linea” e i vari condimenti». In questa nuova avventura, Sharon ha il supporto di tutta la famiglia, papà Michele, mamma Gabriela (rigorosamente con una “erre”), i fratelli gemelli Carlo e Francesco, il fidanzato Mirko e la cugina di quest’ultimo, Veronica. Tutti trasferitisi in Valle d’Aosta. Venditori ambulanti prima e ristoratori poi, è la madre (da calatina verace) il pezzo concreto del gruppo: «Abbiamo cominciato con 20mila lire e una macchina piena di angurie». «Eravamo sulla Catania-Gela e stavamo andando a Misterbianco per comprare mutande e calze da vendere al mercato - ricorda Michele Cardone - Sharon aveva 18 mesi, ci siamo fermati e abbiamo comprato quelle angurie. Dalla vendita abbiamo ricavato 100mila lire e da quel momento non ci siamo fermati più». Originario di Napoli e arrivato in Sicilia 26 anni fa dove ha poi conosciuto la moglie, Michele Cardone era il titolare della pizzeria “Bella Napoli” a Caltagirone. Poi, sei mesi fa, la decisione di spostare il futuro a 1.600 chilometri più a Nord. «L’attività che avevamo giù per noi bastava e avanzava - dice - ma volevamo dare qualcosa di più ai nostri figli. A farci decidere, è stato l’incasso di Natale, abbiamo fatto il 65% in meno per colpa della crisi. Qui la crisi c’è pure, ma non è quella che si vive al Sud. Se questa è crisi, da queste parti non sanno cosa significhi».  

 

Cosa c’è di diverso?  

«La gente qui spende comunque, girano più soldi, e non solo da parte dei turisti. I valdostani vengono a mangiare da noi anche più volte a settimana e le materie prime paradossalmente costano meno che in Sicilia. La pizza più cara a Caltagirone la vendevo 7.50 euro, qui 12 euro». Certo trasferirsi qui non dev’essere stata una passeggiata. «Questo locale l’abbiamo rilevato in cinque giorni - afferma Gabriela Cardone - e all’inizio é stata durissima. Eravamo anche abituati ad un certo tenore di vita e qui tante cose non ci sono. Se hai bisogno di una batteria d’orologio ti devi fare 70 km in macchina e per un paio di mutande devi scendere a valle, ma questo, per noi, è un posto di lavoro, guadagni bene oggi per stare bene domani».

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