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Catania, il padre che vedrà i figli soltanto grazie alle videochiamate

Catania, il padre che vedrà i figli soltanto grazie alle videochiamate

Dopo la decisione della donna di abbandonare il lavoro e tornare in Germania, il genitore, un docente universitario, potrà fisicamente incontrare i figli solo recandosi in terra tedesca

Catania, il padre che vedrà i figli soltanto grazie alle videochiamate

Storie di figli contesi. Anzi, peggio. Storie di figli contesi sull’asse Catania-Germania. Sono i figli di un noto professore universitario e di una sua collega di origini tedesche, la stessa che dopo avere conosciuto l’uomo in occasione di un congresso internazionale se ne era innamorata e, in seguito a ciò, aveva deciso di trasferirsi in Sicilia per creare una famiglia con lui. Vittorio (lo chiameremo così, con un nome di fantasia, per tutelare l’identità dei minori coinvolti in questa vicenda), che era altrettanto innamorato, pensò presto di accendere un mutuo per acquistare una villetta in un paese dell’hinterland etneo, inoltre aiutò la moglie, che chiameremo Greta, a trovare un lavoro più che dignitoso e con uno stipendio dignitosissimo proprio da queste parti.    

 

«Il fatto - a parlare è proprio Vittorio - è che Greta non è mai riuscita a sottrarsi all’influenza della famiglia di origine e, in particolar modo, a quella nefasta del padre, che mal ha tollerato - da subito - il matrimonio e la decisione di mia moglie di trasferirsi in Sicilia. Quando andavamo in Germania non perdeva occasione per provocarmi: io lo mettevo subito a posto, pur dovendo prendere atto che poi lui e la figlia si mettevano puntualmente a discutere in tedesco, tagliandomi fuori da ogni forma di comunicazione».    

 

«Ho tenuto duro - prosegue - conscio che al rientro a Catania i problemi si sarebbero appianati; con l’amore sono arrivati anche i miei due figli che, voglio precisarlo, non parlano il tedesco; ho cercato di fare tutto quello che un buon marito può fare e l’ho fatto per anni. Ciò fin quando, due anni fa, precisando di amarmi, lei mi disse che avrebbe voluto trascorrere più tempo in Germania, dove avrebbe voluto portare anche i miei figli».    

 

«Ho cercato di farla ragionare - continua Vittorio - fin quando la situazione non è degenerata e lei ha chiesto la separazione. Ho sempre sperato di riunire la famiglia, ci siano rivolti pure a degli specialisti per la terapia di coppia, ma lei ha sempre partecipato di cattiva volontà a questi incontri che poi, nei fatti, non hanno portato ad alcunché, se non a convincere anche chi ci seguiva che lei era fortemente influenzata dal padre e che c’era ben poco da fare per rimettere a posto le cose».    

 

«Insomma - racconta ancora con evidente rammarico il docente - ho dovuto abbandonare la casa che avevamo costruito (e sebbene ci fosse la possibilità di dividerla con ingressi separati e non creare traumi di vario genere ai bambini) e trasferirmi in un altro appartamento di un altro centro dell’hinterland. Ciò mentre la causa andava avanti con risultati alterni per me e per lei».    

 

«Ad un tratto - prosegue Vittorio - mentre il più piccolo dei miei figli è stato costretto ad avviare una terapia sotto la guida di un logopedista causa tutto quello che stava vivendo, lei ha ripreso il discorso della Germania e mi ha chiesto l’autorizzazione, la firma per iscrivere i figli in una scuola tedesca. Firma che non ho mai messo, anche se lei ha fatto svolgere ai ragazzi i test d’ingresso nella scuola in cui intendeva iscriverli: entrambi, che - ripeto - di tedesco non parlavano una parola, sono stati scartati».    

 

«So che non si è fermata davanti a questo e che sta andando avanti - si rammarica il docente - con l’avallo della giudice catanese che sta seguendo la nostra separazione e che ha autorizzato il trasferimento in Germania di Greta e dei ragazzi con un provvedimento emesso ben prima dell’udienza prevista: io potrò vedere i miei figli nei giorni che mi sono stati assegnati e agli orari che mi sono stati assegnati, ma… in terra tedesca; potrò passare i due weekend che mi spettano ogni mese con loro, ma… in un albergo in terra tedesca. Come potrò mantenere un rapporto genitore-figli in queste condizioni? Lei, che ha abbandonato il lavoro a Catania, non pensa che i suoi figli possano avere bisogno di un padre? ».    

 

«Si tratta - chiosa l’avvocato Giuseppe Lipera, che difende Vittorio - di una vera e propria deportazione dei minori imposta dal nonno “tedesco di Germania” e avallata in maniera “particolare” dal giudice, che per tale decisione è stato pure bacchettato dal procuratore generale. Purtroppo per una serie di bizantinismi giuridici non è stato possibile intervenire sul provvedimento».    

 

«Il giudice, in ogni caso - ironizza il legale - è stato pure magnanimo. Il padre e la famiglia del padre potranno vedere e parlare con i minori quando vorranno. Attraverso Skype…».

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