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Mazzarrà, gestione allegra della discarica

Mazzarrà, gestione allegra della discarica Quattro arresti, tra cui sindaco e ex senatore

Bufera sulla Tirrenoambiente, sequestrati 3,5 milioni / VIDEO

Mazzarrà, gestione allegra della discarica Quattro arresti, tra cui sindaco e ex senatore

La Guardiadi Finanza di Messina, su ordine del gip del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto ha arrestato, con l’accusa di peculato e corruzione, il sindaco di Mazzarrà Sant’Andrea Salvatore Bucolo e i tre amministratori delegati della Tirrenoambiente S.p.A., Giuseppino Innocenti, Giuseppe Antonioli e l’ex senatore di Forza Italia Lorenzo Piccioni (che, paradossalmente, fino al 2013, è stato membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse). Innocenti e Bucolo sono stati portati in carcere, Antonioli e Picconi sono ai domiciliari.

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L’inchiesta della Procura di Pozzo di Gozzo, condotta dai finanzieri, ha fatto luce sui rapporti tra la Tirrenoambiente, società a capitale misto pubblico–privato e il Comune di Mazzarrà Sant’Andrea e si è concentrata sulle modalità di riscossione e gestione nel corso di più anni della “tariffa per opere di mitigazione ambientale” che viene pagata dai Comuni e riscossa dalla Tirrenoambiente che dovrebbe poi versarla entro trenta giorni al predetto ente pubblico. Nel complesso è stato accertato che gli amministratori coinvolti hanno nel tempo omesso di trasferire tali somme al Comune di Mazzarrà, facendo permanere illegittimamente nella disponibilità societaria più di due milioni ed ottocentomila euro, di cui circa un milione e cinquecentomila oggetto di un indebito accordo transattivo con il citato Comune.

 

È stato, anche acclarato che, a partire dal marzo 2007, la società ha illegittimamente rideterminato la tariffa per opere di mitigazione ambientale, riducendola di quasi il cinquanta per cento, mantenendo tale nuovo importo sino al novembre 2014, e causando così un danno patrimoniale al Comune di Mazzarrà Sant’Andrea di oltre 12,5 milioni di euro, quali somme mai riscosse nei confronti degli altri Comuni conferitori. Per il ruolo svolto in merito al mancato recupero degli importi dovuti al Comune di Mazzarrà e per il relativo accordo transattivo, il sindaco Salvatore Bucolo, quale controprestazione per la commissione di atti contrari ai doveri del proprio ufficio, avrebbe ricevuto dagli amministratori pro–tempore della Tirrenoambiente somme di denaro in contanti pari a 33 mila euro mediante un abile sistema di tangenti che ha visto anche il raggiro da parte del primo cittadino dell’anziano parroco della Chiesa di Santa Maria delle Grazie.

 

In particolare, la Finanza ha appurato che il sindaco aveva indotto il religioso a firmare alcune richieste di contributi alla Tirrenoambiente per spese inerenti le feste patronali e le iniziative della parrocchia, che venivano poi accreditati sul conto corrente della stessa parrocchia. Bucolo poi provvedeva ad intascare personalmente tali somme. Le indagini effettuate, realizzate anche mediante accertamenti bancari, attività tecniche, perquisizioni domiciliari e sequestri presso le abitazioni degli indagati ed il Comune di Mazzarrà Sant’Andrea, hanno pure permesso di individuare condotte degli amministratori della società mista che hanno elargito sponsorizzazioni e contributi ad associazioni sportive e culturali, per ottenere la connivenza dei soggetti pubblici che avrebbero dovuto vigilare sulla corretta gestione della Tirrenoambiente.

 

Significativo anche il contributo di oltre settecentomila euro erogato ad una piccola società sportiva dilettantistica di Borgo Vercelli in Piemonte, di cui è stato rappresentante legale Innocenti, ubicata a ben 1.300 km dal Comune siciliano. La Guardia di Finanza ha anche denunciato sei persone tutti dipendenti pubblici o ex amministratori del Comune di Mazzarrà Sant’Andrea, per le ipotesi di abuso ed omissione di atti d’ufficio. Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari personali, i militari delle Fiamme Gialle stanno eseguendo i provvedimenti di sequestro preventivo, anche nella forma “per equivalente”, disposti dal Gip, delle disponibilità finanziarie e dei beni mobili ed immobili degli arrestati e di un quinto soggetto, Antonio Crisafulli, altro amministratore delegato pro tempore della Tirrenoambiente, anch’egli indagato per peculato e corruzione. Il valore complessivo di tali sequestri ammonta a quasi 3,5 milioni di euro.

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