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Così si controlla la qualità del pesce

Così si controlla la qualità del pesce Il blitz al mercato ittico di Aci Trezza

Così si controlla la qualità del pesce Il blitz al mercato ittico di Aci Trezza

Alle tre di notte in piazza Marina ad Aci Trezza, c’è sempre lo storico Orazio che dalla sua “lapa” spaletta gelato sulle brioche. Per i nottambuli e per gli operatori del mercato ittico. E’ una notte di controlli ad Aci Trezza. Guardia Costiera e veterinari dell’Asp arrivano nel pieno dell’asta. La prima, controlla che i rivenditori abbiano tutte le carte in regola, che abbiano la documentazione della filiera del pescato (rispetto misure dei pesci, periodi di pesca, regolare fatturazione dal pescatore al rivenditore per quanto attiene zona di pesca, modalità ed attrezzi di pesca utilizzati, pesce allevato o pescato; i secondi si occupano della sicurezza alimentare di chi andrà a comprarlo, vale a dire se quel pesce è fresco, regolarmente commestibile, se contenga additivi nocivi per i consumatori o, peggio ancora, metalli pesanti. I metodi per controllare i mercati ittici di Catania (al Maas) e di Aci Trezza sono cambiati.

LA GUARDIA COSTIERA: "COMPRATE SOLO PRODOTTI TRACCIABILI"

Una volta la Guardia Costiera vi si “affacciava” di rado e un veterinario dell’Asp erano presente sul posto tutti i giorni. Un sistema che vanificava l’intervento e annullava del tutto l’effetto “sorpresa”. Adesso, le nuove direttive europee e i controlli imprevedibili rendono di più sul piano della garanzia dei consumatori. «Questi controlli li facciamo con una cadenza molto più frequente e, ovviamente a sorpresa, fare un controllo l’anno non serne a niente. Invece l’obiettivo è “educare” ad una modalità e ad una tempistica che ha come primo obiettivo la legalità e la tutela dei consumatori», spiega il capitano di corvetta Fabrizio Colombo, del Nucleo operativo Difesa della Guardia Costiera. Si occupa di tutti gli aspetti operativi dalle attività del demanio, ai mercati ittici, ai controlli in mare. «Per esempio – continua – se un operatore del mercato ittico ha nove cassette di pesce e supponendo che non ne abbia venduto nemmeno una, nelle fatture, nella bolla di scarico dal peschereccio alla ditta che lo acquista, deve corrispondere questo numero, altrimenti c’è qualcosa che non va».

 

Al mercato ittico di Aci Trezza ci sono nove banchi vendita e arrivano quotidianamente 5/6 tonnellate di pescato. Ieri, una grande abbondanza abbondanza di “masculini”, pesci spada di misura regolamentare (se hanno ancora la spada, la taglia minima, dalla punta all’estremità più lunga della coda, non deve essere inferiore a 140 cm; se la spada è stata tagliata, la misura minima, dalla parte inferiore della bocca a all’estremità del raggio più corto della coda, non deve essere meno di 90 cm, in ogni caso non possono pesare meno di 10 kg), i primi caponi un po’ più grossi, alalunghe, costardelle e aguglie, pesce d’allevamento e pesce “straniero”. «Cumannanti... pisci probiti non ccì nné, ‘i livamu tutti», la battuta vola sulle voci dei grossisti che “vanniano” il prezzo delle cassette. I primi ad essere venduti sono i pesci spada: 10 euro al kg.

 

L’attenzione dei veterinari si sposta su una cassetta di triglie sotto misura (”sparacanacio”). Non si scoprirà di chi sia, ma il pesce viene giudicato “non idoneo” al consumo e, quindi reso immangiabile anche per i gatti randagi (aggiungendo del detersivo) e gettato via. C’è un trancio di tonno impacchettato sottovuoto. «Non è tonno rosso – precisa subito, Simone Platania, dirigente veterinario Dipartimento prevenzione veterinaria dell’Asp di Catania, incaricato dei controlli ufficiali sulla salubrità del pesce – è del tipo “pinna gialla” (quello che si trova nelle scatolette per intenderci ndr) che non si pesca qui da noi. Lo importano dalla Spagna e per essere venduto regolarmente deve essere accompagnato da documentazione diretta o deve essere “sdoganato” ufficialmente prima di essere commercializzato in Italia, altri menti, chi lo vende è passibile di sanzioni. Una fetta di questo, arrostito, è buono ma con una fetta di tonno rosso non ha nulla a che vedere».

 

Nulla impedisce, però, che il consumatore se lo ritrovi sul banco della pescheria sotto casa con la scritta tonno “locale”, così come la ricciola di trenta kg pescata in Senegal che fa bella mostra di sè accanto a tre esemplari di alalunga. «Secondo me qualche piccola frode gira» ammette Platania. Le faccio vedere una cosa. Vede questa fetta di pesce che assomiglia al pesce spada (una mezzaluna “congelata” estratta da una confezione)?, si tratta di pesce smeriglio, un tipo di squalo che in questo caso proviene dall’oceano Pacifico. Si riconosce perché non ha le caratteristiche “ali a gabbiano” della fetta di pesce spada vero, ma viene venduto spesso come pesce spada. E’ un prodotto salubre e perfettamente commestibile, sia chiaro, semmai si potrebbe parlare di frode commerciale, ma questo è un altro paio di maniche».

 

Il mercato, piano piano si spopola e i furgoni frigo ripartono carichi. Gli uomini della Guardia Costiera decidono di controllare un camion parcheggiato su piazza Marina. Il proprietario non si trova ma, alla fine, viene aperto. All’interno solo qualche cassetta di orate, un po’ di triglie da 9 cm (regolari) e delle cozze in rete. Si svuota il mercato e si riempiono i due bar della piazza. Al banco dell’«Áncora» c’è Alina, ma qualche tempo fa gli occhi di tutti puntavano la scollatura di Elisa, barista indimenticata più per le sue curve che per il caffé. A raccontarlo è Giovanni Mirabella, il “poeta” di Aci Trezza che si mette a declamare la sua «Caffé con vista» dedicata proprio a lei. Sono le 5.30 e il «blitz» si conclude mentre l’orizzonte albeggia d’arancio sull’Isola Lachea. Il prossimo controllo? A sorpresa, come promesso.

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