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L’arbitrato è dubbio, contenzioso riaperto

L’arbitrato è dubbio, contenzioso riaperto tra l’Università di Catania e la Kore

La “lite” sul pagamento dei docenti etnei prestati a Enna

L’arbitrato è dubbio, contenzioso riaperto tra l’Università di Catania e la Kore

CATANIA. La vicenda risale al 2008, anno in cui comincia quella che può essere definita una diatriba tra le università di Catania ed Enna. Alla base del contenzioso ci sarebbero questioni economiche. In particolare, oggetto del contendere sarebbe il mancato versamento di alcune somme pattuite, attraverso un precedente accordo stipulato anni prima tra i due Enti. L’università di Catania avrebbe infatti “fornito” all’ateneo ennese la didattica attraverso i suoi docenti (circa l’80 per cento) per assicurare le lezioni ai corsi della Kore. La situazione sarebbe andata avanti senza problemi per un certo periodo, fino a quando l’accordo sarebbe stato in parte disatteso dall’università di Enna che, secondo quanto emerso, avrebbe sospeso i pagamenti dovuti, che pare ammontino a un paio di milioni di euro.

Una vicenda sulla quale c’è stato nel tempo – e continua a essere mantenuto – il massimo riserbo, ma che in questa fase avrebbe aperto uno squarcio utile a evidenziarla chiarendone alcuni aspetti. Così la decisione dell’università catanese di fare ricorso alla clausola compromissoria, così come evidentemente previsto da un punto del contratto stipulato tra le parti. Si tratta di una soluzione che permette, attraverso l’istituzione di un arbitrato, di utilizzare un metodo alternativo di risoluzione delle controversie (senza ricorrere a un procedimento giudiziario) per la soluzione di nodi civili e commerciali, svolto attraverso l’affidamento di un apposito incarico a uno o più soggetti terzi, rispetto alla controversia, detti arbitri.

 

Il collegio arbitrale è chiamato ad affrontare e dirimere la questione, stabilendo i termini della vicenda e l’entità della somma da versare a chiusura del contenzioso. Si forma così un collegio composto da tre arbitri, uno per parte nominato dalle due università più un terzo membro, presidente del collegio, designato a Catania dall’avvocatura dello Stato. La decisione finale adottata per la chiusura del lodo è stata l’imposizione a Enna di pagare la somma risarcitoria di centomila euro. Una scelta che, tuttavia, avrebbe lasciato insoddisfatta l’università etnea, tanto che successivamente venne presentato un esposto (anonimo?) alla Procura di Catania.

 

Nella denuncia sarebbe stato evidenziato, oltre al “maltrattamento” di giudizio subìto, anche il ruolo dell’arbitro terzo che, secondo l’estensore dell’esposto, avrebbe dovuto rinunciare all’incarico o astenersi dall’esprimere parere, perché sarebbe stato imparentato (avrebbe avuto una figlia?) con una docente alle dipendenze dell’ateneo ennese. La Procura decise quindi di avviare le indagini affidandole alla Digos di Catania e di Enna per chiarire ulteriormente i contorni della vicenda e verificare quanto denunciato.

 

Dalle risultanze delle indagini, il legame di sangue sarebbe stato accertato, ma la vicenda si sarebbe chiusa lì, sembra senza che ci fossero successivi accertamenti o fossero adottati ulteriori provvedimenti. Qualche mese fa e a distanza di alcuni anni, la richiesta pervenuta all’ufficio del Gip (giudice per le indagini preliminari) di emettere un’ordinanza di prescrizione per scadenza dei termini, chiudendo di fatto il processo. Un provvedimento però che sarebbe stato disatteso dall’ufficio del giudice preliminare che, in un’udienza svoltasi alcuni giorni fa, avrebbe ordinato di procedere a nuove e ulteriori indagini, chiedendo di iscrivere nel registro degli indagati l’avvocato, terzo arbitro e presidente del collegio arbitrale, ipotizzando il capo d’accusa e riaprendo di fatto la vicenda.

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