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Dalle nozze combinate alla vittoria mutilata

Dalle nozze combinate alla vittoria mutilata

GELA. La colpa è in primo luogo dei Borboni. Se Gela oggi ha fretta di divorziare da Caltanissetta, per fiori freschi d’arancio con Catania, la motivazione va cercata guardando assai indietro. È la storia di un matrimonio forzato. Risale al 1819, anno in cui i Borboni – nell’istituire l’Intendenza di Caltanissetta – fecero un’operazione a tavolino aggiungendo i territori di Gela e Piazza Armerina che per secoli avevano avuto interessi economici a est. Niente foto con il lancio del riso e sorrisi a destra e manca. Cosa poteva avere in comune la città dei traffici marittimi, del cotone, dell’agricoltura fiorente e del turismo con le zolfare di Caltanissetta?

 

Una diversità di interessi economici che con il tempo non è stata mai oggetto di integrazione e valorizzazione. Gela e Caltanissetta, incompatibili economicamente, costrette a stare insieme pur avendo poco o nulla da dirsi. Come la moglie attiva e dinamica che viene frenata o bloccata da un marito sornione e distratto. Due città assai diverse, mai complementari nel progetto di sviluppo. Caltanissetta più piccola e più proiettata verso Agrigento; Gela più grande e meglio realizzata nello scacchiere della Sicilia orientale e quindi con Catania. Dai matrimoni combinati il rischio di infelici convivenze è alto. Da allora sono sorte guerre di campanile e a Gela si sono registrati sempre sussulti di secessione. Il 14 agosto 1937 all’arrivo di Mussolini i gelesi gridarono: «Duce nulla vogliamo, Gela provincia e bacino montano». Ci riprovò il consiglio comunale nella seduta del 23 dicembre 1954 votando una delibera di richiesta di aggregazione a Ragusa. Ma la vera aspirazione era l’istituzione della provincia di Gela.

 

Negli anni Sessanta Silvio Milazzo propose di creare la provincia CaltaGela. Altri due tentativi furono fatti nel 1986 e nel 1995. Proprio nel 1995 il traguardo sembrò a portata di mano. Fallì sotto i colpi dei soliti giochi della politica. E allora meglio il “fai da te”. Nel 2011 Gela tornò alla carica presentando all’Ars, primo caso in Italia, un disegno di legge di iniziativa popolare per l’istituzione della Provincia. Ben 18.500 le firme raccolte, il doppio di quelle necessarie. Tutto in regola, ma all’Ars la bloccano perché devono abolire le province. E si arriva ai giorni nostri, a un voto del consiglio comunale che dovrebbe sancire il divorzio dall’amante indesiderato.

 

Via tra le braccia di Catania. Se così andrà, si tratterà di una vittoria mutilata. Di un ripiego. Ci sarà il divorzio da Caltanissetta, ma non la realizzazione del vero sogno di Gela che è quello di recuperare la sua identità, capeggiando un consorzio composto da città con affinità economiche e culturali. Gela convolerà forse oggi a nuove nozze con lo sposo lontano e più ricco nella speranza di un futuro meno grigio e statico (e forse anche per far ripicca a Caltanissetta), ma nel cuore resta il sogno di una convivenza libera con altre realtà vicine con cui si avrebbe tanto da dire e costruire.

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