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I capricci dell’estate:dai temporali di caloreall’assalto delle medusesulle nostre coste

I capricci dell’estate: dai temporali di calore all’assalto delle meduse sulle nostre coste

Per gli esperti, questa instabilità è indice di un cambiamento climatico iniziato

I capricci dell’estate: dai temporali di calore all’assalto delle meduse sulle nostre coste

Dopo un luglio da record, l’inizio di agosto non è da meno: sul sito del Ministero della Salute si legge che sono nove le città con il bollino rosso, il livello di allarme più alto per quanto riguarda il caldo, mentre altre cinque città sono segnate con il bollino aracione, livello 2 che indica un caldo leggermente inferiore. Il Centronord risulterà il target primario dell’onda calda, qualche grado in meno invece su adriatiche e al Sud. Non mancheranno comunque locali temporali di calore che bucheranno l’anticiclone tra le ore pomeridiani e serali; i fenomeni saranno occasionali ma più probabili al Sud e in Sicilia soprattutto nella seconda parte della settimana. Questa nuova ondata di caldo durerà almeno 7-8 giorni: nella settimana di Ferragosto qualcosa potrebbe cambiare con l’arrivo di qualche temporale.

 

 

Il caldo afoso - come spiegano gli esperti - ha un forte impatto sull’ambiente: favorisce, per esempio, gli incontri ravvicinati con le meduse. Difficile, secondo gli esperti, stabilire se siano aumentate rispetto allo scorso anno. Certo è che sono più presenti sulle nostre coste. «Il prolungarsi dell’alta pressione ha comportato un riscaldamento dello strato superficiale delle acque e le meduse hanno difficoltà a scendere. Restano “confinate” vicino alle coste e nella parte superficiale del mare e condividono, quindi, gli spazi con i bagnanti», spiega Mauro Marini, responsabile dell’Istituito scienze marine del Cnr di Ancona. “Contare” le meduse non è facile. «Il sistema che utilizziamo - spiega Marini - è quello delle segnalazioni, attraverso un’app, da parte dei bagnanti o di quanti le avvistano. Abbiamo, come network di ricerca, un sito - meteomeduse. it - su cui appare la mappa delle segnalazioni e ci sono informazioni per gli utenti.

 

A oggi possiamo osservare che tutte le coste italiane sono interessate dal fenomeno, ad eccezione della foce del Po, dove le acque dolci tengono lontane le meduse».  Ormai, spiega ancora l’esperto, «sono quasi 5 le settimane di alta pressione con tempo sostanzialmente stabile. Così le meduse, che si muovono solo in verticale e sono trasportate in orizzontale dalle correnti, restano nello strato alto del mare». Un campionario sempre più variegato di specie, considerando che esemplari provenienti da altre zone del mondo sono state ritrovate nel Mediterraneo. «Si tratta di meduse che vengono trasportate con le acque di zavorra, quelle contenute nelle pance delle navi per l’equilibrio, caricate in altri mari con i diversi organismi marini». Gli esemplari catalogati «sono comparabili ai nostri, non ce ne sono di particolarmente pericolosi», dice Marini.  

 

L' alternarsi di caldo afoso e temporali non prevedibili e particolarmente violenti sono segnali di un cambiamento climatico che non fa solo i capricci ma che è indice di un territorio malato. A spiegare il nubifragio dei giorni scorsi a Firenze e la frana nel Cadore è Bernardo Gozzini, direttore del centro meteo Lamma del Cnr e della Regione Toscana. «Questi eventi diventano sempre più frequenti ma quello che colpisce è l’intensità. Negli ultimi 15 anni fenomeni come questi si sono triplicati e la loro forza è aumentata dal 30 al 40%. Oramai il cambiamento climatico è in atto».  «Sono episodi molto intensi localizzati e durano poco, per questo sono difficili da prevedere. Ma certamente sono legati a questo grande caldo». In sostanza si creano grandi masse di aria calda e umida cariche di una forte energia che può essere destabilizzata dalle perturbazioni che arrivano anche regolarmente e di intensità più o meno forte.  

 

«Ogni anno in Italia, fra agosto e ottobre, si verificano puntualmente eventi calamitosi, soprattutto per un territorio malato come quello italiano. Per difenderci non bastano misure infrastrutturali ma servono un maggiore presidio umano sul territorio e soprattutto comportamenti adatti» commenta il presidente dell’Ordine nazionale dei geologi, Gian Vito Graziano. Che asserisce: «Dobbiamo confrontarci con i cambiamenti climatici e con temporali sempre più intensi, i cui colpi anche un territorio naturale ben curato non riesce a reggere. Misure infrastrutturali possono dare protezione fra il 60 e l’80% nella migliore delle ipotesi ma non è detto che evitino morti».  I cambiamenti climatici «sono in corso e bisogna che tutti ne prendano atto, al di là del fatto che sotto il profilo scientifico non sono ancora pienamente conosciuti e nonostante i negazionisti».

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