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Gestione beni confiscati, via al nuovo corso

Gestione beni confiscati, via al nuovo corso Arriva l’albo degli amministratori giudiziari

Intanto anche la Cassazione avvia indagine sulle toghe coinvolte

Intanto anche la Cassazione avvia indagine sulle toghe coinvolte

Gestione beni confiscati, via al nuovo corso Arriva l’albo degli amministratori giudiziari

PALERMO - Dopo il cosiddetto scandalo Saguto che ha gettato ombre grigie sulal gestione dei beni confiscati alla mafia, si corre ai ripari. Il presidente del Tribunale di Palermo, Salvatore Di Vitale, che ha dato il via all’annunciata operazione trasparenza e ha disposto, «in attesa dell’emanazione del regolamento istitutivo dell’Albo Nazionale degli amministratori giudiziari» la formazione, a uso interno «di un albo di professionisti cui attingere, con criteri di trasparenza, per l’affidamento di incarichi di amministrazioni di aziende e dei patrimoni sottoposti a sequestro giudiziario».    

 

La decisione è stata presa di concerto con il presidente della sezione Misure di prevenzione, Mario Fontana, e con il presidente coordinatore delle Sezioni Penali, Alfredo Montalto. «A tal fine - prosegue Di Vitale - premesso che trattasi di incarichi fiduciari che presuppongono una preventiva valutazione del giudice sui requisiti di esperienza, struttura professionale e indipendenza, dispone che nel sito del Tribunale venga pubblicato l’invito a presentare istanza di inserimento in tale Albo, allegando il proprio curriculum e indicando le eventuali specializzazioni».    

 

Le domande dovranno essere esclusivamente indirizzate, via pec, all’indirizzo misurediprevenzione. tribunale. palermo@giustiziacert. it. Fontana provvederà, in attesa di una soluzione normativa, a elaborare, sentendo i giudici della Sezione, «preventivi criteri - conclude - per la liquidazione dei compensi che tengano conto, in primo luogo, che detti incarichi rivestono carattere di munus publicum».    

 

Intanto non è stato ancora individuato dalla sezione Misure di prevenzione del tribunale di Palermo, l’amministratore giudiziario del patrimoni sequestrati agli imprenditori Rappa e della catena di negozi Bagagli, dopo la rinuncia dell’avvocato Walter Virga, indagati insieme con il padre Tommaso Virga, ex membro del Csm, dalla Procura di Caltanissetta nella stessa inchiesta che ha travolto Silvana Saguto, l’ex presidente della sezione misure di prevenzione che gli aveva assegnato l’incarico. Secondo la procura di Caltanissetta, la scelta sarebbe ricaduta sul giovane avvocato per ricambiare un favore ottenuto dal padre.    

 

Adesso tocca alla sezione Misure di prevenzione scegliere il successore di Virga. «Quasi tutti i componenti della sezione - dice il presidente Mario Fontana - non hanno esperienza in questo settore. Bisogna, tra l’altro, trattare la questione con molta prudenza e attenzione. Faremo in fretta, ma prendendoci comunque il tempo necessario per esplorare le possibili alternative».    

 

Walter Virga è finito sotto accusa per per la gestione soprattutto della nuova Sport Car, concessionaria di auto di lusso di proprietà dei Rappa, ma anche per l’amministrazione della catena Bagagli. In entrambi i casi, secondo gli inquirenti, lui e il suo staff non avrebbero sempre agito negli interessi delle aziende.    

 

Oggi invece anche il procuratore generale della Cassazione Pasquale Ciccolo ha avviato accertamenti preliminari sul caso dei quattro magistrati di Palermo coinvolti nell’inchiesta della procura di Caltanissetta sulla gestione dei beni sequestrati alla mafia. La sua iniziativa- di prassi quando ci sono toghe indagate - è parallela a quella del Csm. Le toghe coinvolte a vario titolo sono tre giudici del tribunale di Palermo - Silvana Saguto, Lorenzo Chiaromonte e Tommaso Virga - e il pm della Dda Dario Scaletta, che avrebbe chiesto al procuratore Francesco Lo Voi che non gli vengano assegnati procedimenti di mafia e di misure prevenzione.

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