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Catania, manifesto choc per il battesimo

Catania, manifesto choc per il battesimo «Questa creatura è “cosa nostra”»

Ma il questore li fa rimuovere. Padre ritenuto vicino ai Laudani

Catania, manifesto choc per il battesimo «Questa creatura è “cosa nostra”»

«Questa creatura meravigliosa è... cosa nostra». Alla famiglia Rapisarda piacciono le cose «diverse» e sfarzose. Le allusioni alla mafia e alla diversità di genere non sfiorano i loro pensieri. Né tanto meno quelli dei pubblicitari che ideano e realizzano i manifesti e le affissioni per conto della famiglia di imprenditori edili di Giarre che stasera festeggerà il battesimo-evento del loro terzogenito con 450 invitati, un ricco cast artistico, una presunta diretta radiofonica e cartelloni pubblicitari sei metri per tre sparsi in tutto il territorio della fascia ionica etnea. Proprio le gigantografie del piccolo vestito di bianco e con la coppola in testa, hanno scatenato una pioggia di polemiche e commenti.

 

Tutti contro la scritta/slogan che campeggia accanto al suo volto:  «Questa creatura meravigliosa... è cosa nostra (scritto con carattere più grosso rispetto al resto della frase). Per la gioia di papà F. e mamma A. ». «Non c’è niente di male, è una cosa carina. Per fare una cosa diversa – commenta il padre del piccolo – raggiunto da una valanga di telefonate di amici e detrattori – è una abitudine di famiglia. Ho fatto la stessa cosa anche per i battesimi degli altri miei due figli. Nel 2008, per la foto del manifesto del battesimo del primo genito lo abbiamo vestito da diavoletto, con tanti angioletti attorno e la scritta: “Nato per essere diverso”. A noi piace fare le cose sfarzose”. 40 anni lui, 25 lei e una festa di battesimo da portare avanti. Che, però, riceve già le prime defezioni.

 

«Abbiamo smentito la nostra presenza anche sulla pagina ufficiale di Facebook – conferma Emilio Raciti di Radio Universal, di cui era stata annunciata nei cartelloni la presenza in diretta – non c’è stato alcun accorso solo un incontro informale la settimana scorsa, ma poi nessuna intesa. Pensate che il logo utilizzato sui manifesti è vecchio di tre anni, lo avranno preso loro di loro iniziativa». La data scritta sui manifesti è quella di domenica 20 settembre, ma non si specifica la location (una villa di San Leonardello che riceverà i 450 invitati). Ci sono però i nomi di alcuni artisti che si esibiranno al mega party - evento. Tutti nomi noti del mondo della musica e dello spettacolo catanesi, conosciuti anche a livello nazionale per le loro partecipazioni a programmi Rai e Mediaset.

 

Dal cantastorie catanese Luigi Di Pino, alla cantante etnea Andrea Azzurra Gullotta, già concorrente del talent show The Voice of Italy, passando per Angela Troina, la favolosa cubista di Uomini e donne e il piccolo Claudio Tropea di Giarre - che ha partecipato al format tv per giovani voci Io canto. Non possono mancare i neomelodici Gianni Narcy e Dany Diamante. Lo slogan dal discutibile gusto ha fatto insorgere il web e gridare allo “scandalo” e alla “vergogna” per il riferimento alla mafia che sta in quelle tre parole: è cosa nostra.

 

«Se avesse scritto una frase diversa tutto ok, ognuno con i propri soldi fa quello che vuole – si legge tra i commenti di Facebook - il gusto può essere interpretato come cattivo da alcuni, buono da altri. Però non si può più tollerare niente che abbia come riferimento, anche minimo, la mafia”.

 

Ma il papà Francesco Rapisarda risponde serenamente a tutte le critiche. «E’ una frase che ci hanno suggerito dall’agenzia, a noi è piaciuta e l’abbiamo scelta – commenta ancora – certo se lo faceva Belen, di mettere la coppola a suo figlio, nessuno diceva niente».

 

Il popolo di Facebook pare non pensarla così. Dopo il primo post caricato da Matteo Iannitti di Catania Bene Comune, la foto del cartellone in poche ore ha fatto il giro del web ed è diventato un caso sociale, un ennesimo simbolo di degrado culturale. Molti, infatti, non solo hanno trovato inappropriato il riferimento esplicito alla mafia, ma hanno associato il manifesto catanese a quello romano dei funerali di Vittorio Casamonica (gigantografie, carri funebri trainati da cavalli, petali di rose gettati dall’elicottero), diventati un caso nazionale e simbolo della sfida dei clan criminali allo Stato. «Ho fatto tutto in buona fede – continua ancora padre della “creatura meravigliosa” – c’è anche chi ci difende, capisce il nostro spirito e ci scrive: è tutta “mmiria” (tutta invidia)».

 

Intanto il questore di Catania, Marcello Cardona, ha disposto la rimozione dei cartelloni perché il bambino è figlio di un uomo in passato più volte denunciato per associazione mafiosa e ritenuto vicino al clan Laudani. Sono state avviate indagini della polizia. Anche il senatore Mario Giarrusso è intervenuto, chiamando il sindaco di Catania ed il Prefetto: «È una manifestazione di forza, ho chiesto al questore che vengano controllati tutti gli invitati per verificare lo stato dei collegamenti di questa famiglia sul territorio catanese».

 

Nella serata di ieria è stato reso prima noto che la "festa" era stata annullata e che si sarebbe svolta dunque "solo" la normale funzione religiosa per il battesimo del piccolo. Poi una nuova retromarcia: festa confermata. In realtà il battesimo si sarebbe tenuto in una piccola chiesa di provincia e alla fine la cerimonia sarebbe stata meno sfarzosa di quanto prometteva. Forse anche a causa del clamore mediatico suscitao dalla notizia dei cartelloni.

 

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