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Il ministro Lorenzin:«L'Italia non è un paese per mamme»

Quote rosa, la risposta del ministro della Salute Beatrice Lorenzin

La risposta all'articolo di Carmelo Strano

Quote rosa, la risposta del ministro della Salute Beatrice Lorenzin

La ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, risponde con una lettera all’articolo di Carmelo Strano, pubblicato ieri su questo giornale nella rubrica culturale “De Gustibus”. Il professor Strano trattava, con ironia, il tema: «E se le donne-parlamentari d’un tratto fossero tutte incinte?».  

 

Egregio professore Strano, E se immaginassimo il Parlamento precluso alle donne/madri come lo immagina lei e, a cascata, le amministrazioni, le dirigenze delle aziende, i luoghi di lavoro? Non è neanche un esercizio così difficile, basta pensare all’Italia fino a poco tempo fa. Oggi leggendo la sua riflessione, sono ancora più fiera delle battaglie che ho condotto per promuovere le donne: la parità di accesso alle cariche elettive e agli organi esecutivi dei comuni, delle province e delle regioni, le cosiddette quote rosa, di essermi battuta in Parlamento per una legge contro lo stalking e una contro le violenze sessuali.  

 

Caro professore Strano, il suo articolo, più di quelli che purtroppo quotidianamente ci tocca dovere leggere per le donne assassinate dai propri compagni, discriminate sul lavoro, vittime di violenza di ogni tipo, mi dice purtroppo che occorre lavorare ancora per affermare la parità di genere, così come i dati sulla denatalità ci dicono che la maternità è sempre di più un valore sociale e collettivo da valorizzare per sconfiggere il drammatico decremento demografico del nostro Paese. E la sua lettera ci dice che è anche un problema culturale.  

 

Decine di migliaia di donne ancora oggi sui social network pubblicano una frase vecchia ma sempre attuale e divertente: «Una donna per guadagnare la metà di un uomo deve essere intelligente il doppio e lavorare il triplo. Per fortuna non è difficile». Queste donne fanno rete e danno vita a movimenti trasversali dove lamentano il fatto inoppugnabile che l’Italia non è ancora un Paese per donne e per mamme. Sono tantissime, raccontano storie di vita e rivendicano diritti oggi negati: di fronte a un’onda così imponente, se fossi un docente, una persona di cultura, perfino fossi un uomo come lei, qualche domanda me la farei prima di intervenire sul rapporto tra maternità e potere politico e decisionale.  

 

Mi sento infine di tranquillizzarla sull’attività del Governo e delle parlamentari, notoriamente le più presenti in Aula e in Commissione: riusciamo a essere mamme e politici, donne e amministratori, giriamo le nostre città e andiamo in missione all’estero, con i nostri pancioni e la nostra gioia di essere vita e parte fondante, con pari diritti e pari doveri, del Paese che vogliamo migliorare.  

 

Egregio professore Strano, nel suo articolo mi attribuisce una frase immaginaria, legata alla mia gravidanza. Le assicuro che non è stato necessario pronunciarla, perché per fortuna sono già tanti gli uomini che nutrono profondo rispetto e ammirazione per il nostro essere donne, mamme e lavoratrici. Spero di avere presto il piacere di conoscerla e potere magari approfondire la questione. Quando accadrà, le stringerò la mano con vigore femminile. E non mi stupirò quando affermerà di essere “Strano”.

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