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Veronica, spunta un quasi–alibi

Veronica, spunta un quasi–alibi «Ma nuovi video la incastrano»

Il 21 finisce l’incidente probatorio. Le mosse di difesa e accusa

Veronica, spunta un quasi–alibi «Ma nuovi video la incastrano»

 

Se fossero le vecchie scartoffie d’un tempo, ci vorrebbero un paio di autotreni per trasportarle. Ma, per fortuna, sono file digitali. Ore e ore di riprese video: in tutto 13 terabyte, la stessa quantità di dati che sta dentro la memoria di 4–5 computer di ultima generazione. Ci vorranno un bel po’ di giorni (e anche più di un hard disk portatile) per per riprodurre e consegnare la cosiddetta “copia immagine” dell’incidente probatorio delle indagini sull’omicidio di Loris Stival. L’appuntamento è al Tribunale di Ragusa, nella stanza del gip Claudio Maggioni, il prossimo lunedì 21. Il perito super partes del Tribunale di Ragusa, Luca Losio, ingegnere di Crema, illustrerà alle parti (il direttore tecnico della polizia, Giovanni Tessitore, per la Procura; i consulenti Pierdavide Scambi e Cristian Mendola per la difesa) il lungo e complicato lavoro di predisposizione delle prove video. Che, nel processo a carico di Veronica Panarello – in carcere con l’accusa di aver ucciso il 29 novembre del 2014 il figlio di otto anni, occultandone il cadavere nel canalone di Mulino vecchio – saranno il principale terreno di scontro.

 

Ma non ci sono soltanto le riprese delle 42 telecamere di videosorveglianza di Santa Croce, in un processo che di fatto è già partito. La difesa della donna, sin dall’inizio sostenuta con ardore da Francesco Villardita, ha già svelato qualche carta. L’avvocato, a La vita in diretta, ha rilanciato un teste a favore della sua assistita. «Non è un alibi di Veronica, come hanno detto in televisione - ci precisa - ma uno dei tanti elementi che rafforzano la credibilità di questa mamma, che evidentemente non è una bugiarda».

 

Di cosa si tratta? Cinque giorni dopo il delitto, quando non era ancora indagata, la mamma di Loris salì - su invito del capo della squadra mobile di Ragusa, Nino Ciavola - a bordo di un’auto “civetta” per rifare il tragitto della mattina del delitto secondo la versione sempre sostenuta: «Ho accompagnato Loris a scuola». Nel video girato dagli investigatori, a un certo punto, all’altezza di via Matteotti 66, si arriva davanti al bar “Orchidea”. E lei dice: «Quando quella mattina passai di qui c’era il marito della mia amica Consuelo che fumava sul marciapiede assieme a delle persone». Un dettaglio in quel momento insignificante: si era ancora a caccia dell’assassino del piccolo Loris, Santa Croce era in preda al terrore per la presenza di un mostro.

 
Ora quel particolare è tornato a galla. L’uomo in questione è Natale Ventura, titolare, con la moglie Consuelo Pilli, di un bar che adesso non è più in attività. Sentito dalla polizia, il potenziale alibi di Veronica è stato chiaro: «Non mi ricordo di averla vista passare». Pur ammettendo, così come ha fatto la moglie in un’intervista a Quarto Grado, di essere «quasi certo» di «trovarsi lì quella mattina». Il passaggio in via Matteotti è decisivo: le telecamere non inquadrano la Wolkswagen “Polo” Veronica transitare da lì, poco dopo le 8,30, nel percorso da casa alla scuola di Loris. «Ha mentito sul percorso, le immagini dimostrano che non ha mai accompagnato il figlio a scuola», è la tesi sostenuta dalla Procura di Ragusa e mai smentita da Gip, Tribunale della libertà e Cassazione.
 
Se l’uomo, ancorché marito di un’amica dell’indagata, avesse detto «l’ho vista», ci sarebbe un robusto beneficio del dubbio sulla ricostruzione dell’“altro” percorso (da casa al Mulino Vecchio per disfarsi del cadavere del figlio) sostenuto dall’accusa. Villardita, però, argomenta con sottile ironia: «Ma può essere che questa ragazza è così fortunata?
Dice di aver visto una vigilessa davanti alla scuola e la vigilessa (nella prima versione, poi ritrattata, ndr) conferma il passaggio. Poi, non ancora indagata, dice di aver visto il titolare del bar Sotto la stele di Loris, fra il canneto della zona del Mulino Vecchio, fino a qualche giorno fa invasa dai rifiuti che il Comune di Santa Croce ha rimosso che fumava e lui conferma che la cosa è plausibile. Allora le cose sono due: o è una bugiarda fortunatissima, o è un’innocente sfortunatissima».
 

L’avvocato è pronto al processo. «Non sono orientato a chiedere il rito abbreviato, anche se mi riservo, dopo la visione della copia forense, la scelta del rito ordinario». È sottinteso che pure lui si aspetti il rinvio a giudizio dell’indagata più celebre d’Italia, sorvegliata a vista in una cella nel carcere ad Agrigento: «È più agguerrita che mai, non vede l’ora di entrare in aula per difendersi». E, nell’ultimo colloquio di venerdì scorso, ha detto al suo avvocato: «Non voglio perdermi nemmeno un’udienza, avrò verità e giustizia per Loris e per il piccolino». Quest’ultimo, il figlio minore che vive col padre Davide Stival, sarà oggetto di un’altra partita giudiziaria. Veronica vorrebbe vederlo, ma la strada è in salita: un perito del Tribunale dei minori dovrà pronunciarsi sulla sua “capacità genitoriale”. Ma a Ragusa la controparte non sta certo a guardare.

 
Il procuratore Carmelo Petralia e il sostituto Marco Rota, in questi mesi, non hanno mai mollato la presa. Le indagini sono andate avanti. Senza clamore, rifuggendo da “ospitate” ed effetti- annuncio. Dopo la conclusione dell’incidente probatorio del 21, la Procura dovrebbe prendere qualche altra settimana per poi firmare l’avviso di conclusione indagini e chiedere il rinvio a giudizio. L’udienza preliminare, in base a questa proiezione, si terrebbe nei primi mesi del prossimo anno. Con la granitica convinzione, da parte dell’accusa, di avere compiuto un «lavoro oggettivo e rigoroso ». Con gli elementi fin raccolti. Ma anche con quelle che in ambienti investigativi definiscono «nuove prove pesanti». Ovvero, «ulteriori tasselli che ricostruiscono il percorso della Panarello la mattina del delitto». Provenienti sempre da «fonti video, diverse da quelle sin qui utilizzate», per «chiudere la partita» su ciò che accadde quella mattina del 29 novembre a Santa Croce. Ma per lo show down è ancora presto. Le armi segrete? Saranno scoperte durante il processo.

twitter: @MarioBarresi

 

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