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Priolo Gargallo, precipitano in un pozzetto

Priolo Gargallo, precipitano in un pozzetto Morti due giovani operai metalmeccanici

L’incidente in un’azienda dell’indotto del Petrolchimico

Priolo Gargallo, precipitano in un pozzetto Morti due giovani operai metalmeccanici

Non è ancora chiaro cosa sia successo nel pozzetto dove i due operai stavano effettuando lavori di manutenzione e sarà l'inchiesta della Procura di
Siracusa a stabilirlo. Probabilmente uno dei due s'è sentito male per le esalazioni di etilene e l'altro ha tentato di salvarlo, ma entrambi non ce l'hanno fatta. Sono morti mentre lavoravano. Michele Assente, 33 anni, stava per diventare padre, l'altra vittima è Salvatore Pizzolo, 37 anni. Lavoravano per la Versalis, una delle tante ditte dell'indotto Eni, sui loro profili facebook ci sono foto che li ritraggono insieme, abbracciati.

 

I colleghi e gli addetti alla sicurezza hanno recuperato i corpi dei due, hanno provato a rianimarli con un massaggio cardiaco ma la caduta e le esalazioni sono risultate fatali. I lavoratori hanno abbandonato lo stabilimento, concentrandosi davanti ai cancelli, mentre le forze dell'ordine effettuavano i primi rilievi e parenti e amici piangevano per la morte dei due operai. L'intero mondo sindacale s'è stretto attorno alle vittime. Tutte le sigle sindacali hanno proclamato per domani lo sciopero generale. Si fermeranno i chimici, i metalmeccanici, gli autotrasportatori. L'appuntamento è alle 6.30 davanti alla portineria centrale del polo petrolchimico. I segretari di Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto al prefetto di Siracusa, Armando Gradone, la convocazione di un tavolo di emergenza per la sicurezza nella zona industriale alla presenza di tutte le aziende del polo.
  

«Ci stringiamo forte alle famiglie. Ancora una volta si tratta di una tragedia annunciata vista la continua assenza di controlli nell'assegnazione degli appalti», dicono Claudio Barone, segretario della Uil Sicilia, ed Emanuele Sorrentino della Uiltec. I due operai - inforna l'Eni - stavano svolgendo operazioni di ispezione con utilizzo di videocamera e robot in un pozzetto della rete fognaria oleosa dell'impianto etilene. «Al momento - spiega l'Eni - sono in corso gli accertamenti con l'obiettivo di individuare la dinamica dell'incidente e le relative cause». La società esprime «le più sentite condoglianze alle famiglie coinvolte in questo tragico incidente». Il pm Tommaso Pagano, che coordina l'inchiesta, ha disposto l'immediato sequestro dell'area e l'autopsia sui corpi degli operai. La Fiom denuncia che «negli ultimi anni per via della crisi l'azienda ha ridotto gli investimenti sulla sicurezza nella Raffineria, si fa sempre meno manutenzione negli impianti e gli appalti vengono assegnati con ribassi che riducono la sicurezza: tutto ciò crea dei rischi». «Le condizioni di lavoro soprattutto per gli operai dell'indotto sono peggiorate - accusa Tonino Recano della Fiom - Un operaio che entra col badge in Raffineria è abbandonato a se stesso, è sempre più complicato fare dei controlli». Legambiente Sicilia chiede di indagare non solo le cause e le responsabilità di questi ultimi «omicidi bianchi e perseguire i responsabili, ma anche di individuare e fermare coloro che hanno stravolto il sistema degli appalti fino a farlo diventare uno strumento di ricatto e di morte».

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