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Catania, cordoli del Brt distrutti da auto e moto, i resti lasciati in strada

Catania, cordoli del Brt distrutti da auto e moto, i resti lasciati in strada

«In ballo non c’è solo la questione legata al traffico ed alla mobilità di Catania, ma molto di più, con la corsia Brt gravemente danneggiata in molte vie si rischia l’incidente in ogni momento»

Catania, cordoli del Brt distrutti da auto e moto, i resti lasciati in strada

CATANIA - Molte sono distrutte, qualcuna è semplicemente smontata, troppe sono quelle comunque ormai inservibili. Protezioni che una volta servivano a delimitare la corsia riservata del Brt e che ora non giovano praticamente a nulla. Anzi, lasciate in mezzo alla strada, con viti e bulloni ai bordi della corsia, rappresentano un pericolo.  Da via Ala al viale Fleming, passando per viale Vittorio Emanuele, non c’è spartitraffico che non abbia bisogno di essere riparato: davanti al Policlinico e in via Muscatello mancano ampi tratti del cordolo mentre in piazza Lanza alcuni sono stati assottigliati al punto tale che ora sono praticamente quasi allo stesso livello dell’asfalto.  

 

«Si tratta di una situazione molto complessa - ammette l’assessore alla Mobilità Rosario D’Agata - l’amministrazione comunale punta moltissimo sulle linee ad alta velocità e i risultati finora ottenuti sono sotto gli occhi di tutti. Il problema - prosegue - è la continua pressione che viene esercitata sui cordoli dai pneumatici di macchine, scooter e mezzi pesanti. Un peso eccessivo».   Così la corsia del Brt in alcune strade non c’è più. Cancellata da rièetute infrazioni. E senza nessuna opera di riparazione vengono messi a nudo alcuni limiti strutturali del piano del traffico cittadino e l’impossibilità, per ora, di preparare un piano programmatico di manutenzioni straordinarie.

 

«Si tratta di interventi molto dispendiosi vista la natura del materiale e la vastità delle aree su cui bisogna intervenire - sottolinea l’assessore ai Lavori Pubblici Luigi Bosco - fare adesso una stima precisa dei costi a cui bisogna far fronte e degli operai da impiegare è impossibile. L’unica certezza è che ci vorranno decine di migliaia di euro per opere da portare a termine nel breve, medio e lungo periodo. Nel frattempo - continua Bosco - con il collega D’Agata chiederemo che la polizia municipale effettui controlli specifici per punire “invasioni” di carreggiate».  

 

Eliminare completamente i cordoli oppure sostituirli con protezioni più alte? Nel frattempo il dibattito è aperto tra coloro che pensano che la semplice striscia gialla, per delimitare la corsia preferenziale, non verrebbe rispettata da nessuno e chi, invece, teme che protezioni più alte significherebbero più rischi per la sicurezza di centauri e automobilisti. Per ora macchine e scooter, approfittando dei cordoli mancanti, passano da una corsia all’altra per evitare le code. Via Santa Sofia, via Ala, via Passo Gravina e viale Fleming: il passaggio riservato c’è ma solo sulla carta. «In ballo non c’è solo la questione legata al traffico ed alla mobilità di Catania, ma molto di più - dice Carmelo Sofia, presidente della commissione comunale alla Viabilità - con la corsia Brt gravemente danneggiata in molte vie, con gli avvallamenti, con la presenza di viti e bulloni ai bordi delle corsie e con i cordoli in mezzo all’arteria si rischia l’incidente in ogni momento.  

 

I lavori di riparazione sono assolutamente necessari ma - è sempre Sofia a parlare - vanno cominciati prima dell’inizio del nuovo anno scolastico. Con le scuole aperte e il traffico triplicato sarebbe molto più complesso chiudere una parte delle vie interessate per rimettere le protezioni al loro posto». Ma quanto sono indigeste le condizioni di alcune corsie del Brt? Tanto. Anche gli autisti dell’Amt si uniscono al coro di coloro che chiedono riparazioni immediate. E trovano rassicurazioni ed elogi nella parole del presidente dell’Azienda, Carlo Lungaro: «Grazie alla professionalità del nostro personale - dice Lungaro - evitiamo che la nostra utenza subisca disagi. Abbiamo fatto tante segnalazioni a Palazzo degli Elefanti ma ci rendiamo conto che il lavoro da fare è notevole».

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