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Gestione beni confiscati alla mafia,inchiesta sul magistrato Saguto

Gestione beni confiscati alla mafia, inchiesta sul magistrato Saguto

La Procura di Caltanissetta ha aperto un’inchiesta per corruzione, induzione e abuso d’ufficio nei confronti della Presidente: «Non ho dubbi sul mio operato e chiederò subito di essere interrogata»

La Procura di Caltanissetta ha aperto un’inchiesta per corruzione, induzione e abuso d’ufficio nei confronti della Presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, Silvana Saguto, che si occupa della gestione dei patrimoni mafiosi sottoposti a sequestro.  

La notizia dell’inchiesta è contenuta in una nota ufficiale della stessa Procura di Caltanissetta «allo scopo - è scritto - di evitare il diffondersi di notizie inesatte». «Su disposizione della Procura della Repubblica di Caltanissetta - si legge nella nota - militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Palermo, in alcuni casi con la diretta partecipazione dei magistrati titolari del relativo procedimento penale, hanno eseguito ordini di esibizione nonché decreti di perquisizione e sequestro in data 9 settembre 2015». «Questi atti istruttori - prosegue la nota - sono stati compiuti per acquisire elementi di riscontro in ordine a fatti di corruzione, induzione, abuso d’ufficio, nonché delitti a questi strumentalmente o finalisticamente connessi, compiuti dalla Presidente della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo nell’applicazione delle norme relative alla gestione dei patrimoni sottoposti a sequestro di prevenzione, con il concorso di amministratori giudiziari e di propri familiari».  

Quattro mesi fa era trapelata l’indiscrezione su un progetto della mafia per uccidere Silvana Saguto, il presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo ora sotto inchiesta per corruzione e abuso d’ufficio. Ci sarebbe stato, secondo una segnalazione dei servizi di sicurezza, uno scambio di favori tra boss. Un sicario legato al clan Emmanuello di Gela avrebbe dovuto uccidere il giudice a Palermo e in cambio killer palermitani avrebbero dovuto eliminare Renato Di Natale, attualmente procuratore di Agrigento. Quando Di Natale ricopriva lo stesso incarico a Caltanissetta aveva coordinato le inchieste sulla cosca di Daniele Emmanuello, ucciso durante la latitanza nel 2007 in un conflitto a fuoco con la polizia nelle campagne di Enna.   Nell’inchiesta su corruzione, induzione e abuso d’ufficio in relazione alla gestione dei patrimoni mafiosi sottoposti a sequestro condotta dalla procura di Caltanissetta, oltre al giudice Silvana Saguto, presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, risulterebbe indagato anche l’avvocato Gaetano Cappellano Seminara, che per conto del tribunale gestisce numerosi beni sequestrati ai boss. I finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Palermo avrebbero notificato un terzo provvedimento anche al marito della Saguto, l’ingegnere Lorenzo Caramma, che è stato consulente di Cappellano Seminara. L’affidamento di numerosi beni sequestrati alla gestione dell’avvocato Cappellano Seminara, con relative “parcelle d’oro”, era stato denunciato dall’allora direttore dell’Agenzia per i beni confiscati, il prefetto Giuseppe Caruso, anche di fronte alla commissione parlamentare antimafia. I rilievi di Caruso, poi sostituito con il prefetto Umberto Postiglione dopo essere andato in pensione, erano stati giudicati «non esaurienti» dalla presidente Rosi Bindi secondo la quale c’era il rischio di «delegittimare l’intero sistema». Il piano per eliminare i due magistrati sarebbe stato scoperto attraverso intercettazioni ambientali. Al giudice Saguto era stata subito rafforzata la scorta e assegnata un’auto con il livello massimo di blindatura.  

«Non ho dubbi sul mio operato e chiederò subito di essere interrogata»: così il magistrato Silvana Saguto ha commentato l’inchiesta in cui è indagata per corruzione, induzione e abuso d’ufficio nell’ambito dell’affidamento di incarichi per la gestione dei patrimoni sequestrati alla mafia. Il magistrato ha aggiunto: «Incarichi a mio marito? Ne ha avuto uno solo a Palermo, e oggi chiuso, che risale agli anni in cui non ero alla sezione misure di prevenzione».

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