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Niente top manager né esperti stranieri

Niente top manager né esperti stranieri La svolta siciliana si chiama autonomia

E l’ingerenza politica continuerà a influenzare le nomine
Niente top manager né esperti stranieri La svolta siciliana si chiama autonomia
La rivoluzione culturale avviata dal ministro Franceschini con i 20 super-direttori museali lambirà anche la Sicilia. Almeno concettualmente.   L’assessore regionale ai Beni culturali e all’identità siciliana, Antonio Purpura, è convinto che il nuovo corso della gestione del patrimonio museale e archeologico dell’Isola sia legato all’autonomia. Per questo fa cenno alla legge 20 del 2000 con cui il governo dà il via libera ai Parchi archeologici territoriali: enti capaci di auto-gestirsi dal punto di vista amministrativo e finanziario.   Una scelta dettata in passato dall’esigenza di colmare la vacatio legata alla possibilità di reperire somme extra-regionali e migliorare le condizioni di fruizione dei grandi siti archeologici dell’Isola su esempio di quanto stava avvenendo a Vulci e Pompei. Oggi si riprende il discorso avviato a singhiozzo in questi anni. «Non c’è dubbio che sia questa la strada che la Regione siciliana ha deciso di intraprendere – dice l’assessore Purpura – secondo una concezione un po’ diversa da quella del governo nazionale in quanto la Sicilia possiede un’offerta culturale regionale incentrata soprattutto sui grandi siti archeologici che, alla luce della legge 20 del 2000, dovranno diventare enti autonomi coordinati da un direttore e da un comitato scientifico.   Oggi solo la Valle dei Templi di Agrigento ha applicato in toto la norma e, a breve, lo farà anche il parco di Selinunte ma è questo il processo che vogliamo completare entro l’anno con la perimetrazione delle restanti aree e la nomina del Consiglio regionale dei beni culturali necessario per procedere». Nessun manager per coordinare le azioni gestionali dei Parchi autonomi bensì un comitato con un direttore nominato dalla Regione sulla base di curriculum e competenze e senza super-stipendi: già nell’ultima finanziaria, infatti, sono stati dimezzati gettoni di presenze e indennità per i componenti dei Parchi territoriali.   «I Parchi regionali potranno muoversi secondo logiche gestionali con autonomie simili a quelle dei grandi musei – prosegue Purpura – ma occorre anche ridefinire il quadro della norma 20 del 2000 e per questo presenterò un decreto legge che possa individuare meglio la governance e il rapporto tra siti e assessorati, è una questione complessa che occorrerà affrontare anche dal punto di vista normativo. I nostri siti archeologici e museali hanno diverse connotazioni da quelli italiani, hanno specificità differenti. Sarebbe utile per migliorarne la gestione un’aggregazione in poli per consentire autonomia e coordinamento delle iniziative, a questo stiamo lavorando».   Niente top manager né esperti stranieri, dunque, ma figure professionali con adeguate competenze e curricula scelti dalla Regione come per i vertici delle Soprintendenze. «Una riflessione è su quanto convenga mantenere l’attuale assetto che prevede molti siti archeologici e museali e quanto, invece, convenga separare la gestione dei siti maggiormente legata alla variabile della fruizione. Ed è questa una riflessione che intendo fare. Il direttore di un sito archeologico autonomo deve avere competenze manageriali ma deve avere soprattutto le adeguate conoscenze culturali e ruoli costruiti all’interno dell’amministrazione che noi intendiamo promuovere nell’avanzamento delle competenze con corsi come quelli già in atto. Di certo, non ci sono oggi le condizioni di bilancio regionale per assumere persone esterne alla pubblica amministrazione per gestire musei o Parchi archeologici ma abbiamo figure adeguate al nostro interno. Ciò non vieta che, all’interno degli enti autonomi, si possano acquisire risorse esterne di prestigio con contratti pro-tempore». Insomma, il modello Franceschini adattato all’autonomia prevista dallo statuto regionale. Con il consueto spauracchio dell’ingerenza politica.

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